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Belluno
13 giugno | 09:49

Anche Belluno scende in piazza per Gaza e contro il massacro dei civili palestinesi

La manifestazione promossa da Fabio ‘Rufus’ Bristot e Francesco Vascellari è fissata per domani, sabato, alle 11 in Piazza dei Martiri per fermare quello che i promotori definiscono un ''genocidio'' che ha già provocato più di 60mila vittime

BELLUNO “Ci siamo trovati quasi per caso, con la volontà di dare un segnale anche a Belluno con un evento fortemente simbolico ma soprattutto trasversale sulla tragedia di Gaza. Se non ci indigniamo per questo, non saremo capaci di indignarci per altro”. Fabio ‘Rufus’ Bristot e Francesco Vascellari hanno deciso di scendere in piazza aggiungendo un'altra voce al coro di proteste che si sta sollevando contro il dramma in atto in Palestina. La manifestazione “Belluno per Gaza” si svolgerà domani, sabato, a partire dalle 11 in Piazza dei Martiri.

 

Sulla locandina non hanno voluto inserire loghi o simboli che richiamano a movimenti o partiti per sottolineare la trasversalità dell’iniziativa: “Il minimo comune denominatore - riferiscono a Il Dolomiti - deve essere la sensibilità che tutti dovremmo avere rispetto a questa situazione drammatica. I morti ormai hanno superato quota 60 mila, 130 mila sono i feriti, cui si aggiunge una larga fascia di popolazione morta di stenti e privazioni”.

 

“Abbiamo voluto ribadire - commenta Bristot - che non c’è nessuna apologia rispetto alle posizioni e gli atti terroristici di Hamas, ma ormai siamo andati oltre. Sono passati due anni e le decine di morti inizialmente definite ‘effetti collaterali’ hanno conosciuto un crescendo divenuto intollerabile, tanto più perché le ormai migliaia di vittime sono ottenute in modo scientifico, cioè attraverso espedienti come il blocco degli aiuti umanitari e dell’ingresso di professionisti della sanità e altri soggetti che potrebbero garantire un sollievo alla popolazione. Una popolazione che, lo ricordiamo, è formata da oltre 2 milioni di persone che vivono in un territorio grande appena come metà della Valbelluna”.

 

“Rivendichiamo un cambio di rotta - aggiunge Vascellari - perché mentre ci indigniamo, milioni di euro sono mandati a Israele per l’acquisto di armi testate sui civili: spesso, quindi, il pensiero viene sopraffatto dai numeri ed è giusta una sollevazione per spingere un cambio di rotta. Anche una piccola piazza come Belluno deve fare da risonanza all’aver squarciato una narrazione propagandistica che, per mesi, ha coperto quello che era in corso”.

 

Tanti i “sarebbe bello ma” sentiti in questi mesi tra i bellunesi, affermano: condizionali a cui questa manifestazione fornisce ora concretezza. Ed è mancata soprattutto l’iniziativa politica. “Rimango un po’ indignato - sottolinea infatti Vascellari - che non ci sia stato un soggetto politico forte ad aver promosso una manifestazione sul territorio: l’unico a essersi mosso è stato il Coordinamento pace e disarmo. Mentre a Roma un’iniziativa politica, se pur tardiva, c’è stata, a Belluno nulla. Una cosa però mi ha colpito della manifestane di sabato scorso nella capitale: alle 11 in piazza Vittorio Emanuele non c’era nessuna bandiera palestinese, ma poche ore dopo, alle 14, ce n’erano 300 mila. Questo significa che ribolle, in una collettività molto più estesa di quello che pensiamo, un senso di ingiustizia, ma che ci sono anche una forte deterrenza a manifestare e una sorta di rassegnata impotenza. Molti mi hanno chiesto a cosa serve questa manifestazione: è una domanda di per sé sbagliata, perché nessuna manifestazione è fatta perché si ha una garanzia di utilità, ma a non fare nulla non porta sicuramente a niente”.

 

“C’è anche chi - conclude Bristot - mi dice ‘dove eravate con il Sudan, la Siria, o qualsiasi altra zona di conflitto': ma sono gli stessi che anche oggi rimangono seduti sul divano a scrollare i social. Noi responsabilmente ci siamo assunti questo piccolo compito di organizzare una manifestazione senza strategie di sorta, ma solo buttando il cuore oltre l’ostacolo: credo possa essere simbolicamente una voce contro tutti i conflitti, soprattutto laddove sia in atto un genocidio. Se ci sarà anche una sola persona in piazza, sarà comunque sempre qualcuno in più del giorno prima in cui non c’era nessuno”.

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