Contenuto sponsorizzato
| 03 mar 2023 | 15:43

Stop alle auto a diesel e benzina nel 2035, l'Italia frena lo sviluppo europeo con l'ok della Polonia i dubbi della Germania e l'astensione della Bulgaria

In Germania si discute soprattutto la questione legata ai biocarburi e alle potenzialità che potrebbero avere negli anni a venire. Italia e Polonia, che scontano gap tecnologici e anche produttivi, invece sono i Paesi più contrari alla conversione elettrica del settore. Rinviato il voto degli ambasciatori in programma per oggi perché c'era il rischio che il provvedimento non passasse con il consenso necessario per quello che è uno dei più simbolici e importanti atti di questa legislatura

Stop alle auto a diesel e benzina nel 2035, l'Italia frena lo sviluppo europeo con l'ok della Polonia i dubbi della Germania
di Redazione

BRUXELLES. ''Che il Coreper abbia deciso di rinviare a data da destinarsi il voto sul regolamento in merito allo stop alla vendita delle automobili a diesel e benzina dal 2035 è una bellissima notizia e una vittoria del governo Meloni. In questa battaglia di buon senso l’Italia non è da sola, anche altre importanti nazioni hanno evidenziato perplessità e criticità riguardo questo provvedimento''. Esulta la deputata di Fratelli d'Italia Alessia Ambrosi per la decisione odierna della riunione degli ambasciatori Ue (il Coreper) di spostare il voto sullo stop alla vendita di nuove auto diesel e benzina dal 2035 che soprattutto in Italia aveva destato tanto scalpore. Ed è per questo che per la parlamentare trentina si tratta proprio di una vittoria italiana: ''Continueremo a batterci affinché Bruxelles ritiri definitivamente la proposta e si torni a discutere senza ideologie di un tema così cruciale, coniugando la dovuta attenzione al clima con gli interessi nazionali di un comparto fondamentale come quello dell’automotive''. 

 

Oggi infatti doveva tenersi il voto degli ambasciatori in vista del via libera definitivo in programma in consiglio martedì prossimo. Tuttavia le perplessità della Germania, unita alla contrarietà di Polonia e Italia (e l'astensione della Bulgaria) hanno fatto saltare tutto l'iter. Il Parlamento europeo aveva già dato la sua approvazione finale il 14 febbraio scorso. Il rischio, a questo punto, è che il provvedimento, uno dei più simbolici e importanti della legislatura, riceva un'imbarazzante bocciatura e così per evitare questo scenario, la presidenza svedese dell'Ue ha optato per un nuovo rinvio, come già avvenuto mercoledì.

 

Di fatto la Germania ha richiesto ulteriori garanzie sul ruolo che potrebbero avere i biocarburanti nel prossimo futuro per azzerare le emissioni inquinanti. Per quanto riguarda Italia e Polonia i due Paesi pagano il gap tecnologico rispetto ad altri Paesi produttori di automobili. Spagna, Francia e Germania sul fronte del mercato delle auto elettriche sono molto più avanti e il 2035 è una data che non desta grandi preoccupazioni. Anzi è vista, in buona parte d'Europa, come un'occasione di rilancio dell'economia e di conversione di vari comparti.

 

In Italia, dove l'industria dell'auto è ormai sempre più zoppicante, ogni novità spaventa e allora ecco che l'asse con la Polonia fa comodo per frenare questo processo, comunque necessario perché la direzione è tracciata e il Pianeta non ha più molto tempo da concederci andando avanti come stiamo andando avanti con le concentrazioni di inquinanti che produciamo. Con l'astensione di Germania e Bulgaria e la contrarietà di Polonia e Italia il provvedimento (che richiede una maggioranza qualificata, 55% dei Paesi che rappresentino il 65% della popolazione) rischia di non passare e quindi c'è ancora da lavorare.

 

A livello di critica il ministro Urso ha chiarito qual è la posizione italiana: "Chiediamo che siano modificate le tappe e le modalità a quegli appuntamenti affinché siano sostenibili. Per esempio non vediamo perchè debba essere considerata soltanto l'elettricità. Non è una religione, è una tecnologia come altre. Se altre tecnologie, per esempio pensiamo ai biocombustibili, possono permetterci di raggiungere lo stesso obiettivo perché non dobbiamo utilizzarle?".

 

L'altro elemento di critica rivolta alla strategia europea attuale è la scarsa disponibilità di terre rare e materie prime, indispensabili per la transizione green, ma attualmente custodite nelle mani della Cina. "Non possiamo passare dalla subordinazione all'energia fossile della Russia che stiamo pagando a caro prezzo, e lo stanno pagando soprattutto gli ucraini che combattono quella guerra anche a nome nostro, a una subordinazione alle materie prime che sono appannaggio della Cina e alla tecnologia green che oggi in gran parte si realizza in Asia", ha avvertito il ministro per le Imprese. "Passeremmo dalla padella alla brace. Non ce lo possiamo permettere, non possiamo lasciare ai nostri figli questa eredità".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 08 agosto | 20:08
Grande impegno di numerose squadre di soccorritori, supportati da tre Canadair, per spegnere l'enorme incendio divampato sul Garda. Non mancano in [...]
Cronaca
| 08 agosto | 19:40
Aleš Pernarčič, apicoltore e agronomo del Carso a cavallo tra il triestino e il goriziano, opera in armonia con la natura, laddove da essa [...]
altra montagna
| 08 agosto | 18:00
Sembra quasi che, per riuscire ad apprezzare una tra le montagne più celebri al mondo, sia necessario trasformarla per qualche minuto nello sfondo [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato