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Trento
08 giugno | 20:25

Sanità territoriale, è il momento di fare sul serio. Viliotti: "Occasione irripetibile con i fondi Pnrr, ma che tutte le parti in causa siano coinvolte nella programmazione"

"La pandemia ha messo a nudo tutti i limiti e le difficoltà della medicina di prossimità. Grazie al Pnrr abbiamo realmente l'opportunità di effettuare l'integrazione sociosanitaria. Per realizzare concretamente il cambiamento e far sì che la medicina territoriale risulti efficace bisogna integrare le varie componenti, che vanno coinvolte sin dalla fase di strutturazione" spiega la presidentessa della Consulta Provinciale per la Salute

Sanità territoriale, è il momento di fare sul serio

TRENTO. "E' un'occasione da non sprecare: i fondi Pnrr danno la grandissima e irrepetibile possibilità di riformare la sanità a livello territoriale. Ci saranno finanziamenti (stanziati ovviamente a livello nazionale, ndr) pari a 7 miliardi per l'assistenza territoriale e 1 miliardo e mezzo da destinare al personale di tale assistenza con la possibilità d'integrare la "parte" sociale a quella sanitaria. Ma per farlo bisogna che il percorso sia condiviso, senza esclusioni".

 

Elisa Viliotti, presidentessa della Consulta Provinciale per la Salute, a margine del convegno "Sanità territoriale: quali prospettive?", organizzato dal Cibio dell'Università di Trento e dalla Fondazione Hospice Trentino Onlus, lancia un monito: per attuare un cambiamento deciso serve che la cabina di regia veda il coinvolgimento di tutte le parti in causa.

 

"La pandemia - prosegue la presidentessa Viliotti - ha messo a nudo tutti i limiti e le difficoltà della medicina di prossimità. Grazie al Pnrr abbiamo realmente l'opportunità di effettuare l'integrazione sociosanitaria, un tema del quale si dibatte ormai da 40 anni. Per realizzare concretamente il cambiamento e far sì che la medicina territoriale risulti efficace non è sufficiente progettare fisicamente le Case di Comunità o gli Ospedali di Comunità e calcolare il numero esatto di professionisti da impiegare nei vari distretti per soddisfare i requisiti previsti dal Decreto, ma bisogna integrare le varie componenti, che vanno però coinvolte sin dalla fase di strutturazione. Ecco perché chiediamo che sia fondamentale chiamare in causa sin da subito i rappresentanti del Terzo Settore e degli operatori della salute presenti nei vari ambiti territoriali nei tavoli di lavoro e nella cabina di regia del Pnrr".

 

Il sistema trentino attuale, infatti, non prevede la possibilità per il Terzo Settore di partecipare alla definizione, alla programmazione e all'organizzazione del sistema dei servizi, anche se una parte consistente della rete dei servizi assistenziali e sociosanitari sia garantito dal privato sociale, rappresentato da associazioni e cooperative sociali.

 

"L'integrazione sociosanitaria - conclude - era già prevista dalla legge provinciale 16 del 2010 "Tutela della salute in provincia di Trento", con la quale si sosteneva l'integrazione programmatica e di gestione delle politiche e azioni sanitarie e sociali, che avrebbe dovuto mettere a sistema le prestazioni erogate dall'Azienda Sanitaria, dalla medicina generale, dal privato sociale e dai professionisti nei vari distretti sanitari. C'è sempre più necessità di rinforzare la medicina a livello territoriale, (quasi a domicilio) per la presa in carico dei soggetti più fragili, mettendo in rete le prestazioni erogate da tutti i soggetti appena citati, creando così un vero sistema di comunità. Ecco, allora si permetta a quella che è una comunità attiva e competente di essere coinvolta nelle fasi di definizione e progettazione, considerando che il Decreto Ministeriale 77 del 2022 prevede l'attuazione entro il 2026. Il tempo, dunque, stringe e bisogna fare in fretta".

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