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Il Pd vuole aggiungere ''Deputate'' alla ''Camera dei Deputati'', Ferrari: "Per riconoscere il cambiamento dei tempi e la rappresentanza femminile presente"

La deputata trentina del Pd risponde all'intervento fatto sul blog de Dolomiti dal giornalista Carmine Ragozzino

Pubblicato il - 12 febbraio 2024 - 11:20

TRENTO. “Ho sottoscritto una proposta di legge di un collega che, sulla scorta di quanto avvenuto in Spagna, ha proposto di aggiungere alla denominazione Camera dei Deputati anche “e delle Deputate”, andando così a riconoscere il cambiamento dei tempi e la rappresentanza femminile ora presente nell’assemblea legislativa parlamentare”. La deputata trentina del Partito Democratico, Sara Ferrari ha deciso, attraverso un suo intervento che riportiamo di seguito integralmente, di rispondere al blog del giornalista Carmine Ragozzino pubblicato su il Dolomiti dal titolo “Il Pd dà battaglia (con Sara Ferrari firmataria) per aggiungere ''Deputate'' alla ''Camera dei Deputati'': come offrire un destro a una destra sempre più forte”.

 

Nel testo (QUI IL BLOG) si fa riferimento alla proposta del Pd di cambiare nome alla Camera dei Deputati. “ Davvero la promessa di un’opposizione decisa a fare a fette chi governa può ridursi ad una barzelletta?” ha scritto Ragozzino . “È masochismo (che se inconsapevole è anche peggio) regalare alla destra la possibilità di ridacchiarti in faccia al motto “Eccole le priorità del Pd, cambiare il nome alla Camera mentre l’Italia ha altri problemi”.

 

Qui l'intervento integrale della deputata Sara Ferrari

 

Egregio direttore,
stimo il giornale che lei dirige in ragione del fatto che nel riportare le notizie non si sottrae anche a fornire ai lettori e alle lettrici una propria interpretazione dei fatti, senza snaturarne la verità. La ringrazio per offrirmi la possibilità di rendere pubbliche le risposte che avrei dato a quel giornalista che ieri nel suo blog ha scelto di dare una notizia che mi riguarda, senza però trovare il tempo ne’ prima ne’ dopo, di telefonarmi e chiedermi la mia “versione dei fatti”.  Cosa avrei combinato dunque per meritare dal suddetto il fango e i giudizi feroci, (quando non la totale rimozione), sulla mia storia politica e la mia attività istituzionale in Provincia e in Parlamento? Ho rubato? Ho fatto un danno alla collettività o a singoli? Ho in atto un conflitto di interessi? Ho insultato avversari politici? Ho costruito una polemica? No. Ho sottoscritto una proposta di legge di un collega che, sulla scorta di quanto avvenuto in Spagna, ha proposto di aggiungere alla denominazione Camera dei Deputati anche “e delle Deputate”, andando così a riconoscere il cambiamento dei tempi e la rappresentanza femminile ora presente nell’assemblea legislativa parlamentare. È una cosa grave? Evidentemente si, perché questo Paese non e’ la Spagna e subito la stampa di destra ci ha costruito sopra lo scandalo, innalzando questa semplice proposta culturale a priorità e “nuova battaglia del PD e di Elly Schlein” (che non ne era nemmeno al corrente), per attaccare pretestuosamente partito e segretaria.

 

Nonostante questa mia sottoscrizione stia coerentemente nel solco di una storia politica che ha avuto sempre al centro la valorizzazione del contributo femminile, ho subito una settimana di sbeffeggiamento, poi di improperi, insulti, anche violenti, sulla stampa nazionale e sui social. Nemmeno fossi colpevole di chissà quale reato. Magari le cose che ho fatto o che mi sono state bocciate in questo anno a Roma avessero avuto anche solo un decimo di questa attenzione! Soldi per indagini alla ex Sloi, obbligo formazione per operatori nella legge violenza, corridoi umanitari, comunità energetiche, tra quelle approvate.

 

Ma alla fine le iniziative simboliche pare debbano interessare più di quelle di sostanza, che investono direttamente la vita delle persone. Sorvolo sui giudizi personali e gratuiti espressi nel blog rispetto alla mia esperienza in Consiglio provinciale, dove l’espressione “metter radici per quattordici anni” non ha rispetto nemmeno per l’elettorato che mi ha votata per tre volte con le preferenze, così come l’accusa di “incultura e trionfo del vuoto” fa strame sia dei miei titoli di studio che dell’esperienza maturata. Mi chiedo se questi giudizi su di me, più che sul merito dell’ attività istituzionale, siano ascrivibili alla libera e legittima informazione pubblica o a sentenze di tipo soggettivo intrise di “mansplaining”.

 

Se anche la mia collocazione fisica sugli scranni della Camera è motivo di dileggio, colgo l’occasione per precisare che mi è stata assegnato la seduta dietro la segretaria Elly Schlein, perché faccio parte dell’ufficio di presidenza del gruppo PD, dove mi hanno voluta, come nella commissione femminicidio, proprio in ragione della lunga esperienza istituzionale maturata in Trentino. Ringrazio per il diritto di precisazione. Cordialità. Sara Ferrari

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