Guerra dell'acqua e siccità, un doppio 'No' del Trentino al Veneto: ''Niente autorizzazioni per la diga mentre aumentare il deflusso del fiume è prematuro''
Attualmente bloccato l'aumento del deflusso nel fiume Adige: "Richiesta prematura, dobbiamo valutare volta per volta tenendo presente che ci saranno i picchi estivi". Improvvisa accelerazione in Veneto per la diga del Vanoi: "Resta la nostra contrarietà, abbiamo detto 'No' già nel 2019 per ragioni tecniche e politiche"

TRENTO. Il "No" ai deflussi nel fiume per "aiutare" il Veneto e una diga che per il Trentino non s'ha da fare. "Non siamo ancora ai livelli ottimali, non siamo messi bene ma le ultime perturbazioni hanno leggermente migliorato la situazione", spiega Mario Tonina, vice presidente della Provincia. "La decisione è stata tecnica, però la richiesta di aumentare la portata del fiume Adige è prematura. Ci incontriamo ogni 15 giorni e il monitoraggio è costante per operare le scelte più opportune".
Ci sarebbe un po' di nervosismo sull'asse Trento-Verona. Il Trentino ha "cassato" la richiesta di far defluire più acqua nell'Adige. Il livello ottimale sarebbe tra i 140 e i 180 metri cubi/secondo mentre oggi si viaggia intorno ai 120 metri cubi di acqua al secondo: un dato, misurato all'altezza della centralina al ponte di S. Lorenzo, che rientra nella media, seppur bassa, ma che lascia relativamente tranquilli nel soddisfare le varie esigenze. Per questo gli uffici tecnici intanto hanno chiuso alla possibilità di aumentare i deflussi dalle centrali.
"E' stata analizzata la disponibilità di acqua sulla base delle diverse esigenze - spiegano a Il Dolomiti gli uffici tecnici dell'Agenzia provinciale per le risorse idriche e l'energia - non ci sono alert particolari, in particolare sul fronte idro-potabile. In generale c'è una criticità media per le acque superficiali e abbiamo preferito seguire la linea della cautela. Le piogge registrare nel mese di aprile consentono di tirare il fiato ma non di abbassare la guardia, soprattutto se si guarda sul lungo periodo".
La perdurante siccità continua a preoccupare. La seconda parte del 2022 è stata difficile e l'inverno è stato secco. Anche l'inizio di quest'anno non è stato caratterizzato dalle precipitazioni. A febbraio alla diga di Santa Giustina mancavano 30 milioni di metri cubi d'acqua. E livelli più bassi sono stati registrati in tutti i bacini.
"I bacini devono rispettare livelli minimi e attualmente non c'è l'esigenza di aumentare i deflussi", aggiunge Aprie. "Riteniamo importante valutare il lungo periodo perché non possiamo permetterci di rilasciare acqua senza la garanzia di riempimento in vista dei mesi estivi con il forte aumento di richiesta idrica. E non possiamo correre il rischio di immettere l'acqua e poi magari non avere risorse sufficienti per le esigenze del Trentino".
Agricoltura e turismo, residenti e produzione di energia. La materia è complessa e in questo contesto di carenza idrica la ricerca di un equilibrio è costante. "I bacini idroelettrici registrano un -30% di disponibilità idrica", proseguono gli uffici di Aprie. Abbiamo raggiunto un'intesa con i concessionari per evitare i picchi e operare una gestione, per quanto possibile e sulla base delle richieste e delle normative nazionali, il più equilibrata possibile".
Poi la Provincia assicura la massima collaborazione "come l'anno scorso, quando abbiamo aumentato la portata del fiume Adige. Il dialogo è costante con Veneto e Lombardia, come per la gestione del lago di Garda (Qui articolo). L'attenzione è massima e si segue l'evolversi della situazione in tempo reale".
Un altro nodo è l'ipotesi di costruire una diga nel Vanoi, un'opera che rientra tra le 6 infrastrutture considerate dal Veneto urgenti per far fronte all'emergenza. Un'idea un po' datata e che è ritornata prepotentemente con l'imprimatur anche del governatore Luca Zaia (Qui articolo). Ma il Trentino non è d'accordo.
"E' stata proposta e bocciata in passato. Anche all'inizio dell'attuale legislatura è stata ipotizzata questa opera e anche allora ci siamo espressi per il "No": le ragioni sono tecniche e politiche", aggiunge Tonina. "Il piano è legittimo e importante perché la costruzione di invasi e bacini in grado di trattenere l'acqua è strategico. Se il Trentino è messo leggermente meglio rispetto ai territori vicini è stata per la capacità di investire in questa direzione e di innovare forte del lavoro di Fbk e Fondazione Mach".
Il "Niet" è speso già nel 2019 dal governatore Maurizio Fugatti, dall'assessora Giulia Zanotelli e dal vice presidente. Ora, però, il Veneto sembra proporre un'accelerazione nella realizzazione della diga con un volume utile da 33 milioni di metri cubi e un volume medio annuo di 119 milioni di metri cubi sul torrente Vanoi tra Canal San Bovo e Lamon. "Non sono arrivate comunicazioni ma restiamo contrari per motivazioni tecniche e politiche. Il Trentino deve rilasciare le autorizzazioni e non è così scontato che arrivi un semaforo verde", conclude Tonina.














