Educazione affettivo-sessuale bloccata fino alle medie? Gli Psicologi: “In un anno 477 denunce per violenza domestica in Trentino, programmi efficaci per la prevenzione”
L'intervento dell'Ordine degli psicologi di Trento: “In assenza di percorsi educativi qualificati, bambini e adolescenti si formano prevalentemente attraverso fonti non attendibili, in particolare materiali online non mediati pedagogicamente”

TRENTO. “Ci auspichiamo che ogni decisione in materia di educazione affettiva e sessuale sia guidata dalle evidenze scientifiche disponibili e dall'obiettivo prioritario di tutelare la salute psicologica e il benessere delle giovani generazioni del nostro territorio”. Sono queste le parole con le quali l'Ordine degli psicologi di Trento interviene dopo la stretta votata in Commissione cultura della Camera sui programmi di educazione affettivo-sessuale nelle scuole fino alle medie (Qui Articolo).
A livello tecnico il provvedimento mira a vietare alle scuole la possibilità di coinvolgere professionisti esterni per discutere di questi temi. In definitiva, non si potranno quindi organizzare attività dedicate all'educazione all'affettività e alla sessualità fatto salvo quanto previsto dalle norme nazionali sull'insegnamento – alla fine della terza media agli studenti è richiesta l'acquisizione di “corrette informazioni sullo sviluppo puberale e la sessualità” e sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.
“In una recente nota – scrivono gli psicologi trentini – la presidente del Consiglio nazionale degli psicologi, la dottoressa Gulino, sul tema si è così espressa: 'L'educazione affettiva e sessuale deve essere parte integrante del patto di corresponsabilità tra scuola, famiglie e studenti, come base per un'alleanza educativa capace di promuovere autonomia, rispetto e consapevolezza. Un'educazione affettiva e sessuale fondata su basi scientifiche, rispettosa dei valori familiari e condivisi, aiuta a sviluppare empatia, responsabilità e capacità di riconoscere e gestire le emozioni. È un presidio di salute psicologica e sociale, non una minaccia. Confidiamo che il legislatore valuti con attenzione ogni iniziativa in materia, affinché la scuola resti luogo di conoscenza, dialogo e crescita emotiva, nel rispetto della dignità di ogni persona'. Noi dell'Ordine degli psicologi della Provincia di Trento non possiamo che essere d'accordo con tale posizione, che è in linea con la letteratura scientifica sul tema, con le raccomandazioni delle principali organizzazioni scientifiche internazionali e anche con le evidenze relative al nostro territorio provinciale”.
E proprio dal Trentino parte il ragionamento dell'Ordine, che riporta una serie di dati relativi al tema della violenza di genere e domestica: “Ricordiamo che nel periodo 2020-2024 si sono registrati ben 6 femminicidi in Provincia. Nel 2023 sono state presentate 477 denunce per violenza domestica (+3% rispetto al 2022) e si sono contati 478 accessi al pronto soccorso legati alla violenza, di cui 196 per episodi di natura domestica. Rispetto invece a bullismo e cyberbullismo, un'indagine condotta su 3.176 studenti trentini ha rilevato che il 65% dichiara di essere stato vittima di qualche forma di violenza, il 63% di bullismo e il 19% di cyberbullismo. A livello nazionale, dati del 2024 indicano che il 47% degli studenti italiani tra 15 e 19 anni (oltre 1 milione) ha subito forme di cyberbullismo, con conseguenze psicologiche documentate”.
“Le linee guida dell'Unesco e dell'Organizzazione mondiale della sanità – continuano – raccomandano la Comprehensive sexuality education, un approccio educativo integrato che affronta la prevenzione, gestione emotiva, relazioni interpersonali e autodeterminazione. La ricerca scientifica internazionale ha dimostrato l'efficacia di questi programmi nella prevenzione di violenze, oltre che di gravidanze indesiderate e infezioni sessualmente trasmissibili. Gli studi evidenziano che affrontare temi quali pubertà, rispetto reciproco e consenso prima dell'adolescenza riduca significativamente il rischio di violenza, sfruttamento e abusi sessuali”.
Come riportato anche dalle Ostetriche trentine (Qui Articolo), il rischio in assenza di programmi strutturati è di “riempire” il vuoto educativo lasciato con contenuti di ben altra natura: “In assenza di percorsi educativi qualificati – ribadiscono gli psicologi – bambini e adolescenti si formano prevalentemente attraverso fonti non attendibili, in particolare materiali online non mediati pedagogicamente. Questo porta all'interiorizzazione di modelli relazionali distorti, stereotipi di genere dannosi e rappresentazioni disfunzionali della sessualità e delle relazioni affettive, con conseguente aumento del rischio di comportamenti violenti, bullismo e revenge porn”.
“La nostra posizione – concludono – è che l'educazione affettiva e sessuale, basata sulle evidenze scientifiche, condotta da professionisti con adeguate competenze scientifiche e deontologiche, rappresenta ad oggi un intervento di prevenzione primaria fondamentale per la salute psicologica e il benessere relazionale di bambini e adolescenti. Tali percorsi educativi, quando adeguatamente progettati e inseriti nel patto educativo tra scuola e famiglie, favoriscono lo sviluppo di competenze emozionali essenziali: riconoscimento e gestione delle emozioni, empatia, capacità di costruire relazioni rispettose, pensiero critico rispetto ai modelli mediatici”.












