Stop progetti di educazione affettivo-sessuale fino alle medie, il Pd: "Ostacolo al contrasto della violenza contro le donne". Gerosa: "Si crea confusione volontariamente"
Il Partito Democratico ha inviato una lettera alla Commissione parlamentare femminicidi per chiedere un'audizione dei ministri Valditara e Roccella dopo l'emendamento che vieta i percorsi di educazione affettiva e sessuale fino alle medie. La replica dell'assessora Francesca Gerosa: "Risulta evidente che il punto centrale è il coinvolgimento delle famiglie. Mi rammarico perché ancora una volta la sinistra ha fatto diventare la scuola un campo di battaglia e ha perso l’occasione di avviare un confronto sereno e costruttivo"

TRENTO. "Ritengo che si sia creata, per chiara volontà di qualcuno, tanta confusione". Così l'assessora Francesca Gerosa respinge le polemiche sul disegno di legge del ministro Valditara sull'educazione affettiva e sessuale nelle scuole medie. "Dalla lettura del testo risulta evidente che il punto centrale è il coinvolgimento delle famiglie. Mi rammarico perché ancora una volta la sinistra ha fatto diventare la scuola un campo di battaglia e ha perso l’occasione di avviare un confronto sereno e costruttivo".
Negli scorsi giorni la Commissione cultura della Camera ha dato via libera a un emendamento per vietare, di fatto, le attività di educazione affettivo-sessuale nelle scuole fino alle medie – formalmente le secondarie di primo grado. La modifica approvata dalla maggioranza, e che ora dovrà essere discussa e votata in Parlamento prima di diventare legge, amplia in pratica il sostanziale divieto che il ddl Valditara aveva già previsto per le scuole dell'infanzia e le primarie (Qui articolo).
A livello tecnico il provvedimento mira a vietare alle scuole la possibilità di coinvolgere professionisti esterni per discutere di questi temi. In definitiva, non si potranno quindi organizzare attività dedicate all'educazione all'affettività e alla sessualità fatto salvo quanto previsto dalle norme nazionali sull'insegnamento – alla fine della terza media agli studenti è richiesta l'acquisizione di “corrette informazioni sullo sviluppo puberale e la sessualità” e sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.
"Bisognerebbe inserirla come materia curricolare", le parole a il Dolomiti di Dario Ianes, mentre un dirigente ha spiegato che “Ce la chiedono studenti, insegnanti e genitori” (Qui articolo). A esprimere preoccupazione sulla misura anche l'Ordine degli psicologi ("Ci auspichiamo che ogni decisione in materia di educazione affettiva e sessuale sia guidata dalle evidenze scientifiche disponibili e dall'obiettivo prioritario di tutelare la salute psicologica e il benessere delle giovani generazioni del nostro territorio”- Qui articolo) e le Ostetriche sul rischio in assenza di programmi strutturati è di “riempire” il vuoto educativo lasciato con contenuti di ben altra natura (“In assenza di percorsi educativi qualificati – ribadiscono gli psicologi – bambini e adolescenti si formano prevalentemente attraverso fonti non attendibili, in particolare materiali online non mediati pedagogicamente. Questo porta all'interiorizzazione di modelli relazionali distorti, stereotipi di genere dannosi e rappresentazioni disfunzionali della sessualità e delle relazioni affettive, con conseguente aumento del rischio di comportamenti violenti, bullismo e revenge porn” - Qui articolo).
