Dall'incontro con la Lega Araba alla visita all'ospedale Umberto I in Egitto, conclusa la missione "Rafah. Gaza oltre il confine" della delegazione parlamentare
Dopo essere stata al valico di Rafah, la delegazione dei parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra è tornata in Egitto prima di rientrare in Italia. Il racconto della deputata trentina Sara Ferrari a Il Dolomiti: "Abbiamo sottoscritto una lettera indirizzata alla premier Giorgia Meloni invitandola a fare una visita"

TRENTO. E' rientrata in Italia la delegazione parlamentare che ha aderito alla missione "Rafah. Gaza oltre il confine", una carovana solidale composta anche da organizzazioni umanitarie e da esperti di Medio Oriente.
Dopo essere stata al valico di Rafah, la delegazione dei parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra è rientrata in Egitto.
"Siamo tornati nella capitale egiziana, la più grande metropoli del Mediterraneo, con i suoi 20 milioni di abitanti, un traffico impossibile in un incessante strombazzare di clacson tra fiabeschi palazzi delle istituzioni, lussuosi hotel per turisti, dorati centri commerciali e edifici semi diroccati o non finiti, negozi luccicanti e misere botteghe artigianali. Accompagnati dall’Ambasciata italiana entriamo nella sede della Lega Araba, dove si è tenuta anche la riunione dei ministri degli Esteri legati a questa organizzazione politica internazionale di ben 22 stati del Nord Africa e dei Paesi Arabi".
La deputata trentina in quota Partito Democratico prosegue il racconto per il Dolomiti di quel vede dopo essere atterrata in Egitto nell'ambito della missione organizzata dalla delegazione parlamentare per documentare e sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a quanto avviene nella Striscia di Gaza.
Un'area, come purtroppo noto, martoriata e sottoposta a bombardamenti e operazioni militari di terra dell'esercito israeliano a seguito del terribile eccidio del 7 ottobre scorso nell'attacco lanciato da Hamas che in poche ore ha portato al massacro e alla morte di oltre 1.000 israeliani mentre alcune centinaia sono stati portati nella Striscia di Gaza come ostaggi.

"Il sottosegretario agli affari di Palestina e Arabia ci ringrazia per la visita, quale espressione di solidarietà e di vicinanza per la tragedia umanitaria che avviene nella Striscia di Gaza. Oggi 2 milioni di persone rischiano di morire per la guerra o per la carestia e si chiede perché questo sia tollerato dalla comunità internazionale, perché sia incapace di reagire. Lamenta il fatto che ci siano Stati che non stanno facendo abbastanza per esercitare la pressione internazionale necessaria al cessate il fuoco e al via libera agli aiuti umanitari. Considera probabile l’escalation del terrorismo se la situazione continuerà a precipitare e ritiene che la guerra vada interrotta quanto prima, per contenerne gli effetti anche fuori dalla Striscia perché l’odio che genera si può diffondere e rendere instabile l’intera area mediorientale, in particolare in Libano e sul mar Rosso".
Il sottosegretario agli affari di Palestina e Arabia, continua la deputata trentina, ritiene inaccettabile che le persone vengano affamate per scopi politici, senza che il mondo si mobiliti per rendere effettivo l’ingresso degli aiuti internazionali all’interno del territorio palestinese. Rispetto al futuro spiega che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza il coinvolgimento attivo dei palestinesi stessi.

"Intende che tra i diversi scenari che si immaginano nelle sedi diplomatiche non ci sono soluzioni che possano essere imposte da soggetti terzi, ma ci deve essere una condivisione tra entrambe le parti. Sostiene che il mondo arabo si aspetta che la pace arrivi insieme alla fine dell’occupazione israeliana, mentre soluzioni diverse tra Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est non farebbero che aumentare la tensione. Precisa che la Lega Araba non partecipa direttamente ai negoziati, ma che ai tavoli ci sono Egitto e Qatar, quindi si sente ingaggiata in questa sfida che deve trasformarsi in una opportunità. Dice che la proposta di Israele, di sei settimane di tregua con il rilascio degli ostaggi e poi la ripresa del conflitto, non è una soluzione di pace. La pace passa dal cessate il fuoco definitivo, per lasciar entrare liberamente gli aiuti della comunità internazionale, senza controllo politico degli ingressi, accompagnato dal ritiro militare israeliano da nord".
La visita nel quarto e ultimo giorno prosegue poi con l’incontro tra la delegazione parlamentare e Mezzaluna rossa palestinese, la realtà della croce rossa che prende in carico i feriti che riescono a uscire dalla Striscia.

"Il capo delegazione - aggiunge la deputata - ci dice che trova scioccante che la comunità occidentale abbia assunto la narrazione israeliana interrompendo aiuti all’Unrwa e facendo disinformazione sulle agenzie umanitarie e si sorprende di come molti governi occidentali, compreso quello italiano, accettino questo racconto senza chiedere prove e senza fare indagini, visto che non è stato prodotto alcun documento che provi la complicità dell’agenzia con il terrorismo".

La tappa finale della missione si conclude in visita all’ospedale Umberto I, costruito nel 1903 dalla Società italiana di beneficenza, che cura 50.000 pazienti all’anno, una struttura gestita dalle suore comboniane.
"Abbiamo incontrato suor Pina, veneta di nascita e da 32 anni in prima linea, e ci ha aiutato a conoscere alcune mamme con i loro bambini feriti, che sono stati evacuati da Gaza e vengono curati qui. Al piccolo di 3 anni è stata amputata una gamba a seguito delle ferite da bombardamento; fa male al cuore incontrarlo, ma lui ci sorride intimidito perché domani forse arriverà la sua protesi, mentre la mamma attende con trepidazione di poter rivedere la figlia ricoverata col padre in un’altra clinica. Altre due donne giovanissime escono nel corridoio con i loro figli per conoscerci: sono in partenza per l’Italia dove i piccoli verranno curati. L’ultima che incontriamo è una solare ragazza che abbisogna di cure oncologiche. Qui sono ricoverate circa 30 persone. In ospedale le cure possono essere più puntuali che sulla nave Vulcano dove veniva gestita solo la prima urgenza, però per arrivare qui da Rafah ci vogliono ben 8 ore di strada nel deserto e tra numerosi checkpoint, come abbiamo provato anche noi".

La Mezzaluna rossa ha detto che queste evacuazioni di feriti, decise da quello che resta del Ministero della salute palestinese a Gaza con le Nazioni Unite e autorizzate nei numeri da Israele, "sono solo gocce in un oceano, mentre servono urgentemente ospedali da campo perché possono salvare molte più vite e sono più vicini ai feriti", prosegue Ferrari. "Al momento però l’esercito israeliano non autorizza l’ingresso delle tende per costruirli. Con l’impegno di testimoniare quanto visto e appreso, si è conclusa la nostra missione".
Tutti i partecipanti, deputati, operatori delle organizzazioni umanitarie, docenti esperti di Medio Oriente, hanno sottoscritto una lettera inviata alla premier Giorgia Meloni invitandola a fare una visita come questa a Rafah, "per vedere coi suoi occhi, capire e agire per un cessate il fuoco immediato e definitivo, lo sblocco degli aiuti e la liberazione degli ostaggi israeliani", conclude Ferrari.


















