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''La situazione sanitaria nella Striscia di Gaza è catastrofica, apocalittica. Senza il cessate il fuoco attesi altri 85mila morti tra bombe, ferite ed epidemie''

La parlamentare trentina del Partito democratico Sara Ferrari fa parte della delegazione che si trova in Egitto, sul confine con Gaza per documentare e sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a quello che sta succedendo nei territori martoriati dalle bombe israeliane e cinti in un assedio che sta affamando la popolazione privata di tutto. Ecco il suo racconto per il Dolomiti: il terzo giorno 

Di L.P. - 04 marzo 2024 - 18:56

IL CAIRO. La seconda giornata della missione “Rafah. Gaza oltre il confine” si è aperta con il saluto della delegazione dei parlamentari del Pd, M5S e Avs dell’Ambasciata italiana in Egitto, cui sono seguiti gli interventi dei responsabili dell’Oms, delle agenzie dell’Onu e della Croce Rossa, Mezzaluna rossa egizia. ''Il rappresentante dell’organizzazione mondiale della sanità - racconta la deputata trentina Sara Ferrari - ha definito la situazione sanitaria nella striscia di Gaza come catastrofica e ora perfino apocalittica, dice che il 65% dei morti è rappresentato da donne e bambini, mentre nella media dei conflitti questa percentuale è di uomini combattenti. Oms riferisce di uno studio universitario occidentale che stima in 85.000 i morti previsti per bombe, ferite ed epidemie se non si fermano le armi, in 6.000 se invece arrivasse subito il cessate il fuoco''

 

La parlamentare trentina del Partito democratico Sara Ferrari continua il suo racconto per il Dolomiti di quel che sta vedendo dopo essere atterrata in Egitto con una delegazione parlamentare composta da esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra per documentare e sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto a quanto sta succedendo nella striscia di Gaza. 

 

L'area, come è noto, è martoriata, sottoposta a bombardamenti estenuanti e operazioni di terra da parte dell'esercito israeliano che ha reagito dopo il terribile eccidio del 7 ottobre, quando in poche ore oltre 1.000 israeliani sono stati massacrati nei modi peggiori dai guerriglieri di Hamas e alcune centinaia sono stati fatti prigionieri e portati nella Striscia come ostaggi. La delegazione italiana è atterrata ieri e dopo Il Cairo è pronta a raggiungere Rafah tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Un'iniziativa che si inserisce nell'ambito della missione promossa dall'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Rete Aoi). La richiesta è quella di un cessate il fuoco. "Raggiungeremo il valico di Rafah dall’Egitto, accompagnando tre camion di aiutiraccolti in questi mesiche si metteranno nella coda del convoglio umanitariochiederemo il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi", diceva sabato a il Dolomiti Sara Ferrari.

 

''Senza cessate il fuoco - prosegue oggi - sono attesi altri 85.000 morti. Serve sostegno alle agenzie Onu. Le regole Internazionali prevedono che anche in situazione di guerra gli ospedali non si attaccano e viene consentita l’evacuazione dei feriti, ma a Gaza sono stati colpiti almeno 370 volte. La difficoltà ad entrare nella striscia e le restrizioni imposte alle agenzie internazionali facilitano purtroppo il sequestro e controllo dei camion da parte di associazioni criminali che ne gestiscono poi la distribuzione. Ocha agenzia Onu per gli Affari Umanitari dice che è necessario consentire accesso agli aiuti per la sopravvivenza dei civili. Al momento vengono lasciati entrare pochissimi camion dai due unici accessi alla Striscia (che sono da Rafah e Kerem Shalom)''.

 

''Si è passati da 500 al giorno prima del 7 ottobre ai successivi 100 in media, ai soli 20 degli ultimi giorni, per una popolazione che però ha sempre più bisogni per la sopravvivenza. Dati confermati anche dalla Mezzaluna rossa egiziana, che qui gestisce le operazioni sui mezzi che poi accompagna al valico. Oggi - continua la parlamentare trentina - sono bloccati 1500 camion al confine, dopo essere passati prima letteralmente ai raggi X della polizia israeliana. Vengono respinti beni per la salute, generatori e frigoriferi per gli ospedali e la Croce Rossa ha conferma che i suoi magazzini sono ormai quasi vuoti e il personale sempre più scarso. La rappresentante dell’Unrwa che assiste i rifugiati e gli sfollati spiega che questa agenzia delle Nazioni Unite è la spina dorsale dell’assistenza umanitaria dentro la Striscia ed è quella che facilita l’attività di tutte le altre realtà umanitarie lì presenti. Togliere il sostegno a questa agenzia, come stanno facendo molti paesi, tra cui l’Italia, favorisce purtroppo la sostituzione con soggetti dell’estremismo. Se le agenzie che rispondono alla comunità internazionale vengono eliminate, crolla l’unico sistema organizzato, riconosciuto e professionalizzato e viene sostituito da soggetti altri, magari vicini ad Isis''.

Per Ferrari è, quindi, necessario sostenere i soggetti riconosciuti dall’Onu, anche per l’attività psico-sociale ed educativa nei confronti della popolazione perché non vengono sostituiti da chi nella disperazione alimenta la reazione negativa anche per il futuro, rafforzando Hamas. Ora abbiamo lasciato la capitale egizia e ci stiamo dirigendo ad Al Arish città nel Sinai, da dove domani raggiungeremo il valico di Rafah dove sono fermi gli aiuti umanitari, compresi i camion delle donazioni raccolte in Italia. Alla delegazione italiana è stato chiesto nuovamente oggi di farsi voce di queste urgenze, che si uniscono anche alla necessaria liberazione degli ostaggi israeliani''.

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