Parla di un "gravissimo ostacolo ai percorsi educativi che rappresentano il principale strumento di contrasto al fenomeno della violenza contro le donne e ai femminicidi", commenta Sara Ferrari a nome del Partito Democratico. I dem hanno inviato una lettera alla Commissione femminicidi per chiedere una convocazione plenaria con i ministri Valditara e Roccella per affrontare la questione". Le Donne democratiche parlano invece di "un pericoloso passo indietro e un attacco diretto all’esercizio del diritto alla libera conoscenza per i giovani e le giovani ponendosi in questo modo in aperto contrasto alla convenzione di Istanbul e alla stessa Costituzione. Il Trentino difenda l’autonomia scolastica e un'educazione alla parità di genere e al rispetto con una legge provinciale". L'invito è di firmare il ddl di iniziativa popolare provinciale "che introduce corsi strutturali di corsi all'educazione di genere, facendone un baluardo educativo contro l'oscurantismo ideologico e patriarcale. Basta silenzi e ritardi: si devono garantire la parità di accesso alla formazione per tutti gli studenti e le studentesse, superando i veti ideologici e di parte, strutturare percorsi formativi stabili finalizzati al superamento degli stereotipi, alla lotta alla discriminazione e alla costruzione di relazioni non violente e orientare l'autonomia legislativa della Provincia di Trento alla tutela del benessere e della salute psico-fisica di bambini e adolescenti". Una norma nazionale difesa dall'assessora provinciale in Trentino.
LA LETTERA DEL PARTITO DEMOCRATICO ALLA COMMISSIONE FEMMINICIDI
Egregia Presidente in considerazione di quanto accaduto nei giorni scorsi in commissione istruzione alla Camera dei Deputati, con l'approvazione di un emendamento della deputata Latini al ddl Valditara, con il quale si introduce di fatto il divieto di svolgere "attività didattiche e progettuali, nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità" non solo nella scuola primaria ma anche nella secondaria di primo grado, sono a chiedere a nome del gruppo del Partito Demicratico una convocazione plenaria della commissione con una audizione urgente del ministro Valditara e della ministra Roccella. Questa modifica normativa, qualora fosse confermata nel voto assembleare della Camera, introdurrebbe un gravissimo ostacolo ai percorsi educativi che rappresentano il principale strumento di contrasto al fenomeno della violenza contro le donne e ai femminicidi.
Nelle numerosissime audizioni che la Commissione Femminicidio ha potuto compiere in questi due anni di lavoro, infatti ci è sempre stata rappresentata, da qualsiasi associazione, da soggetti pubblici e privati, dalle categorie economiche, da singoli specialisti e specialiste e professionisti che a vario titolo hanno a che fare col fenomeno della violenza maschile sulle donne, la necessità di promuovere e rendere strutturale all'interno dei luoghi formativi ed educativi, in primis nella scuola, l'educazione all'affettività e alla sessualità, alle relazioni corrette e rispettose, alla parità, al superamento degli stereotipi di genere, ai pregiudizi, alle discriminazioni, come azione primaria di contrasto a questa terribile piaga sociale.
La responsabilità pubblica che ci siamo assunte e assunti nel partecipare e condividere spesso all'unanimità il lavoro di questa commissione richiede oggi che non ignoriamo quanto grave possa essere il danno che deriverebbe a studenti e studentesse se non solo non dessimo seguito a quella richiesta di promozione di educazione, ma addirittura venisse frenato quello che oggi a macchia di leopardo viene fatto nelle scuole del nostro Paese su base volontaria. Riteniamo dunque indispensabile e urgente che il ministro all'istruzione e la ministra alle pari opportunità riferiscano alla commissione di indagine su femminicidio e violenza, come intendano agire per scongiurare il rischio di questo danno non solo per le giovani generazioni, ma anche per garantire l'efficacia delle azioni di prevenzione, fondamentali per il contrasto alla violenza e il cui studio e ricerca rappresentano parte essenziale del mandato della nostra commissione.
LA REPLICA DELL'ASSESSORA FRANCESCA GEROSA
In merito al Disegno di Legge relativo alle attività di educazione sessuale a scuola, condivido la linea del Ministro Valditara e ritengo che si sia creata, per chiara volontà di qualcuno, tanta confusione. Dalla lettura del testo risulta evidente che il punto centrale è il coinvolgimento delle famiglie, al fine del rafforzamento dell’alleanza scuola-famiglia su cui tutti riteniamo importante investire, che hanno il diritto e il dovere di sapere ciò che viene portato all’attenzione dei propri figli.
