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"Servono interventi e un ristoro economico", il grido d'allarme dopo l'ennesimo crollo di roccia con chiusura della strada: "Non è più un disagio accettabile"

Negli ultimi mesi la statale che collega il Trentino e il Veneto è stata più volte (e a lungo chiusa) per crolli di roccia e frane. La comunità è ormai sfinita e preoccupata dalle continue interruzioni alla strada: "La sicurezza è un aspetto che non può più essere rimandato e continuano i danni per i residenti e le imprese"

Di Luca Andreazza - 01 aprile 2024 - 06:01

TRENTO. Altri due crolli in poche ore e il collegamento tra Trentino e Veneto nuovamente interrotto. La roccia è nuovamente piombata sulla strada con dimensioni più ridotte rispetto agli ultimi eventi tra la fine dell'anno scorso e l'inizio del 2024 ma la situazione di instabilità del versante sull'Alpe Cimbra attraversata dalla statale 350 preoccupa tanto sul fronte della sicurezza per il rischio delle vite umane (fortunatamente nei tre casi non c'è stato il coinvolgimento di qualche auto) e su quello della raggiungibilità del territorio. Spostamenti ormai da mesi messi in grande difficoltà tra chiusure e sensi unici alternati. E l'amministrazione comunale rinnova l'appello per trovare soluzioni.

 

"Chiediamo alla Provincia un impegno per la viabilità per l'Alpe Cimbra in generale. La sicurezza in primis è un aspetto che non può più essere rimandato", le parole a il Dolomiti di Micheal Rech. E poi ci sono le ripercussioni economiche. "I disagi - aggiunge il sindaco di Folgaria - per i residenti e per le imprese sono stati di grosse entità e continuano per le continue chiusure".

 

Già a marzo, infatti, il primo cittadino di Folgaria aveva inviato una lettera alla Provincia per chiedere che quanto avvenuto "venga tenuto in forte considerazione nella pianificazione di opere, interventi e sostegni di natura provinciale al nostro territorio". Una richiesta che ritorna sul tavolo da parte di una comunità sfibrata e sfinita da questa situazione di incertezza, molto pericolosa.

 

Dopo l'imponente crollo che a inizio novembre aveva spazzato via barriere, protezioni e strada, la Provincia era intervenuta e, innegabilmente, aveva spinto al massimo con le strutture per aprire la viabilità e salvare l'avvio della stagione invernale. Notevoli i disagi per pendolari e studenti, ma il cronoprogramma era stato rispettato e nel giro di un mese c'era stato il ripristino della funzionalità del collegamento. Una strada strategica.

 

Era stata effettuata la demolizione controllata di un diedro di roccia da 2.000 metri cubi. Un’operazione spettacolare con quattrocento chilogrammi di esplosivo al plastico, collocati attraverso lo scavo in parete di 10 fori larghi 95 millimetri e lunghi 20 metri, più una serie di perforazioni da 52 millimetri e della lunghezza di 5 metri. 

 

Poi a inizio febbraio ecco un nuovo crollo, questa volta di circa 100 metri cubi di roccia. E in quel caso i tecnici erano intervenuti per far brillare, con 80 chili di esplosivo, un diedro di 400 metri cubi che incombeva in parete. Via libera alle attività di disgaggio, pulizia e di rinforzo delle porzioni di versante tramite interventi di difesa attiva, come reti, chiodi e pannelli in aderenza alla roccia, la circolazione era tornata regolare. I tempi sono stati rispettati ma anche questa attività ha richiesto un mese con qualche probabile ripercussione sull'afflusso di turisti.

 

Dall'Alto Garda e la val di Ledro alla Valsugana, sono stati diversi i fenomeni di crolli più o meno grandi in Trentino. I collegamenti sono diventati faticosi e difficili, molte attività sono ancora in corso per riuscire a garantire la sicurezza sulle strade del territorio. Ma sull'Alpe Cimbra la viabilità è sembrata essere messa ancora più in crisi

 

Oltre al blocco della statale 350 in località Busatti (novembre-dicembre e febbraio-marzo), in pochi mesi l'Alpe Cimbra ha dovuto fronteggiare la chiusura per un mese a fine estate 2023 della Strada provinciale 2 Serrada-Terragnolo-Rovereto, quella della Ss349 della Fricca dal 29 febbraio di quest'anno e (seppur parziale) della strada provinciale 108 con l'Altopiano della Vigolana, anche quest'ultimo territorio interessato da frane e smottamenti, ma anche dall'erosione di un'arteria. 

 

Per diverse, troppe settimane, l'unico collegamento per raggiungere la Val d'Astico, il principale mercato di turismo di prossimità, è la strada provinciale 142 che "versa in condizioni pietose in termini di manto stradale - nella lettera inviata dal primo cittadino - soprattutto nel tratto del Trentino".

 

Una viabilità che è andata più volte in crisi e la richiesta dell'amministrazione comunale di studiare interventi compensativi per i danni generati dalle varie chiusure, anche economici. Un appello che viene rinnovato dopo il doppio crollo causato dal maltempo di domenica 31 marzo, più o meno nello stesso punto, tra le località Buse e Busatti. E un'altra interruzione disposta dal Servizio gestione strade della Provincia per ragioni di sicurezza e per l'allerta idrogeologica in corso e per poter valutare la situazione da martedì 2 aprile.  

 

"Comprendiamo la difficoltà anche della Provincia nel far fronte a queste emergenze che richiedono ingenti risorse ma non è pensabile che quanto accaduto sia derubricato a un disagio accettabile e tutto sommato sostenibile". La richiesta, ancora una volta è di "valutare ogni possibile intervento a sostegno delle imprese di questo territorio a parziale ristoro del danno arrecato. Questo territorio necessità del sostegno dell'Autonomia del Trentino e diversi sono i progetti di interesse strutturale portati all'attenzione in questi anni tra cui l'efficientamento del sistema acquedottistico, lo sviluppo del polo artigianale di Carpeneda, la messa in sicurezza delle sedi di protezione civile, il collegamento impiantistico di Folgaria con la Skiarea. Abbiamo bisogno di avere riscontro e di stringere un accordo che dia alla nostra comunità nuovo impulso allo sviluppo", conclude Rech.

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