Rubinetti contaminati all’ospedale Villa Igea? Per la Provincia “basta far scorrere l’acqua prima di berla”
In alcuni rubinetti poco utilizzati si possono concentrare agenti contaminanti con “parametri chimici non conformi alle normative”. Il problema riguarda l’ospedale Villa Igea e l’Azienda sanitaria ha avviato due monitoraggi

TRENTO. Era il 5 agosto 2021 quando le autorità sanitarie comunicarono a direttori e responsabili dell’ospedale Villa Igea che, dopo alcuni prelievi di acqua eseguiti nella struttura, erano stati evidenziati parametri chimici non conformi alle normative. A quel punto era intervenuta l’Azienda sanitaria che aveva avviato un monitoraggio mentre l’assessora alla Salute, Stefania Segnana, aveva rassicurato che presto la situazione sarebbe stata risolta.
Eppure, come rilevato dalla consigliera provinciale di Europa Verde Lucia Coppola, alla fine del 2022 i cartelli che indicano la non potabilità dell’acqua erano ancora lì, davanti agli stessi lavandini. “Ai degenti vengono distribuite le bottigliette di plastica mentre il personale le paga o si porta l’acqua da casa”, sottolineava Coppola nella sua interrogazione.
Replicando all’interrogazione Segnana fa sapere che l’Apss ha già effettuato un monitoraggio che ha riguardato vari punti della rete di distribuzione della struttura, per un totale di 20 campionamenti di acqua. “Alla conclusione del monitoraggio – spiega l’assessora – è emersa l’assenza di non conformità rispetto ai requisiti di potabilità dell’acqua nei campioni raccolti previo flussaggio dell’acqua”. In altre parole un utilizzo costante dei lavandini sarebbe sufficiente a garantire l’erogazione di acqua conforme ai requisiti previsti per la potabilità.
A quanto pare, quello che viene definito “il possibile rischio di contaminazione chimica” è circoscritto all’acqua erogata da terminali utilizzati occasionalmente o saltuariamente, dove possono depositarsi e concentrarsi agenti contaminanti. Per via della loro concentrazione, evidenzia Segnana, “qualora se ne faccia un uso istantaneo, cioè senza far scorrere l’acqua” la concentrazione di questi contaminanti potrebbe superare le soglie previste dalla legge.
Ciononostante la Provincia ritiene che l’acqua della struttura sia potabile: “L’eventuale possibilità che nell’acqua siano presenti valori di elementi chimici eccedenti i limiti di legge è eventualmente limitata ai soli rubinetti poco usati. Il rischio quindi è indipendente da fattori strutturali ed è riferibile unicamente al tipo di utilizzo dei singoli terminali”.
Per “risolvere” la situazione a “titolo precauzionale, è stata data l’indicazione di regolamentare l’utilizzo dei terminali poco utilizzati avvisando della necessità di far scorrere l’acqua prima di berla o alternativamente la chiusura dei terminali di fatto inutilizzati o usati saltuariamente”. Al momento, conclude l’assessora, è in corso un ulteriore campionamento per confermare i risultati ottenuti in precedenza, una volta terminato si conta di poter eliminare tutte le restrizioni.














