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Trento
07 marzo | 19:35

Premio "Eccellenza donna 2023" di FdI, il riconoscimento a Galvagni, ex caposala a Rovereto. Gerosa rilancia il suo programma sanità: "Serve una gestione diversa"

Michela Galvagni, caposala del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Rovereto (e centro Covid durante la pandemia) è stata ricordata da Fratelli d'Italia per il suo impegno e professionalità, dopo che una malattia l'ha portata via all'età di soli 51 anni. La candidata presidente di FdI: "Dobbiamo creare una identità della sanità trentina. I professionisti sanitari devono essere gli attori principali del nostro sistema sanitario"

Premio "Eccellenza donna 2023" di FdI, il riconoscimento a Galvagni, ex caposala a Rovereto
di F.C.

TRENTO. A Michela Galvagni va il premio "Eccellenza Donna 2023": la caposala del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto (e centro Covid durante la pandemia) è stata ricordata da Fratelli d'Italia per il suo impegno e professionalità, dopo che una malattia l'ha portata via all'età di soli 51 anni.

 

L'iniziativa è una tradizione politica che il partito di destra porta avanti da qualche anno per rendere omaggio a tutte quelle donne che si sono distinte nel loro settore. Così, le responsabili dei dipartimenti di Fratelli d'Italia Paola Depretto per Pari Opportunità, Famiglia e Valori non negoziabili e Silvia Farci per Tutela Vittime, alla presenza della candidata presidente della Provincia per FdI, Francesca Gerosa, del vicecommissario Cristian Zanetti, dei consiglieri provinciali Katia Rossato e Dalpalù e del capogruppo in Consiglio comunale a Trento Pino Urbani, hanno consegnato il riconoscimento al dottor Giovanni Pedrotti, primario di Anestesia e rianimazione presso l’Ospedale di Rovereto e le colleghe di Michela e, per i familiari, la cugina Daniela Amplaz.

 

"Un tributo doveroso a una donna che ha fatto della sua professione un valore assoluto - dichiarato le responsabili Depretto e Farci -, una grande professionista sia sotto il profilo lavorativo che quello umano. Il premio ha un importante valore simbolico, e con esso abbiamo voluto dare un segnale di attenzione a tutti gli operatori e professionisti della sanità. Donne di eccellenza e che si battono per una cultura del merito, convinte che l'uomo non sia un nemico ma una parte complementare".

 

Galvagni oltre a essere la caposala del reparto, era anche responsabile regionale del Gruppo italiano per la rianimazione. "Vogliamo ricordare Michela e tutte e tutti coloro che, con sacrificio e dedizione, in un momento terribile per l'umanità intera, hanno messo a disposizione le loro competenze e la loro umanità", concludono Depretto e Farci.

 

L'appuntamento è stata occasione per riconoscere non solo il valore dei professionisti che  operano quotidianamente nelle strutture sanitarie del territorio, ma anche per la candidata presidente Gerosa di delineare quello che sarà poi il programma di FdI sul tema.

 

"Dobbiamo creare una identità della sanità trentina - dichiara Gerosa - e per questo dobbiamo partire da un punto fermo: operatori e professionisti sanitari devono essere gli attori principali del nostro sistema sanitario ed è necessario che si siedano al tavolo insieme alla politica, dalla stessa parte del tavolo, per disegnare la sanità trentina del presente e del futuro, nell'interesse degli utenti. La sanità non deve essere vista come un problema da gestire, ma come un investimento, bisogna cambiare la prospettiva con la quale ci approcciamo al tema, o sarà difficile trovare soluzioni e darsi nuovi obiettivi".

 

Per questo è necessario fare "un patto sociale tra mondo sanitario, istituzioni e politica, nel quale ognuno riconosca le responsabilità sociali a cui si è chiamati, definendo modalità di lavoro congiunte, andando tutti nella stessa direzione, senza contrapposizioni".

 

Non è mancato il riferimento alla categoria dei medici: "Serve una gestione diversa e nuova di chi opera nella sanità - dice Gerosa -, che deve essere attratto dall'idea di lavorare nel nostro sistema sanitario. Dobbiamo adoperarci per creare dei progetti di crescita professionale, perché il medico, e questo vale anche per l’infermiere, vuole crescere e migliorarsi in quella che è più di un’attività lavorativa, ma una vera e propria missione".

 

"In questo percorso si inserirebbe anche la facoltà di lavorare negli ospedali periferici - prosegue -, meno attrattivi soprattutto per la carenza di adeguate casistiche che nella pratica 'creano professione': il medico incentivato da una contropartita valorizzante della propria professione lo spingerebbe a lavorare anche negli ospedali periferici come scelta, e non come imposizione, e questi potrebbero crescere grazie alla presenza di medici motivati".

 

Da rivedere quindi i contratti di lavoro perché tutto il personale sanitario torni a essere attore e protagonista delle scelte decisionali: "Il contratto di lavoro? - sostiene la candidata Presidente - Oggi rispetto a un tempo non è più migliorativo rispetto a quello nazionale, andando in una direzione che li valorizzi dal punto di vista sia professionale che economico. Dobbiamo rimettere al centro delle nostre azioni gli utenti, i pazienti ed è nostro dovere dare loro più medici per rispondere alle lunghe liste d’attese, e medici che stanno bene nel proprio ambiente di lavoro: questo vuol dire che lo spazio oggi vuoto deve essere occupato da più medici, e non dai gettonisti che pur facendo bene il proprio lavoro per forza di cose non possono dare continuità nell’assistenza, che possano lavorare in team e seguire con costanza e nel tempo i malati".

 

Gerosa sembra avere le idee chiare anche in merito ai  rapporti tra sanità pubblica e sanità privata, anche sul fronte dei medici gettonisti. "Modificare troppo gli equilibri verso la sanità privata - sottolinea - significherebbe la sconfitta di una sanità pubblica nella quale invece dobbiamo credere e per la quale dobbiamo lavorare per renderla attrattiva, efficiente ed efficace. E’ vero che il privato nell’immediato da risposte più rapide, ma dobbiamo essere attenti a non perdere di vista gli obiettivi a lungo termine, e cioè far diventare il nostro sistema sanitario un fiore all’occhiello, senza delegare ciò che non riusciamo a fare perché non ci abbiamo creduto abbastanza". 

 

I centri privati, conclude, "continueranno ad affiancare il pubblico per dare un supporto senza però sostituirlo, non possiamo rischiare di perdere di vista la sanità pubblica che è la nostra priorità".

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