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Trento
02 novembre | 05:01

Polemica sulle 7 ore per aprire la galleria Adige-Garda con il fiume in calo: "Alcuni Comuni hanno ritardato la decisione". Ritorna il maltempo, allerta arancione

Polemiche sui ritardi dell'uso della galleria Adige-Garda, il vice presidente uscente Mario Tonina: "Il Trentino, come il Veneto e la Lombardia, hanno dato subito l'ok ma sono stati i Comuni sull'asta dell'Adige, in particolare quelli della riviera, a tergiversare per attendere la massima piena. Si sarebbero potuti evitare danni". Per oggi diramata l'allerta arancione: "L'invito è quello della massima prudenza"

TRENTO. Più o meno 7 ore per l'apertura della galleria Adige-Garda. Un lasso di tempo che fa discutere. Eppure il semaforo verde dal Trentino per procedere era già arrivato in tarda mattinata. Perché aspettare così tanto e far entrare in funzione l'infrastruttura quando la portata del fiume ha iniziato a calare? "Non decidiamo da soli - dice Mario Tonina, vice presidente uscente della Provincia di Trento - l'ultimo ok è arrivato nel pomeriggio perché i Comuni rivieraschi hanno atteso il passaggio della massima piena per un'ultima valutazione, poi c'è stato il via libera a procedere".

 

Diversi i torrenti che sono esondati sul territorio provinciale mentre i corsi d'acqua principali sono diventati degli osservati speciali con l'attivazione della Sala operativa per il servizio di piena per il controllo dei fiumi. La mattina di martedì 31 ottobre è arrivata la richiesta di aprire la galleria per alleggerire la portata dell'Adige e per evitare ulteriori problemi al veronese. L'entrata in funzione dell'opera è da sempre un'operazione molto delicata per gli impatti sul lago, ma che viene decisa per salvaguardare la sicurezza delle persone. L'ultima volta, nel 2018 durante la tempesta Vaia, era stata fondamentale per salvare Verona e la Valpolicella.

 

 

L'utilizzo della galleria è una extrema ratio e le procedure sono stabilite dalla convezione del 1 luglio 2002. La competenza sullo scolmatore, gestione e manovre di apertura/chiusura, è della Provincia ma a decidere, però, sono quattro enti. Una soglia è il raggiungimento 5 metri dell'altezza idrometrica del fiume Adige al ponte di San Lorenzo.

 

"Si era scelto in via precauzionale di aprire la galleria - aggiunge Tonina - una valutazione condivisa per mettere al primo posto la sicurezza dei territori colpiti da questa ondata del maltempo. Ma per procedere servono i pareri di Lombardia, Veneto e Aipo-Autorità interregionale per il fiume Po". Quest'ultimo ente ha competenza anche sul lago. Ok che devono arrivare entro 60 minuti dalla richiesta e qualcosa si è inceppato. Dal via libera trentino all'apertura sono, infatti, trascorse diverse ore e all'azionamento dell'opera, intorno alle 17.30, il livello era a +4,70 metri e da quel momento in lenta discesa. Da qui le richieste di spiegazioni e chiarimenti avanzate dal Comune di Verona e dalla Comunità del Garda.

"Il Trentino, come il Veneto e la Lombardia - evidenzia il vice presidente uscente della Provincia - hanno dato l'ok alle 11 ma sono stati i Comuni sull'asta dell'Adige, in particolare quelli della riviera, a tergiversare per attendere la massima piena perché non c'era la certezza del raggiungimento dei limiti per il via libera all'uso della galleria. Anche il Comune di Nago Torbole, il più danneggiato dall'azionamento dell'opera, aveva dato per primo il parere positivo per la sicurezza della popolazioni". E così si è aspettato fino al tardo pomeriggio. "Se la decisione fosse arrivata prima si sarebbero potuti limitare i danni e, per esempio, i ponteggi dell’impalcatura del ponte Nuovo non sarebbero stati danneggiati dal materiale trascinato dalla corrente". 

 

Tra esondazioni, smottamenti e allagamenti, strade interrotte e treni bloccati si valutano i danni in Trentino, un'ondata di maltempo che ha impegnato oltre 2 mila vigili del fuoco e operatori provinciali per fronteggiare un migliaio di richieste di intervento. "Il territorio - prosegue il vice presidente uscente della Provincia - è riuscito a gestire un evento molto intenso e concentrato. Ci siamo distinti per prevenzione e siamo riusciti, per quanto possibile, a contenere le ripercussioni negative. I tecnici sono anche intervenuti attraverso le operazioni di contenimento della portata sulla diga di ponte Pià e in val di Fiemme per bilanciare l’afflusso idrico".

Nelle scorse ore sono statu colpiti in particolare una trentina di Comuni, soprattutto nell'Alto Garda, val di Ledro, Vallagarina e val del Chiese. "Nella zona di Storo - evidenzia Tonina - la situazione appare grave con l'opera di presa della centrale Cedis spazzata via. Non ci sono solo i danneggiamenti materiali ma anche quelli legati alla mancata o minore produzione di energia. I lavori di ripristino si annunciano lunghi e impegnativi. Solo qui una prima stima parla di un investimento di 2 milioni". 

 

Dopo la tregua di queste ultime ore, oggi è atteso un peggioramento meteo, il Dipartimento della Protezione civile ha diramato un'allerta arancione che conferma l’arrivo di una nuova perturbazione atlantica che interesserà le Alpi tra giovedì 2 e venerdì 3 novembre determinando precipitazioni diffuse e abbondanti soprattutto domani, tra il pomeriggio e la sera quando in quota soffieranno forti venti meridionali. Non sono esclusi locali temporali.

La quota neve è prevista inizialmente a circa 1.800 - 2.000 metri ma in temporaneo innalzamento in serata fino a oltre 2.200 metri, specie sui settori meridionali e orientali. Poi però, nella notte tra giovedì e venerdì, e per buona parte di quest’ultima giornata la quota neve si abbasserà gradualmente fino a 1.300 - 1.500 metri circa o localmente sotto. 

 

"L'abbassamento della quota neve potrebbe agevolare la gestione della perturbazione. Ma serve l'aiuto dei cittadini e l'invito è quello di essere molto attenti e prudenti. Con queste precipitazioni saranno nuovamente probabili smottamenti, allagamenti, esondazioni, frane e colate rapide", conclude Tonina. L'invito alla popolazione è quello di porre massima attenzione alle condizioni dei luoghi da percorrere, anche con automezzi e veicoli, evitare d'immettersi in aree che presentano condizioni anomale o di pericolo, evitare di avvicinarsi ai corsi d'acqua, alle piste ciclabili prossime ai corsi d'acqua, a zone depresse (conche e sottopassi), alle rampe e ai versanti che possono subire smottamenti e verificare la situazione della propria abitazione in merito al rischio idraulico e idrogeologico, evitando di sostare nei piani interrati e piani terra.

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