''Per ogni 100 giovani ci sono 167 anziani, il quadro dell'invecchiamento della popolazione sempre più chiaro'', Casa Autonomia fa il punto sulla terza età
Casa Autonomia, con il supporto organizzativo di Campobase, è tornato a parlare di terza età. Presenti all'incontro moltissimi professionisti del settore sanitario e anziani, oltre a vari amministratori del territorio. Un appuntamento che si è chiuso con una donazione a “Valdisole solidale Odv”, associazione attiva in Kenya

MALE'. "Lo scenario demografico in Italia non è dei più rosei", queste le parole di Michele Dallapiccola (Casa Autonomia.eu). "Dal 1979 il numero di nati scende sotto quello del 1918 e oggi siamo precipitati sotto la soglia psicologica dei 400 mila nati, raggiungendo un nuovo minimo storico. La nostra inclinazione a procreare è minore di quella rilevata durante la Grande Guerra e di conseguenza la popolazione invecchia sempre di più, motivo per cui bisogna chiedersi come gestire questo fenomeno".
Il movimento di Demagri e Dallapiccola, con il supporto organizzativo di Campobase, è tornato a parlare di terza età, questa volta nella serata di giovedì 23 febbraio in val di Sole. Presenti all'incontro moltissimi professionisti del settore sanitario e anziani, oltre a vari amministratori del territorio. Un appuntamento che si è chiuso con una donazione a “Valdisole solidale Odv”, associazione attiva in Kenya.

“In Italia - aggiunge Paola Demagri - si calcola che per ogni 100 giovani ci siano 167 anziani. Se a questo si aggiunge il fatto che la nostra popolazione sia composta al 23% da ultra 65enni e solo al 13% da minorenni, il quadro dell’invecchiamento diventa sempre più chiaro. Non ha però senso nascondersi. Al contrario, noi di Casa Autonomia vogliamo affrontare anche questi temi difficili, appoggiandoci ad esperti che toccano con mano la situazione ogni giorno. Vogliamo trovare soluzioni senza lasciarci andare, cercando di aumentare la natalità e allo stesso tempo di accompagnare chi attraversa la cosiddetta bella età”.
La prima esperta a intervenire è stata Maria Brentari, infermiera specializzata in infermieristica di famiglia e di comunità. "In Italia si vive sempre di più, ma dobbiamo chiederci come si vive, soprattutto nell’ultima fase della propria vita. In generale la percentuale di anziani che stanno bene è abbastanza alta (73% contro il 18% con fragilità e il 9% dipendente nelle attività quotidiane), ma il nostro compito è quello di continuare ad alzare questa percentuale. Le case di comunità possono essere una grande occasione, ma prima di tutto bisogna concentrarsi sul migliorare il sistema sanitario pubblico e sull’educazione delle persone, prima che diventino pazienti. Bisogna promuovere uno stile di vita sano, educando la popolazione per ritardare patologie e complessità”.
Sulle Case della Comunità ha preso la parola il dottor Moreschini, medico ospedaliero che procede a presentare una personale analisi di queste strutture, evidenziandone le potenzialità. “Ormai è evidente la necessità di rafforzare l’azione sul territorio del Servizio Sanitario Nazionale e le Case della Comunità potrebbero essere una soluzione. Se realizzate correttamente saranno dei luoghi privilegiati, dove si potranno perseguire gli obiettivi sanitari prefissatisi, facendole diventare forti centri di aggregazione dove la popolazione possa recarsi per attendere ai propri problemi di salute, sia per quanto riguarda la prevenzione che la cura”.
Dà ancora più importanza alla Comunità il dottor Pasquesi, che si identifica proprio col titolo di medico di comunità: “La comunità - spiega - ha un ruolo centrale nella salute delle persone. Infatti è spesso sia l’origine di molte problematiche, che il luogo dove trovare le risorse necessarie per affrontarle. Non possiamo più affidarci al vecchio modello prestazionale, ma dobbiamo svilupparne uno nuovo, che coinvolga la comunità e renda protagonisti altri saperi e competenze già presenti sul territorio. Mi vengono in mente i servizi di trasporto infermi o i club per alcolisti, tutte situazioni in cui sul territorio si creano reti capillari di supporto che non necessariamente vedono in prima linea dei professionisti della salute, ma piuttosto dei volontari che svolgono un ruolo fondamentale nella risoluzione di queste problematiche ed evitano che il sistema sanitario crolli per mancanza di risorse. Infine vorrei sottolineare la necessità di agire molto prima della terza età. Le persone vanno accompagnate ed educate, nel corso della loro vita, ad uno stile di vita sano, in modo da aumentare il numero di anziani che stanno bene”.
A chiudere gli interventi degli esperti è stata la sociologa della salute Francesca Melchiori, la quale ha posto l’accento sulla necessità di sentire con mano le problematiche legate agli anziani. “Abbiamo bisogno di un po’ di sano protagonismo, di mettere la mani in pasta per toccare con mano ciò che siamo e le problematiche che ci affliggono al raggiungimento della terza età, altrimenti non riusciremo a capire cosa dobbiamo affrontare fino a quando noi stessi non affronteremo la perdita e il declino che inevitabilmente colpiscono chi raggiunge la cosiddetta terza età. Per questo secondo me è necessaria un’importante integrazione socio sanitaria che miri non solo a risolvere i problemi di salute dell’anziano, ma anche tutti quei problemi più prettamente sociali che tanto infieriscono sul suo stile di vita".
Dopo gli interventi del pubblico, la serata si è conclusa con un gesto dì solidarietà verso i più bisognosi. Sono stati raccolti 492,50 euro che verranno utilizzati per concorrere all’acquisto di un ecografo per il reparto maternità del dispensario costruito dall’associazione “Valdisole solidale Odv” in Kenya.














