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Reunion autonomista? ''No grazie, la destra ha fatto poco, tante questioni irrisolte''. E Primavera Autonomia sul centrosinistra: "Ci vorrebbe una Federazione''

Il gruppo di Primavera dell'Autonomia si chiama fuori rispetto all'unità con Patt e Autonomisti popolari. Fausto Valentini: "La destra? Politica vecchia. C'è da costruire un'alternativa a questo governo ma il centrosinistra è in crisi di identità e non ha costruito nulla in questi 5 anni di opposizione"

Di Luca Andreazza - 16 marzo 2023 - 21:37

TRENTO. "C'è smarrimento e confusione tra gli autonomisti, gli ultimi risultati e le recenti decisioni hanno lasciato strascichi". Queste le parole di Fausto Valentini del gruppo Primavera dell'Autonomia. "Il Patt ha trovato questo accordo programmatico, e probabilmente di poltrone, con il presidente Fugatti ma restano di difficile collocazione all'interno della coalizione di centrodestra. Un patto nel quale le Stelle Alpine hanno poco da chiedere e, forse, ancora meno da ottenere per un'intesa un po' al ribasso". 

 

La svolta a destra delle Stelle Alpine potrebbe aprire, però, a una possibile reunion delle varie anime autonomiste. Un'evoluzione che poggerebbe sull'asse Patt-Autonomisti popolari. Ma Primavera dell'Autonomia sembra chiamarsi già fuori.

 

"L'unità di costruisce in un altro modo", dice Valentini. "Ci si dovrebbe confrontare prima e poi prendere una decisione, non basta un dialogo tra due forze politiche e poi alcune telefonate in giro. Questo non è un metodo democratico. E poi questo governo di centrodestra ha fatto poco per il Trentino e ha lasciati irrisolti tanti problemi dei territori: penso alla Valdastico, al Not di Trento, all'ospedale di Cavalese. Una sanità precaria, si è puntato a privatizzare piuttosto che a rafforzare i servizi nelle valli. C'è stata una logica dei sindaci amici e con il cappello in mano, una politica insomma di tanti anni fa".

 

E Primavera dell'Autonomia si affiderebbe al centrosinistra per un cambiamento "ma ho poca fiducia - aggiunge Valentini - la coalizione ha costruito poco in questi 5 anni di opposizione e non ha imparato nulla. E' più una politica del 'si salvi chi può' nella quale ognuno sembra più interessato a conservare il proprio status quo: il limite dei mandati deve essere rispettato e serve un generale rinnovamento, difficile da perseguire ma vitale". 

 

Un centrosinistra ancora a caccia di un candidato presidente, Francesco Valduga (sindaco di Rovereto) e Paola Demagri (Casa Autonomia) i nomi sul tavolo. Ma la decisione appare ancora lontana. "Si devono valutare bene le opportunità di portare i sindaci delle città e non mi sembra una soluzione corretta - continua Valentini - perché si rischia poi di perdere i municipi. I grandi centri urbani possono essere un baluardo per la coalizione in termini elettorali ma l'orientamento delle valli mi sembra un altro, anche se non ci sono state grandi risposte dalla destra, penso alle Rsa con pochi professionisti a dover seguire persone fragili e con bisogni". 

 

La coalizione a guida Partito Democratico sembra faticare a uscire dall'impasse. "Il centrosinistra dovrebbe costruire una vera Federazione per dare risposte ai territori sulla salvaguardia dell'ambiente, sugli investimenti in sanità e istruzione, nei trasporti e nella digitalizzazione. Si devono ridurre le disuguaglianze, puntare sull'innovazione e sulla competitività. Ci sono da gestire i flussi turistici, oggi squilibrati ma, in generale, c'è un grande patrimonio economico, ecologico e sociale da valorizzare".

 

C'è da recuperare tempo e terreno. "Il territorio ha bisogno di essere rigenerato e di cambiare passo perché è molto rallentato rispetto a Bolzano ma anche in confronto a Lombardia e Veneto. Ma questo centrosinistra in crisi di identità e incapace di trovare risposte convincenti a un Trentino rimasto inascoltato per 5 anni lascia poche speranze", conclude Valentini.

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