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| 29 ott 2023 | 20:40

''Per il nuovo polo universitario ospedaliero dobbiamo accelerare i tempi", Ioppi sulla Sanità in Trentino: "Il futuro assessore? Deve svestire i colori di partito"

Il numero uno dei medici trentini sul futuro assessore provinciale alla Sanità: "Abbiamo bisogno di una guida che abbia un progetto a lungo termine. Non è semplice riformare ma occorre farlo e per farlo sarà fondamentale l'alleanza con i medici e i professionisti". E sul nuovo ospedale spiega: "Riuscirà ad aiutare la facoltà di Medicina e l'intera Università"

Per il nuovo polo universitario ospedaliero dobbiamo accelerare i tempi

TRENTO. “Il nuovo ospedale universitario vicino alla cittadella della medicina, è il vero valore aggiunto anche nell'ottica dell'attrattività sanitaria”. Il 23 ottobre il neo eletto governatore Maurizio Fugatti ha usato queste parole per rispondere  a chi gli chiedeva quale sarebbe stato uno dei progetti principali di questa seconda legislatura. 

 

La Sanità rappresenta certamente un settore delicato fra i più importanti per il territorio. Un ruolo che è destinato a diventare centrale con il passare degli anni, l'invecchiamento della popolazione e l'aumento dei bisogni dei cittadini.
 
Ecco perché è di fondamentale importanza che il sistema sanitario sappia evolversi e per farlo “serve qualcuno che sappia indirizzarlo e che abbia un progetto a lungo termine” spiega a ilDolomiti il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi. Ma non solo. “I professionisti devono poter contare in strutture che consentano di lavorare bene, fare ricerca ad alti livelli” spiega il numero uno dei medici trentini.

 

Presidente Ioppi, Fugatti appena rieletto ha affermato che la prima priorità in agenda è il nuovo ospedale. Crede sia arrivato il momento di dare una accelerazione a questo progetto rimasto fino ad oggi solo sulla carta?
Assolutamente sì. E' la priorità principale, se vogliamo avere una sanità all'altezza anche delle aspettative. Un nuovo Polo ospedaliero universitario può davvero aiutare questa facoltà di Medicina a crescere ma soprattutto può riuscire a mettere nelle condizioni i medici, gli infermieri e tutti gli altri professionisti di lavorare bene. 
Dobbiamo fare in modo che la sanità ospedaliera e quella universitaria viaggino assieme. Lo stile del nostro ateneo è esempio per tante altre università italiane. Siamo ai primi posti delle classifiche. Noi abbiamo la possibilità, proprio per la nostra autonomia e la nostra specificità, di portare avanti un progetto di valore, originale e diverso.  Dobbiamo però crederci e mi sento di condividere pienamente il grido di allarme del rettore Deflorian: dobbiamo difendere la nostra specificità impegnandoci a mettere a disposizione le risorse necessarie. Solo in questo modo possiamo davvero riuscire a creare un polo ospedaliero universitario non chiuso ma che sappia aprirsi con il mondo e che possa anche fungere da cerniera fra la cultura tedesca e quella italiana.

 

Sarebbe un cambiamento molto importante per la Sanità del Trentino e anche per i professionisti che oggi ci lavorano.  
Riusciremmo ad avere un'assistenza sanitaria di maggiore qualità. Adesso, dobbiamo dirlo, abbiamo una sanità che solo grazie ai professionisti che ci lavorano è ancora a livelli di eccellenza. Però si stanno facendo sforzi e sacrifici enormi.  Non possiamo andare a pensare che continuino ad esserci delle situazioni di lavoro gravose che vanno a sovraccaricare le giornate dei professionisti costretti a supplire alle mancanze strutturali e organizzative. 
Avendo una struttura nuova all'altezza delle esigenze della sanità la situazione migliorerebbe. Troverebbero risposta le esigenze nuove come la ricerca e si riuscirebbe a far lavorare in maniera migliore i professionisti portandoli a (re)innamorarsi della propria professione. 

 

Lei crede che il polo ospedaliero universitario possa portare anche dei benefici all'Università di Trento? 
Ovviamente sì, lo abbiamo sempre sostenuto. Un professore universitario che viene a partecipare ad un concorso per la facoltà di Trento se sa che ad attenderlo c'è anche un ospedale all'altezza delle proprie aspettative, con spazi adeguati per assistenza, insegnamento e ricerca viene più volentieri.  Ben diverso è trovare un ospedale con criticità strutturali, problemi logistici e di comfort per pazienti e medici.

 

Al momento, però, abbiamo solamente progetti bloccati e ricorsi. La speranza è che sia la volta buona e che riesca a raggiungere l'obiettivo che la comunità attende da tempo. 
Il primo passo mi pare  sia stato fatto bene. Ed è quello comunque di andare avanti senza temere i ricorsi. E' nella dinamica delle cose che ci siano. L'ente pubblico ha resistito ed è andata bene. Il responsabile politico deve sapere che questa è la priorità. Il fatto stesso di aver messo il commissario, come noi avevamo chiesto, aiuta ad accelerare i tempi. L’ordine aveva proposto di fare una road map ed è stato ascoltato, con delle scadenze precise che devono essere rispettate se vogliamo arrivare alla soluzione. 

 

Serve anche pensare alle risorse economiche per far funzionare poi il progetto che si vuole mettere in campo non crede? 
Certo, ma sarebbe triste non trovare le risorse per lo sviluppo della comunità e la salute delle persone e andassimo ancora, magari,  a riservarne per iniziative che forse  non si giustificano e non hanno senso. Bisogna dare significato a scelte di futuro e bisogna credere che determinate priorità siano ai primi posti dell'agenda politica.  E tra queste ci deve essere anche la priorità di dare identità e specificità alla sanità e alla ricerca trentina. 

 

E' uscita in questi giorni l'ipotesi di un assessore tecnico per la Sanità. Lei cosa ne pensa? 
Sicuramente l'assessore alla Sanità, nel caso fosse un politico, deve svestirsi di quelli che sono i colori di un partito e deve sapere che la sanità non ha colore e avere come obiettivo quello di salvare il servizio sanitario.  Se invece verrà scelto un tecnico esterno, allora è importante che conosca il territorio, la storia della nostra comunità per poter fare scelte adeguate.
Abbiamo bisogno di una guida  che abbia un progetto a lungo termine. Non è semplice riformare ma occorre farlo e per farlo sarà fondamentale l'alleanza con i medici e i professionisti, cosa che fino ad ora non è stata fatta. Serve il loro coinvolgimento, serve capacità di avere una gestione del personale totalmente nuova che abbia l'obiettivo di capire il malessere che serpeggia e fare in modo che ci sia il suo superamento. E’ fondamentale far partecipare alle scelte anche la popolazione perché si coltivi la consapevolezza che il servizio sanitario è un patrimonio di tutti che dobbiamo salvare ricorrendo ad esso sempre su consiglio del medico curante quando esista un effettivo bisogno. 

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