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Trento
20 gennaio | 15:39

Il sindaco di Trento: "Sì alle zone 30 ma non ovunque. Serve per ripensare la città". E la proposta: "Chiamiamole zone bambini"

Il sindaco di Franco Ianeselli: "Il termine 'zone 30' non piace perché fa venire in mente un limite. L'idea di fondo del progetto è quello di liberare spazio per la città delle persone". E la proposta del primo cittadino trentino è quella di chiamare queste aree come "zone bambini"

Il sindaco di Trento: Sì alle zone 30 ma non ovunque

TRENTO. "Il termine 'zone 30' non piace perché fa venire in mente un limite". A dirlo il sindaco di Trento Franco Ianeselli. "L'idea di fondo del progetto è quello di liberare spazio per la città delle persone". E la proposta del primo cittadino trentino è quella di chiamare queste aree come "zone bambini".

 

La questione delle "città 30", e "zone 30", è al centro delle discussioni dopo l'approdo in Consiglio comunale a Milano di un ordine del giorno in questo senso. Da lì si è innescata una polemica con il ministro Matteo Salvini che su Twitter ha commentato che "Ricordo al sindaco e al Pd che a Milano la gente vorrebbe anche lavorare".

 

Poi lo scontro si è spostato con il Comune di Bologna sul limite di 30 chilometri orari introdotto di recente nel capoluogo emiliano. "Una scelta non ragionevole" per Salvini, "Le indicazioni sono ministeriali. I benefici per la sicurezza stradale sono superiori", per il primo cittadino Matteo Lepore. Anche se la decisione ha diviso la cittadinanza. 

 

Nel frattempo nelle scorse ore il dicastero guidato da Salvini ha diffuso una nota ufficiale. "Il Mit sta lavorando a una direttiva per chiarire e semplificare il tema dei limiti di velocità, con particolare riferimento ai centri urbani e come stabilito dall’articolo 142 comma 2 del codice della strada".

 

A ogni modo quello delle 'zone 30' è un tema che viene affrontato in diverse città europee e in Italia ci sono diversi progetti di questo tipo e quelli di Bologna sono tra i più avanzati. Un argomento complesso perché non riguarda solo una riduzione del limite di velocità e la modifica della segnaletica ma richiede una serie di interventi, compreso un cambiamento della mentalità degli automobilisti.

 

A intervenire anche il primo cittadino di Trento dopo l'incontro pubblico con l'urbanista Matteo Dondè, Ianeselli precisa come la città intenderebbe adattare questo modello al capoluogo. "Nessuno pensa di mettere il limite dei 30 chilometri all’ora sulle strade di scorrimento, per intenderci via Brennero, via Degasperi e così via. Non avrebbe alcun senso".

 

Si sperimenterà invece questa misura nei centri abitati, "vicino alle scuole, in strade spesso già strette e tortuose che certo non invitano a correre. Per fare una 'zona 30' non basta un cartello stradale con su scritto il limite. Va ripensato lo spazio urbano che deve diventare più vivibile, per esempio installando panchine e fioriere o colorando l’asfalto o allargando il marciapiede, a seconda dei casi. 'Zona 30' significa innanzitutto città più bella".

 

L'intenzione è quella di prevedere una sperimentazione e poi di valutare pro e contro. "Si tratta di un percorso partecipato: se vedremo che la cosa non va bene o non fa per noi, studieremo un’altra iniziativa. Certo, qualcosa bisogna fare, a meno che non ci rassegniamo ai 9 morti al giorno sulle strade italiane e ai 157 milioni di euro all’anno legati ai danni da incidentalità stradale nel solo Trentino".

 

La ratio delle "zone 30" non è quella di "fare cassa. Servono piuttosto a fare in modo che i bambini tornino ad andare a scuola a piedi e da soli (in Italia c’è il record di bambini accompagnati fin quasi in classe e, guarda caso, di obesità infantile). Servono per aumentare la sicurezza, per migliorare lo spazio pubblico. Servono alla città delle persone. Proviamoci, senza fare battaglie ideologiche, senza prendere posizioni aprioristiche. Magari sperimentando ne uscirà una città migliore. Magari troveremo una via trentina, solo nostra, diversa da tutte le altre. Se stiamo fermi, non cambierà mai nulla. E ci lamenteremo comunque. Concludo con una proposta: per far capire meglio di cosa stiamo parlando, non chiamiamole più 'Zone 30', ma 'Zone bambini'".

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