''Non c'è più tempo per i civili palestinesi. Sono delusi dall’Occidente, che si definisce democratico ma permette tutto ciò. Solo il 'cessate il fuoco' può risolvere la situazione''
Il diario della parlamentare trentina Sara Ferrari che con una delegazione composta da rappresentanti del Pd, M5S e Avs si è recata sul confine tra Egitto e Gaza: ''Senza il cessate il fuoco nemmeno gli aiuti possono arrivare nella striscia, né i fondi essere spesi. Quello che ci stanno chiedendo è di spingere sulla comunità internazionale perché di fronte a 30.000 morti, 70.000 feriti e 8000 dispersi, di cui 2/3 sono donne e bambini, fermi il governo israeliano''

IL CAIRO. ''Non c’è più tempo per i civili palestinesi. Solo il “cessate il fuoco” immediato e permanente può risolvere la situazione disumana nella Striscia di Gaza. “Dentro si muore per le bombe, la fame, le malattie, le epidemie. Il sistema sanitario è collassato, le cure sono impossibili, manca l’acqua e anche il carburante”. Questo il grido unanime delle organizzazioni umanitarie, che operavano a Gaza e che abbiamo incontrato oggi a Il Cairo perché da la sono dovute uscire''. Così la parlamentare trentina del Partito democratico Sara Ferrari comincia il suo racconto di quel che ha visto oggi dopo essere atterrata in Egitto con una delegazione parlamentare composta da esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra per documentare e sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a quanto sta succedendo nella striscia di Gaza.
L'area, come è noto, è martoriata, sottoposta a bombardamenti estenuanti e operazioni di terra da parte dell'esercito israeliano che ha reagito dopo il terribile eccidio del 7 ottobre, quando in poche ore oltre 1.000 israeliani sono stati massacrati nei modi peggiori dai guerriglieri di Hamas e alcune centinaia sono stati fatti prigionieri e portati nella Striscia come ostaggi. La delegazione italiana è atterrata oggi ed è pronta raggiungere il valico di Rafah tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Un'iniziativa che si inserisce nell'ambito della missione promossa dall'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Rete Aoi). La richiesta è quella di un cessate il fuoco. "Raggiungeremo il valico di Rafah dall’Egitto, accompagnando tre camion di aiuti, raccolti in questi mesi, che si metteranno nella coda del convoglio umanitario; chiederemo il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi", diceva ieri a il Dolomiti Sara Ferrari che oggi rilancia: ''I Palestinesi si sono detti delusi dall’Occidente, che si definisce democratico e difensore del diritto internazionale ma assiste inerme a quello che succede, normalizzando da anni i soprusi dell’occupazione israeliana e oggi non interviene con urgenza di fronte ad un massacro''.
''Senza il cessate il fuoco - prosegue la parlamentare trentina - nemmeno gli aiuti possono arrivare nella striscia, né i fondi essere spesi. Quello che ci stanno chiedendo è di spingere sulla comunità internazionale perché di fronte a 30.000 morti, 70.000 feriti e 8000 dispersi, di cui 2/3 sono donne e bambini, fermi il governo israeliano. Medici senza frontiere dichiara di non aver mai assistito ad una situazione così drammatica: ci hanno raccontato anche di un loro collega medico, che sta sfamando ormai i suoi bambini con tre cucchiai al giorno di cibo per animali''.
''Per immaginare un futuro, ai palestinesi bisogna riconoscere loro la capacità di autodeterminazione, riconoscendo lo Stato di Palestina, nella soluzione che loro troveranno. Questo - continua Sara Ferrari - può avvenire solo se viene riconosciuto dagli organismi internazionali che il governo israeliano viola il diritto internazionale, con l’occupazione dei territori palestinesi e con l’apartheid che ha messo in atto negli anni contro i cittadini palestinesi. Le associazioni, che negli anni scorsi si sono rivolte alla Corte penale internazionale e oggi alla Corte di giustizia internazionale per imporre al governo israeliano il rispetto dei diritti umani, chiamano in causa anche il nostro Paese, dove abbiamo fatto approvare una mozione in Parlamento per il cessate il fuoco, sulla quale però la destra italiana e il governo non hanno votato a favore. Siamo qui anche per poter testimoniare la vicinanza di quella parte dell’opinione pubblica italiana che chiede invece una soluzione del conflitto urgente e pacifica, con un cessate il fuoco definitivo accanto alla restituzione dei civili israeliani prigionieri.












