"Verifica età per i siti porno strada giusta per evitare danni psicologici. Stop all'educazione sessuale? Atto miope che consegna i giovani alle logiche barbare del web"
In Italia dal 12 novembre verrà applicato il nuovo regolamento Agcom, per accedere ai siti porno bisognerà dimostrare di essere maggiorenni: la psicoterapeuta Roberta Bommassar commenta la decisione ed espone i principali rischi psicologici per bambini e adolescenti collegati alla loro fruizione, criticando il "taglio" all'educazione affettivo-sessuale nelle scuole

TRENTO. "Credo che questo filtro sia la strada giusta per evitare conseguenze psicologiche, causate dalla visione accidentale di contenuti espliciti, in bambini e adolescenti". Questa l'opinione della psicologa e psicoterapeuta Roberta Bommassar che, intervistata da il Dolomiti, riflette su un tema molto discusso in questi giorni: dal prossimo 12 novembre in Italia verrà applicato il nuovo regolamento Agcom che imporrà la verifica della maggiore età per accedere ai siti pornografici.
In sintesi, per accedere a siti che ospitano contenuti espliciti, non basterà più semplicemente cliccare sulla classica dicitura “dichiaro di essere maggiorenne”, ma con ogni probabilità sarà previsto un codice, rilasciato da una società terza, che dovrà essere inserito per accedere ai siti, secondo il cosiddetto sistema del "doppio anonimato" (QUI TUTTI I DETTAGLI).
Ma al di là del provvedimento, è interessante chiedersi – con un ragionamento "inverso" – quali siano invece le conseguenze psicologiche su giovani e giovanissimi causate dall'entrare in contatto, senza censure, con contenuti espliciti.
A spiegarlo è proprio Roberta Bommassar – già presidente dell'Ordine degli Psicologi del Trentino e referente del Gruppo di Lavoro Infanzia e Adolescenza per il Consiglio Nazionale dell’Ordine – che inizia sottolineando come, negli ultimi anni, si sia assistito ad un crescente consumo di pornografia, parallelamente ad una diminuzione dell'età di chi fruisce i contenuti, con l'età media del primo "contatto" con contenuti pornografici online che arriva addirittura ad abbassarsi agli 11 anni, con molti giovanissimi che "entrano in contatto con questi contenuti non volontariamente, mentre navigano su internet per altre ragioni".
Ma qual è il principale effetto di questa situazione? "Sia nei ragazzi che nelle ragazze – specifica Bommassar – avviene un attacco al processo di costruzione dell'autostima, dal momento che la pornografia favorisce un'ipersessualizzazione delle relazioni, anche quando questo non dovrebbe accadere. Possono quindi insorgere ansia da prestazione, insoddisfazione sessuale e minore accettazione del proprio aspetto fisico: questo perché ad essere proposti sono modelli irraggiungibili nella realtà, con i quali si è spinti a confrontarsi sentendosi di conseguenza inadeguati e insicuri. Questo poi può sfociare nell'insorgere di emozioni negative come paura, angoscia, rabbia o tristezza, fino ad arrivare nei peggiori casi alla depressione".
Tornando sul concetto di ipersessualizzazione delle relazioni, la psicoterapeuta spiega come una conseguenza sia quella di arrivare ad inibire la dimensione affettiva dei rapporti, instaurando relazioni con i coetanei spesso portatrici di equivoci, incomprensioni e addirittura rifiuti che contribuiscono ad aggravare il senso di disvalore e disistima.
Un altro elemento da non trascurare riguarda il marchio fortemente ipermaschile della pornografia tradizionale, dove l’uomo spesso appare come figura dominante e la donna come soggetto sottomesso che trae piacere da tale sottomissione. Un’impostazione, spiega Bommassar, che finisce per trasmettere un’idea di sessualità predatoria, in cui il consenso dell’altra persona non viene contemplato.
"È evidente che, all’interno della pornografia, la figura femminile viene spesso ridotta a un oggetto – prosegue – e questo, nella realtà, non rappresenta certo un modello da imitare. Se per i ragazzi il pericolo è quello di interiorizzare tali rappresentazioni, per le ragazze può invece tradursi in un senso di inadeguatezza nel momento in cui non si conformano a determinati standard".
E se finora si è parlato di adolescenti, chiediamo infine a Bommassar cosa accade se ad entrare in contatto accidentalmente con i siti porno sono invece i bambini?
"In questi casi la reazione dei più piccoli è di refrattarietà e anche spavento, che possono trasformarsi in disagio nel caso di scene particolarmente violente. Il rischio psicologico maggiore – osserva Bommassar – è che l'accesso alla sessualità non avvenga in modo sereno: se prima dell'avvento del web questo si concretizzava naturalmente, sfociando in esperienze fisiche soggettive, ora gli stimoli esterni e spesso confusi possono causare traumi, per definizione esperienze non elaborabili. Questo filtro che verrà introdotto, insomma, è a mio avviso la strada giusta per evitare queste conseguenze".
Un'ultima battuta la psicoterapeuta la dedica alla stretta votata in Commissione cultura della Camera sui programmi di educazione affettivo-sessuale nelle scuole fino alle medie (QUI ARTICOLO), rimarcando come sia invece fondamentale investire sull'educazione alla sessualità dei giovani, che "deve partire in primis dal mondo scolastico, quello dove vengono sperimentate le prime dinamiche di interazione sociale" e dove è fondamentale guidare i più giovani anche ad un corretto e consapevole uso del web.
"Nonostante questo filtro che entrerà in vigore, è evidente che non sarà comunque impossibile per un giovane accedere a determinati contenuti. Ritengo – conclude Roberta Bommassar – questa decisione frutto di una visione miope e di un pensiero basato sull'idea che se non si toccano determinati temi, si eliminino automaticamente le problematiche. Se la scuola, in sintonia con le famiglie e gli esperti, non mette in campo determinati percorsi, significa a tutti gli effetti consegnare le nuove generazioni all'educazione barbara della rete. Sarà più precisa: si tratta non semplicemente di una chiusura passiva, bensì un'azione attiva che consegna le nuove generazioni alla logica incontrollata e, ripeto, barbara della rete".


















