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Trento
27 ottobre | 18:36

Educazione affettiva e sessuale, l’allarme degli infermieri: “Un intervento imprescindibile di promozione della salute”

Nei giorni scorsi di sono espressi contro l’emendamento anche l’Ordine della professione ostetrica, degli psicologi e dei tecnici di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e prevenzione della Provincia autonoma di Trento. Tutti gli ordini sanitari sottolineano come la decisione rappresenti “una grave negazione del diritto alla promozione della salute, riconosciuto a livello internazionale da Unesco, Oms e Unicef”

Educazione affettiva e sessuale, l’allarme degli infermieri: “Un intervento imprescindibile di promozione della salute”
di Giorgia De Santis

TRENTO.  L’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Trento (Opi) “esprime profonda preoccupazione per l’emendamento approvato il 15 ottobre 2025 dalla Commissione Cultura della Camera, che estende il divieto delle attività didattiche relative all’educazione affettiva e sessuale anche alle scuole secondarie di primo grado (fino ai 14 anni), divieto già vigente per la scuola primaria”.

 

Secondo l’Ordine infatti “L’educazione affettiva e sessuale, condotta da professionisti qualificati e basata su evidenze scientifiche, rappresenta un intervento imprescindibile di promozione della salute. Favorisce lo sviluppo di competenze emotive e relazionali, promuove la cultura del rispetto reciproco, la parità di genere e la consapevolezza corporea, contribuendo a prevenire fenomeni come bullismo, violenza, gravidanze precoci e malattie sessualmente trasmissibili”.

 

Nei giorni scorsi di sono espressi contro l’emendamento anche l’Ordine della professione ostetrica, degli psicologi e dei tecnici di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e prevenzione della Provincia autonoma di Trento. Tutti gli ordini sanitari sottolineano come la decisione rappresenti “una grave negazione del diritto alla promozione della salute, riconosciuto a livello internazionale da Unesco, Oms e Unicef”.

 

Per questo motivo, per orientare le nuove generazioni ad assumere comportamenti consapevoli, è fondamentale sviluppare abilità per una gestione responsabile della sessualità. L’Ordine ribadisce che la scuola, insieme al sistema sanitario e alle famiglie, deve restare un luogo centrale per la promozione della salute e dei sani stili di vita, come previsto dal Piano provinciale della prevenzione 2020-2025 (“Scuole che promuovono salute”), che accompagna la crescita di relazione positive e della promozione della salute riproduttiva.

 

I dati locali mostrano l’importanza del tema: nel 2023 in Trentino sono state presentate 477 denunce per violenza sulle donne, con un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. I Pronto Soccorso provinciali hanno registrato 478 accessi legati a episodi di violenza, di cui 196 riconducibili a violenza domestica (dati Pat 2023). Anche tra i più giovani, i numeri sono allarmanti: secondo il Network Hbsc 2022, il 25% degli undicenni trentini ha subito episodi di bullismo e il 15% ha riferito esperienze di cyberbullismo nei due mesi precedenti l’indagine.

 

Per l’Opi, negare un’educazione strutturata su questi temi “significa lasciare spazio a fonti non controllate” come i contenuti online, spesso accessibili già dai 9-13 anni, che diffondono modelli distorti e diseducativi con conseguenze sulla salute fisica emotiva e relazionale dei ragazzi.

 

L’Ordine ribadisce che l’educazione affettiva e sessuale, insieme alla promozione di sani stili di vita e alla prevenzione delle dipendenze, deve restare una priorità condivisa tra sistema sanitario, scuola e famiglie: “Intervenire precocemente – conclude la nota – è fondamentale per costruire relazioni positive e prevenire violenze tra pari e di genere”.

 

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