"Guardia medica a Mori? Dopo 7 mesi, ancora nulla è stato fatto", l'appello del consigliere Moiola: "Necessario tornare a parlarne, agendo quanto prima"
Nel corso dei mesi, Moiola si è presentato più volte negli ambulatori di via Giovanni XXIII, confrontandosi con pazienti, operatori e medici "che si sono detti preoccupati per il poco interesse dimostrato dalle varie amministrazioni, locali e provinciale"

MORI. L’argomento era stato sollevato a più riprese lo scorso anno, tanto che il 2 giugno 2022 il consigliere comunale Cristiano Moiola insieme ai consiglieri provinciali Michele Dallapiccola e Paola Demagri, mossi dalle moltissime segnalazioni di cittadini, operatori e medici del settore, si erano presentati nella sede della guardia medica di Mori, servizio che presentava (e tutt’oggi presenta) innumerevoli difficoltà, al punto da rischiare di chiudere i battenti.
Dopo lunghi mesi, ancora nulla è cambiato. Moiola ha pertanto deciso di tornare a sollevare una cruciale questione: "La campagna elettorale leghista prometteva al tempo di contrastare la carenza dei medici – dichiara il consigliere comunale a Il Dolomiti - riorganizzando complessivamente il servizio di continuità assistenziale e pensando di sopprimere definitivamente la guardia medica a Mori", ricorda.
"Una problematica, quella della carenza di medici, che ha visto in effetti riorganizzare il servizio del paese, impoverendolo, con una soluzione di corto respiro e senza alcuna pianificazione sul lungo periodo, sopprimendolo dal lunedì al venerdì durante il periodo notturno e garantendo solo l'attività ambulatoriale durante i weekend".
Qualche settimana dopo "le modifiche apportate" Moiola aveva portato in Consiglio comunale una mozione elaborata ad hoc, con la quale si chiedeva che il servizio rimanesse regolarmente aperto: proposta accolta con voto favorevole dalla maggior parte dei consiglieri.
La guardia medica in paese attualmente risponde alla chiamata di ben tre comuni, Mori, Brentonico e Ronzo Chienis, alle due Apsp presenti in tali territori e all’hospice, con un bacino superiore alle 15mila persone. Un cospicuo numero di utenti, tanto che secondo il consigliere Moiola risulti tutt’oggi più che mai necessario "continuare a discutere pubblicamente e in maniera trasparente e capire quale sarà il prossimo futuro di questo servizio", commenta.
"Sebbene sembrerebbe che non sia più a rischio chiusura, è anche vero che dall’ultima discussione in Consiglio comunale nessuno ne ha più parlato, forse volutamente – fa notare -. Un piano di riorganizzazione e potenziamento della guardia medica di Mori non è mai stato pensato e tutto è rimasto fermo alla scorsa estate", rimarca.
A riprova di quanto sospettato, lo stesso Moiola si è presentato nel corso degli scorsi mesi negli ambulatori di via Giovanni XXIII, confrontandosi con i pazienti, gli operatori e i medici presenti "che sono preoccupati per il poco interesse dimostrato dalle varie amministrazioni, locali e provinciale: sono infatti decenni che quegli ambienti avrebbero bisogno di una riqualificazione importante dal punto di vista strutturale".
La struttura dove è collocata la guardia medica di Mori, "un condominio Itea in periferia, è ormai datata e dovrebbe essere completamente ripensata – aggiunge il consigliere comunale -. Non vi è mai stato alcun investimento importante al suo interno da parte delle amministrazioni pubbliche, un segnale in negativo che dimostra il poco interesse sulla questione: atteggiamento che ricade inevitabilmente sui lavoratori, che non si sentono valorizzati e vengono messi in difficoltà, così come su quei cittadini che si recano al suo interno".
"Voglio lanciare un appello alle tre municipalità e ai tre sindaci affinchè colgano tutti insieme l’occasione di ritornare a parlare del servizio di continuità assistenziale e di pensare a come migliorarlo e potenziarlo, in un periodo in cui l’Amministrazione provinciale da tempo sembra averlo dimenticato – conclude -. Insieme ai consiglieri provinciali Demagri e Dallapiccola abbiamo elaborato una proposta importante che si basa sul garantire tale servizio all’interno di una struttura diversa, quella sanitaria dell’Apsp Cesare Benedetti. Ciò garantirebbe ai medici e agli operatori di lavorare in maggiore sicurezza e comodità e allo stesso tempo si offrirebbe ai cittadini un servizio di maggiore qualità".




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