Sanità, Dardo: "No a N.O.T., Valdastico, bypass e termovalorizzatore. Risparmiamo e usiamo le risorse per creare poliambulatori e ampliare le strutture già esistenti"
"La sanità pubblica non deve ricorrere al settore privato. Bisogna rivedere i contratti e rimettere le persone al centro del servizio: basta con i turni massacranti. E perché non investire sulla medicina territoriale con un corso di laurea triennale e pensare al co housing per sgravare il carico sulle Rsa?"

TRENTO. "No alle grandi opere, tra l'altro alcune assolutamente nocive per la salute come il bypass e il termovalorizzatore, anzi inceneritore. Ma diciamo anche "no" al N.O.T. e alla Valdastico per convogliare tutte le risorse sulla sanità e rispondere così in maniera efficace e reale alle esigenze della popolazione trentina".
Elena Dardo sarà candidata presidente alle elezioni provinciale del 22 ottobre con la lista Alternativa: queste le sue risposte alle domande poste da Il Dolomiti in tema di sanità.
A livello territoriale verranno mantenuti gli attuali presidi sanitari o si proporrà un modello diverso basato su poliambulatori e singole specializzazioni?
"Diciamo assolutamente sì al mantenimento delle attuali strutture, che però andranno potenziate ed implementate con numerosi poliambulatori che dovranno nascere sul territorio con gestione affidata totalmente al servizio sanitario nazionale senza dover stringere convenzioni con il settore privato. I poliambulatori sono necessari soprattutto nelle valli della provincia, dove i servizi obiettivamente scarseggiano. Penso alla val di Non, alla val di Sole, alla Valsugana, ma anche ad Ala dove è impossibile effettuare una semplice ecografia, per la quale bisogna spostarsi a Rovereto. Così facendo si sgraverebbero gli ospedali da tantissimo lavoro e si andrebbe realmente incontro alle esigenze della popolazione, specialmente quella più anziana, che potrebbe svolgere visite ed esami di routine vicino a casa. Un medico di base dovrebbe essere sempre presente assieme al personale infermieristico con la "rotazione" settimanale degli specialisti per visite ed esami più approfonditi".
Il costo sanitario è in aumento e vi carenza di personale. Dove recuperare le risorse e quali sono le soluzioni proposte?
"Le risorse potrebbero essere reperite rinunciando ad investimenti che, per noi, sono assolutamente sbagliati. A cominciare dal N.O.T., una struttura che sarebbe costosissima e della quale se ne parla ormai da dieci anni ma senza che si sia mosso nulla. Ma penso anche alla Valdastico, al bypass e al termovalorizzatore: tutte i soldi risparmiati potrebbero essere investiti nel comparto sanitario, ristrutturando l'ospedale Santa Chiara e, a quel punto, individuando lo spazio adeguato anche per il polo universitario di medicina. Impensabile adesso ospitarlo all'interno dell'ospedale di Trento, ma creare una struttura connessa è possibile. Per quanto concerne la carenza di personale è chiaro che il contratto va rivisto e, come sottolineiamo da sempre, le persone vanno rimesse al centro di tutti i progetti, anche di quello riguardante il rilancio della sanità. Ecco, perché devono migliorare le condizioni economiche, ma anche quelle lavorative: basta con i turni massacranti e, sempre di più, bisogna creare dei percorsi di formazione e personalizzazione dell'orario di lavoro che permettano agli operatori sanitari di restare e non scappare".
Per ridurre le lista d'attesa si pensa di investire su strutture pubbliche o si dovranno implementare gli accordi con strutture private?
"La sanità dovrebbe essere gratuita per tutti e, in ogni caso, non dovrebbe affidarsi al settore privato. Ecco perché bisogna potenziare l'offerta con i poliambulatori, come ho già spiegato e un'altra soluzione per aggiungere professionisti al settore, e conseguentemente avere più forza lavoro e liste d'attesa più brevi, potrebbe essere quella di formare dei professionisti della medicina territoriale. Di questa disciplina se ne parla poco, ovviamente, ma adesso c'è qualcuno che la sta riconsiderando: perché non pensare ad un corso di laurea triennale per formare dei medici che possano svolgere gli esami di routine, i prelievi, la gestione di alcune cronicità e che, dunque, possano potenziare l'offerta pubblica e capillare sul territorio?".
Che ricetta ha per contrastare la carenza di personale nelle Rsa con la fuga di infermieri che rischia di mettere in crisi le case di riposo?
"Vale lo stesso discorso per il personale sanitario degli ospedali. L'aspetto economico è ovviamente di fondamentale importanza, ma i dipendenti delle Rsa sono veramente sfruttati ed è ovvio che ci sia una "fuga". Ecco, allora, che servirebbero migliori condizioni e soprattutto un percorso di formazione diverso per gli operatori che svolgono un lavoro di fondamentale importanza. E, all'interno di questo comparto, metto anche il personale Oss, la cui quotidianità è complicatissima per far coesistere vita personale e ambito lavorativo. Perché, in presenza di anziani non alle prese con patologie serie non si può pensare a situazioni co housing, ad esempio, con assistenza domiciliare studiata ad hoc? Così facendo potrebbero essere sgravate le Rsa e, dunque, la gestione degli orari diventerebbe decisamente più umana".