Questo si declina attraverso il consenso informato e la messa a disposizione delle famiglie del materiale che poi viene utilizzato all’interno delle classi. Centrale è anche la collegialità delle decisioni all’interno della scuola, che passano dal Collegio docenti e dal Consiglio dell’istituzione, all’interno del quale tutte le componenti scolastiche sono rappresentate. Un’operazione di trasparenza quindi quella proposta dal Ministro Valditara, a tutela di tutti, che trova anche il sostegno da parte mia.
Era necessario definire in modo chiaro in Legge chi può entrare nelle aule delle scuole per parlare con gli studenti di temi così delicati, perché è doveroso che a farlo siano unicamente professionisti scevri da qualsiasi inclinazione ideologica, e la cui partecipazione è giusto sia subordinata alla deliberazione del Collegio dei docenti e all’approvazione del Consiglio dell’Istituzione scolastica. Corretto che sia nettamente stabilito che non può entrare chiunque nelle scuole, definendo criteri e mettendo ordine, a tutela dei ragazzi e nel rispetto delle linee educative che ogni famiglia ha il sacrosanto diritto di scegliere, e data la collegialità interna delle decisioni non vengono lese né la libertà di insegnamento né l’autonomia scolastica.
Ai fini della selezione dei soggetti esterni, ci dovranno essere obbligatoriamente nelle scuole una comparazione e una valutazione dei titoli e della comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica nelle materie oggetto della formazione, e dovranno essere valutate anche la coerenza con la finalità educativa e l’adeguatezza al livello di maturazione e all’età degli studenti.
Una decisione questa che va in un’unica direzione, quella dell’approccio scientifico, che è per me l’unica via per un confronto serio con i ragazzi, e non trovo quindi giustificazioni alle alzate di scudi di una sinistra che evidentemente nelle scuole vorrebbe fare entrare altro.
Nel totale rispetto di questi criteri, che garantiscono anche alle famiglie una serenità nella conoscenza degli approcci al tema, ritengo fondamentale che l’educazione sessuale sia presente nelle scuole, perché la conoscenza è la base della prevenzione e anche del riconoscimento adeguato dei pericoli, ma senza che ci siano rischi di indottrinamento e di posizioni soggettive su cosa sia giusto e cosa no da parte di persone appartenenti ad associazioni che nulla hanno a che vedere con approcci scientifici. Va infatti considerato che il Disegno di legge al comma 4 dell’art.1 prevede che sia sempre garantito quanto disposto dalle indicazioni nazionali, quindi non leggo, come qualcuno vorrebbe fare intendere, una totale chiusura indiscriminata, così come dichiarato anche dal Sottosegretario Paola Frassinetti quando chiarisce che le materie direttamente collegate all’educazione sessuale, come i rischi legati alle malattie trasmissibili, la procreazione, il concepimento, la riproduzione, che sono quegli elementi necessari per tutelare il benessere degli adolescenti diretto e indiretto, continueranno ad essere trattate.
È la strumentalizzazione come sempre partita dalla sinistra che fa passare concetti diversi, rendendo così un pessimo servizio alla scuola e alle famiglie. Ancora più incredibile che qualcuno voglia far passare le novità previste come l’impossibilità di affrontare a scuola il tema dei femminicidi, quando il Governo Meloni, estremamente attento a questo tema, ha firmato protocolli di intesa affinché gli esperti vadano nelle scuole proprio per far comprendere ai ragazzi e alle ragazze la differenza tra l’amore e il possesso e l’importanza di saper dire e accettare i “no“.
Mi rammarico perchè ancora una volta la sinistra ha fatto diventare la scuola un campo di battaglia e ha perso l’occasione di avviare un confronto sereno e costruttivo.















