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| 20 feb 2023 | 19:29

Il Centro Studi dell'Autonomia di Fugatti che piace al Patt non convince tutti, Campobase: ''Già esistono tanti enti che si occupano del tema. Perché non allargare l'orizzonte?''

L'idea ha radici lontane e a suo tempo l'amministrazione Rossi, per non gravare troppo sulle casse pubbliche, aveva preferito investire sulla giornata dell'Autonomia. Oggi con la Lega del ''Prima gli italiani'' alla ricerca di un'anima autonomista viene riproposto il tema. Campobase: ''Abbiamo l’Università con il Lia/Asa; la Fondazione Bruno Kessler; il Museo Storico del Trentino; la Fondazione Trentina Alcide Degasperi, solo per citare le principali. Perché non uscire dall'ambiente 'domestico' e non ragionare su scala europea?''

Il Centro Studi dell'Autonomia di Fugatti che piace al Patt non convince tutti
di Redazione

TRENTO. Un altro Centro studi dell'Autonomia è davvero prioritario? La mossa elettorale per dare un'anima autonomista alla Lega Salvini del ''Prima gli Italiani'' in Trentino sapendo che la partita a destra con i colleghi di Fratelli d'Italia è persa da mesi, ha ricevuto il plauso del Patt del due Panizza-Marchiori. E non poteva essere altrimenti, all'indomani della virata delle Stelle Alpini tra la braccia dei sovranisti. E pensare che l'idea di una struttura del genere risale ai tempi di Ugo Rossi presidente ma per ragioni di ''economia'' (non si voleva far pesare sulle casse provinciali l'ennesima struttura e non erano ancora gli anni del Covid e post Covid e della guerra in Ucraina con la serie di crisi annesse e connesse che hanno messo in ginocchio finanze pubbliche e risorse dei cittadini) si era preferito seguire il ddl Baratter (sempre ex autonomista) per istituire la Giornata dell'Autonomia.

 

Ora, evidentemente, non ci sono più problemi di budget e nemmeno idee migliori su cui investire ed evidentemente le strutture già esistenti che si occupano (e molto bene) di Autonomia non sono ritenute più all'altezza della sfida di ragionare sulla nuova autonomia differenziata con uno sguardo, per il Trentino, più orientato a Sud e quindi al Veneto (e alla macroregione) che a nord, verso l'Alto Adige e il Tirolo. I dubbi, al riguardo, sono già stati sollevati dai sindacati trentini preoccupati per questa visione macroregionalistica.

 

Oggi interviene anche Campobase che sulla decisione di investire in un Centro Studi per l'Autonomia spiega: ''Solo che a Trento esistono già da tempo diverse e qualificate strutture scientifiche di grande qualità a ciò preposte. Abbiamo l’Università con il Lia/Asa; la Fondazione Bruno Kessler; il Museo Storico del Trentino; la Fondazione Trentina Alcide Degasperi, solo per citare le principali. Che senso ha, quindi, attivarne un’altra? E, per di più, in chiave palesemente “domestica”? Se proprio, sul finire di una Legislatura che non ha certo brillato per coscienza autonomistica, si vuole dare un benvenuto segnale di cifra diversa, perché non alzare un po’ lo sguardo? Perché non valorizzare ciò che già abbiamo per attivare a Trento il robusto riferimento di una rete di Centri Studi Autonomistici di livello europeo?''.

 

E allora ecco la proposta, certamente di ampio respiro, di Campobase: ''Il tema, pur nella peculiarità dei diversi sistemi, è attuale in Germania, in Austria, in Svizzera, nel Paese Basco e in Catalogna, nel Regno Unito, tanto per citare alcuni esempi. Ed è presente in molte delle discussioni aperte in sede comunitaria. Per non parlare delle molte situazioni nell’Est europeo e delle aree balcaniche. Se la pratica concreta e la cultura dell’Autonomia devono recuperare un quid in più di peculiarità identitaria trentina, la questione dello studio dei principi di autogoverno delle comunità in rapporto alla dimensione degli Stati Nazionali e dell'Unione Europea può e deve invece collocarsi ormai in una prospettiva globale. Trento potrebbe essere, anche in questo campo, una realtà laboratorio di interesse non solo domestico''.

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