"Zona 30 in altre due aree", Trento prosegue la sperimentazione. La Fondazione Michele Scarponi sulla bocciatura di Bologna: "Non è una sconfitta: la battaglia continua"
Il Tar ha bocciato Bologna sulle zone 30. L'assessore del Comune di Trento Michele Brugnara: "Il nostro metodo è diverso: graduale e partecipato. L'abbassamento dei limiti salva le vite. Dopo Clarina e Gardolo, la sperimentazione prosegue". La Fondazione Michele Scarponi: "La Città 30 non è sconfitta: la nostra battaglia per città più sicure, più vivibili e più giuste continua"

TRENTO. Il Comune di Bologna non intende fermarsi davanti al semaforo rosso del Tar dell'Emilia Romagna che ha bocciato la "città 30". I giudici amministrativi non hanno valutato l'efficacia quanto la legittimità (Qui articolo). Una misura che è stata ritenuta sproporzionata. Il modello felsineo non è l'unico campo. C'è anche quello di Trento, pur attraverso un sistema diverso per raggiungere l'obiettivo. Promette battaglia a livello nazionale la Fondazione Michele Scarponi, da sempre in prima fila riguardo la promozione della sicurezza sulle strade e la tutela dei ciclisti.
Se il ministro Matteo Salvini e il centrodestra esultano per la decisione del tribunale, il sindaco Matteo Lepore (centrosinistra) è intervenuto per ribadire che l'amministrazione intende rispondere alle questioni formali sollevate dalla sentenza. Anche il capoluogo trentino punta la "città 30" ma il percorso scelto è differente per centrare questo target.
La città di Bologna ha puntato su una trasformazione strutturale più decisa "mentre per Trento - dice l'assessore Michele Brugnara - ci siamo orientati per un approccio graduale e partecipativo di questo cambiamento che può essere profondo attraverso il programma 'Strade da vivere': non significa ridurre il limite di velocità a tutte le vie ma intervenire in quelle residenziali e delle aree scolastiche".
La contestazione dei giudici amministrativi per Bologna riguarda il limite di velocità applicato in modo generalizzato a tutte le strade non a scorrimento alto e non la disposizione strada per strada. Nell'estate del 2023 c'è stata l'introduzione, piuttosto netta, del limite dei 30 km/h nel 70% delle strade, sono rimaste escluse quelle a percorribilità elevata.
"I benefici tra mobilità, riduzione dell'incidentalità e aspetti sanitari della misura non sono stati presi in considerazione, invece è stato valutato l'aspetto burocratico e ci si è basati sulla formalità", evidenzia Brugnara. "A ogni modo Bologna va avanti e questo è estremamente positivo perché è un esempio. Anche noi intendiamo proseguire nella sperimentazione per un modello più lento e inclusivo".
Il Comune di Bologna, primo tra i capoluoghi metropolitani a scegliere di adottare in modo esteso il limite dei 30 km/h, ha monitorato i dati. I risultati? Meno incidenti, più sicurezza, qualità dell'aria migliore e spazi urbani più vivibili. Nel primo anno di applicazione della norma nessun pedone è morto e c'è stato un calo del 3,3% delle vittime sulle strade, gli incidenti sono scesi del 13,1% rispetto alla media dei due anni precedenti.
"E' un modello che porta risultati eccezionali, si salvano vite umane", aggiunge Brugnara. "Inoltre si possono ripensare la mobilità, gli spazi pubblici e si possono creare spazi a misura di famiglie e, soprattutto, dei bambini. Si lavora a una richiesta che parte dal basso, questa soluzione naturalmente non convince tutti i cittadini ma la maggior parte della popolazione chiede interventi in questa direzione. Praticamente tutte le circoscrizioni guardano alla zona 30 per migliorare la sicurezza in generale".
Le sperimentazioni nel quartiere Clarina e nel sobborgo di Gardolo sono state promosse (Qui articolo). "Il bilancio è positivo e l'istituzione dei 30 km/h diventa definitiva", prosegue l'assessore comunale alla mobilità sostenibile e all'ambiente. "Ci sono in previsione altri interventi strutturali come il posizionamento di chicane, l'allargamento dei marciapiedi e gli attraversamenti pedonali rialzati". Il Comune rilancia per questo 2026 il progetto in altre due zone. "Siamo pronti a partire a Mattarello e nei Solteri".
Ogni anno due quartieri entrano nella sperimentazione e contestualmente si valuta di fissare l'esperienza avviata nei 12 mesi precedenti. Insomma, si prosegue nel solco del Piano urbano della mobilità sostenibile – Pums approvato nel 2023 e che nel giro di 10 anni dovrebbe arrivare a concludere questo progetto. "L'applicazione richiede tempo, ci sono le osservazioni da valutare e ci si confronta con la cittadinanza ma siamo fiduciosi perché i risultati preliminari sono positivi e quello della sicurezza stradale è un tema molto sentito. Così si migliora la qualità della vita dei residenti", conclude Brugnara.
A intervenire anche la Fondazione Michele Scarponi. "La Città 30 non è sconfitta: la nostra battaglia per città più sicure, più vivibili e più giuste continua", dice il segretario generale Marco Scarponi. "Saremo al fianco del Comune di Bologna e della Città metropolitana di Bologna in qualunque percorso vogliano intraprendere, sia un ricorso in appello al Consiglio di Stato, sia un riesercizio del potere pianificatorio secondo le indicazioni del Tar".
Il Tar "non affossa l’idea di Città 30, ma indica i binari tecnici su cui essa potrà e dovrà essere rinnovata", commenta Tommaso Rossi del foro di Ancona, avvocato della Fondazione Michele Scarponi e dell'associazione italiana familiari e vittime della strada. "Non si parla di eccesso di potere, ma di violazione di legge, e lo si fa con una sentenza che, se letta con attenzione, riconosce la legittimità della finalità perseguita: la sicurezza stradale e la vita delle persone. A mio avviso, emerge una lettura equilibrata del principio di proporzionalità e della ponderazione tra interessi pubblici contrapposti. Il Tar non dice che il limite a 30 km/h è illegittimo in sé, ma che va adottato zona per zona, non come sostituzione generalizzata del limite di 50 km/h. Questa sentenza rappresenta un passaggio delicato ma non una sconfitta: è un'opportunità per rilanciare, con ancora maggiore rigore tecnico, un modello di mobilità che salva vite e rende migliori le nostre città”.












