Il flop dei punti nascita periferici, i sindacati: ''A Cles e Cavalese nati in un anno poco più di 300 bambini. Preoccupante il ridimensionamento di pediatri disponibili''
Per tenere aperta una struttura servirebbero 1.000 parti all'anno e la deroga viene concessa con 500 in determinate situazioni. Il caso di Cavalese e Cles è particolarmente preoccupante. Fortemente voluti dalla giunta Fugatti viaggiano su numeri bassissimi. L'Apss spiega che sono state fatte innumerevoli procedure selettive di personale negli ultimi 5 anni ma il problema è strutturale. Cgil, Cisl e Uil: ''Dieci anni fa a Trento c'erano il 57,9% di tutte le nascite, oggi la percentuale è salita al 92,3%''

TRENTO. “La Giunta Fugatti ha preteso di tenere aperti ad ogni costo i punti nascita periferici. Ha fatto ben poco, però per evitare il loro depotenziamento di fatto, causato dalla carenza di professionisti. Oggi infatti solo il 7,7% dei bambini nasce negli ospedali periferici. Il drastico ridimensionamento di pediatri disponibili per i punti nascita di Cles e Cavalese è estremamente preoccupante e impone scelte che mettano al primo posto la tutela dei neonati e delle gestanti, non i calcoli elettorali”. Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, commentano quel che sta succedendo nei punti nascita del trentino. Nel 2021 i bambini nati nelle due strutture sono stati solo 305 in totale (quando per tenere aperto un punto nascita già in deroga servirebbero almeno 500 parti): pochissimi anche se va specificato che fino al 30 aprile le strutture sono rimaste chiuse per il Covid. E nel 2022 a Cles ci sono stati 242 parti, mentre a Cavalese nasce un bimbo ogni tre giorni. I parti sono stati 132. (per un totale di 374 parti).
Ma i problemi sono strutturali. Non solo sempre meno genitori si affidano alle strutture periferiche ma in queste si registra un'ormai storica carenza di medici e personale. Una carenza difficile da colmare per la scarsa attrattività di certe strutture. L'Apss al riguardo è intervenuta precisando che ''negli ultimi cinque anni Apss ha bandito 29 procedure selettive (7 concorsi pubblici per assunzioni di ruolo, 5 selezioni pubbliche per assunzioni a tempo determinato, 6 procedure di mobilità da altri enti, 11 selezioni per incarichi libero professionali) e che i punti nascita di Cles e Cavalese hanno sospeso l’attività solamente per limitati periodi e ragioni organizzative dovute all’emergenza pandemica''. Un modo per spiegare che i tentativi ci sono stati di colmare il gap di personale ma che le cose non sono cambiate lo stesso.
''La carenza di pediatri dipendenti nei punti nascita territoriali - prosegue l'Azienda sanitaria - non è cosa nuova e in questi anni Apss ha messo in atto numerose iniziative per compensare le carenze e per garantire la piena operatività in sicurezza dei punti nascita. Sono state effettuate numerose procedure selettive per reclutare personale dipendente o con contratto libero professionale per coprire il fabbisogno dei punti nascita senza mai ricorrere ad appalti del servizio. Per i due ospedali l’organico di medici pediatri previsto è di 12 unità complessive e, stante la difficoltà nella sostituzione del personale cessato, negli ultimi anni si è comunque provveduto al conferimento di incarichi libero professionali a specialisti pediatri che hanno compensato le carenze garantendo la copertura della turnistica''.
In quest’ultimo periodo, poi, prosegue l'Azienda sanitaria, in previsione di cessazioni recentemente comunicate, Apss si sarebbe attivata per bandire nuove procedure per assumere medici pediatri dipendenti. ''È infatti di questi giorni - conclude Apss - la pubblicazione di un bando di assunzione e uno di mobilità tra enti per il reclutamento di pediatri per gli ospedali di Cles e di Cavalese oltre a un avviso per incarichi libero professionali con valutazione delle candidature prevista per fine maggio in modo da poter provvedere in tempo utile alle sostituzioni''.
''Prendiamo atto degli incentivi messi in atto per attrarre professionisti - commentano i sindacati - ma vorremmo allo stesso tempo che Giunta e vertici di Apss facessero altrettanto ammettendo che quelle strategie hanno fallito. Lo dicono i numeri: se nel 2012 le nascite al santa Chiara e al Santa Maria del Carmine rappresentavano il 57,9% di tutte le nascite, oggi la percentuale è salita al 92,3%. A Cles e a Cavalese nel 2021 sono nati solo 305 bambini, quando dieci anni fa erano ben 748, più del doppio degli attuali. Allo stesso tempo oggi ben il 45,7% delle gestanti è stata seguita dal personale del Percorso Nascita, a testimonianza di quanto sia importante questo servizio che copre tutto il territorio trentino. Bisogna quindi potenziare questo strumento per dare risposte puntuali alle mamme che vivono nelle valli potenziando questo tipo di assistenza di qualità prima e dopo il parto alle madri e ai bambini su tutto il territorio provinciale”.
Cgil Cisl Uil insistono anche su un rafforzamento degli investimenti sulla sanità pubblica, chiedendo un piano straordinario per il personale. “La carenza dei pediatri nei punti nascita non è l’unico problema. Servono risorse per migliorare le condizioni economiche e organizzative del personale sanitario”.


















