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| 21 gen 2024 | 10:35

'Zona 30', da Bologna a Trento è polemica. Salvini lavora a direttiva del Mit, Gabanelli: “Nessun caos, vuoi andare in centro in macchina? Vai a 30 all'ora”

La decisione di limitare a 30 chilometri all'ora il limite di velocità nel capoluogo emiliano ha dato il via ad una polemica che da giorni sta interessando il Paese, tra chi parla di un modo per “fare cassa” da parte dei Comuni stessi a chi fa invece invece riferimento ai temi di sicurezza e vivibilità cittadina. Gabanelli: “Abito a Bologna e non c'è nessun caos. Vuoi andare in centro in macchina? Vai a 30”

'Zona 30', da Bologna a Trento è polemica

TRENTO. Sulle 'zone 30', le aree cittadine nelle quali il limite di velocità per i mezzi viene abbassato ai 30 chilometri orari, la discussione tra contrari e favorevoli continua ormai da tempo a tutti i livelli, dai cittadini (divisi tra chi parla di un modo per “fare cassa” da parte dei Comuni stessi e chi invece fa riferimento ai temi di sicurezza e vivibilità cittadina) fino agli amministratori, con la polemica nata tra il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e l'amministrazione di Bologna, dopo le prime multe arrivate in città per chi ha superato il nuovo limite dei 30 all'ora.

 

La questione delle 'città 30' e 'zone 30', al centro delle discussioni dopo l'approdo in Consiglio comunale a Milano di un ordine del giorno in questo senso, sta però riguardando tutto il Paese e lo stesso Salvini, tramite una nota del dicastero guidato dal leader della lega, ha assicurato che: “Il Mit sta lavorando a una direttiva per chiarire e semplificare il tema dei limiti di velocità, con particolare riferimento ai centri urbani e come stabilito dall'articolo 142 comma 2 del codice della strada”. La stessa Lega a Bologna è poi capofila nella richiesta di un referendum per per l'abolizione del limite.

 

In precedenza, sui suoi canali social, Salvini aveva dichiarato: “A Bologna per scelta del sindaco e della sinistra che governa, tutti a 30 all'ora: caos. Una scelta ideologica insensata, perché mettere il limite a 30 all'ora in qualche zona ci sta ma mettere il limite a 30 all'ora in tutta Bologna non esiste. Ma perché? Tra le motivazioni il sindaco ne ha data una straordinaria: ci sarà meno rumore e i bolognesi potranno sentire il canto degli uccellini. Lasciamo lavorare chi deve lavorare”.

 

Parole alle quali ha poi (indirettamente) risposto la giornalista Milena Gabanelli: “Abito a Bologna e non c'è nessun caos. Si va a 30 chilometri all'ora a Londra, Bruxelles, Helsinki, Barcellona, Zurigo, Madrid, Graz. Dove hanno pensato che la vita di un bambino, un pedone, un ciclista valgono più dei 5 minuti persi a rallentare. Vuoi andare in centro in macchina? Vai a 30”.

 

All'interno della stessa Lega poi non tutti condividono la posizione del leader del Carroccio: “Da noi da 10 anni in centro andiamo a 30 all'ora – ha detto per esempio al Corriere della Sera il sindaco di Treviso, Mario Conte – anche se va detto che il nostro è un piccolo centro storico medievale. In più, puntando ad avere una città ciclabile, dove non c'è lo spazio fisico per le ciclabili, il limite dei 30 all'ora serve a garantire la promiscuità tra auto e bici”. In definitiva insomma: “Credo siano questioni molto locali, legate alle caratteristiche delle città. Capisco le riflessioni del ministro, ma francamente faccio fatica a vedere la necessità di un intervento dall'alto”.

 

La questione è stata poi affrontata anche a Trento dal sindaco del capoluogo, Franco Ianeselli (Qui Articolo), dopo un incontro pubblico con l'urbanista Matteo Dondé: “Nessuno pensa di mettere il limite dei 30 chilometri all'ora sulle strade di scorrimento, per intenderci via Brennero, via Degasperi e così via. Non avrebbe alcun senso. Sperimenteremo le zone 30 nei centri abitati, vicino alle scuole, in strade spesso già strette tortuose che certo non invitano a correre”. Per fare una zona 30 però: “Non basta un cartello stradale con scritto un limite. Va ripensato lo spazio urbano che deve diventare più vivibile”.

 

Per il primo cittadino la ratio delle zone 30 non è insomma quella di 'fare cassa': “Servono piuttosto a fare in modo che i bambini tornino ad andare a scuola a piedi da soli. Servono per aumentare la sicurezza, per migliorare lo spazio pubblico. Servono alla città delle persone. Proviamoci, senza fare battaglie ideologiche, senza prendere posizioni aprioristiche. Magari sperimentando ne uscirà una città migliore. Magari troveremo una via trentina, solo nostra, diversa da tutte le altre”.

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