A Rovereto la giunta è sempre più dell'in-corenza, Lui smentisce Robol: ''Per 16 giorni non ci ha mai contattati e l'apertura nei nostri confronti è stato un bluff''
Il candidato sindaco del centrodestra interviene dopo le dichiarazioni della prima cittadina che si è mostrata aperta e disponibile nei confronti delle minoranze e spiega come tutti già sapessero che la poltrona da presidente del consiglio doveva andare a Cemin (per ricompensare Campobase e il blocco di centro bistrattato fino a questo momento negli equilibri di giunta) ma che la sindaca ha finto di chiedere alle minoranze salvo poi bocciare a colpi di scheda bianca la loro proposta: ''Alla fine sono stato io a candidare Cemin e loro imbarazzati hanno sospeso la seduta e poi si sono astenuti. Ora lo riproporranno''

ROVERETO. Niente da fare, dalla ''giunta della coerenza'' (come è stata definita in pompa magna) a quella dell'in-coerenza il passo è breve (due letterine) e se si negano i mal di pancia, evidenti, in maggioranza e poi si chiamano in causa le minoranze spiegando che ''è già avvenuta una interlocuzione tra noi e loro'' e pronta arriva la smentita, ecco che la 'in' diventa aggiunta automatica. La sindaca di Rovereto Giulia Robol, come già raccontato, nelle scorse ore ha varato l'esecutivo della Città della Quercia e a sorpresa è andata a premiare più i suoi avversari al primo turno (che avevano creato la lista e chiesto il voto ai cittadini apertamente in antitesi con la candidatura della stessa Robol), poi trasformatisi in alleati al ballottaggio, che chi l'aveva sostenuta e voluta sin dall'inizio.
Il riferimento è, evidentemente, al blocco di centro che con Campobase, Civici per l'Autonomia e Rovereto Libera ha preso più voti anche della stessa Officina Comune (il blocco di centro da solo ha contato 2.363 voti, il Pd è arrivato a 2.835 voti, Officine Comune 2.247 voti) eppure la neo sindaca nella sua ''giunta della coerenza'' ha dato ben due assessorati agli ex rivali, ben 4 al Pd e solo uno a Campobase lasciando a bocca asciutta sia Rovereto Libera che i Civici per l'Autonomia.
Resta aperta la partita per il presidente del consiglio che dovrebbe andare anche in questo caso a Campobase e a il Dolomiti la prima cittadino ha dichiarato: “E' già avvenuta una interlocuzione fra maggioranza e minoranza ma non si è realizzata alcuna collaborazione. La minoranza ha proposto altri”. Su questo interviene il candidato sindaco del centrodestra Gianpiero Lui: ''Quanto detto non corrisponde al vero. Dopo che per ben 16 giorni non ha ritenuto opportuno contattare nessun esponente delle minoranze, proprio lei ha chiesto una sospensione della seduta per incontrare le minoranze chiedendoci se eravamo in grado di indicare un nostro candidato unitario di tutte le minoranze. L’indicazione è arrivata nella figura dell’ex candidato sindaco Paolo Piccini, che, di concerto con la sindaca, abbiamo proposto alla prima votazione. Risultato? Nessuno dei consiglieri di maggioranza lo ha votato, solo schede bianche. Quindi è stata un’offerta di disponibilità al dialogo senza alcuna reale volontà di concedere questa carica di garanzia alle minoranze, com’è stata buona consuetudine a Rovereto fino al 2020, quando l’allora sindaco Valduga usò questa carica per “ricompensare” l’ex assessora Cristina Azzolini estromessa dalla Giunta''.
''La stessa identica cosa vuole fare Giulia Robol adesso - prosegue Lui -: ripagare Campobase del mancato secondo assessorato, assegnato, invece, incredibilmente ad un altro esponente del Pd, portando a 4 su 8 componenti di Giunta espressione del Pd, nella figura di Claudio Cemin, il più votato della seconda forza della coalizione ma tenuto fuori dall’esecutivo. Tutti sanno che questo era l’accordo ma né la sindaca né nessun altro consigliere di maggioranza ha avuto l’onestà intellettuale di dirlo in aula. Sono stato io, invece, e non certo la sindaca, a candidare, nella seconda votazione obbligatoriamente da effettuare nella prima seduta, Claudio Cemin alla carica di presidente. Sindaca e maggioranza a quel punto cosa hanno fatto? Dopo aver chiesto un’imbarazzata sospensione dei lavori hanno deciso di astenersi ancora, quando invece potevano, con l’aggiunta anche di un solo consigliere di minoranza, eleggere Cemin alla presidenza già mercoledì scorso senza gravare sulle casse comunale di altri 5000-6000 euro per una seconda convocazione (in programma martedì 2 luglio) che vedrà, allora forse sì, la maggioranza proporre, finalmente, Cemin alla presidenza''.
Insomma un vero pasticcio che mostra come questa legislatura a Rovereto non parta sotto i migliori auspici al di là di quel che si cerca di rappresentare all'esterno, tra sorrisi e selfie (anche un po' imbarazzanti) in aula. ''Del tutto priva di fondamento, quindi, anche l’affermazione di Robol: “Alla fine io ho chiesto, in virtù della sua figura di esperienza e di tutto rispetto e rilievo, visti anche i precedenti incarichi, di puntare su Claudio Cemin”. Altro che “alta” politica, questa sono giochetti da vecchia politica, a spese di cittadine e cittadini roveretani. Tutti potranno giudicare la scelta di fare incetta di poltrone, anche quella di presidente del Consiglio, a fronte di una maggioranza così ampia (21 consiglieri su 32) che consente tranquillamente di portare avanti senza intoppi la propria legittima attività amministrativa. Con queste manovre ci perde la democrazia, ci perde la città e spiace che anche i sei consiglieri di Officina Comune, che per tutta la campagna elettorale hanno preso le distanze dal Pd, proclamandosi diversi e puri, votati all’inclusione e alla partecipazione, si siano piegati senza batter ciglio a questi metodi da Prima Repubblica che sicuramente non rappresentano un buon viatico per il proseguo della consigliatura''.


















