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Trento
04 giugno | 06:00

“Fa acqua da tutte le parti”, l'accusa alla giunta Fugatti sul disastro accoglienza. Zanella: “Migranti trattati come pacchi e zero inclusione nei territori”

Chi è accolto oggi, spesso lo è in grandi strutture centralizzate, prive di percorsi adeguati di inclusione. Tutto è concentrato nel capoluogo, mentre nei territori mancano presidi e supporto. L'intervento del consigliere provinciale Paolo Zanella: "Questa è una intollerabile miopia ideologica che fa male alle persone migranti, ma anche al Trentino tutto"

TRENTO. Le persone “accolte” vengono ammassate in strutture sovraffollate, scollegate dal territorio, private di veri percorsi di inclusione. E le donne sole? Invisibili. Il Trentino merita di meglio. E chi cerca protezione anche. Invece ci troviamo davanti  ad una gestione delle persone migranti richiedenti protezione internazionale che “fa acqua da tutte le parti” ha spiegato in un documento il consigliere provinciale del Partito Democratico, Paolo Zanella

 

Nonostante le rassicurazioni che sarebbero arrivate dalla provincia sulle garanzie che nessuno dei nuclei familiari e delle persone richiedenti protezione internazionale ospitate alla Residenza Adige e Fersina finirà per strada, la preoccupazione è tantissima. Fino ad oggi, infatti, la Provincia non ha coinvolto il Comune di Trento e nemmeno il terzo settore. 

 

“Per strada ci sono già le centinaia di persone che non rientrano nei 730 posti disponibili in accoglienza, ci mancherebbe anche che venissero messe nella stessa indegna condizione anche quelle che un posto in struttura ce l'hanno già” spiega Zanella. 

 

Chi è accolto oggi, spesso lo è in grandi strutture centralizzate, prive di percorsi adeguati di inclusione. Tutto è concentrato nel capoluogo, mentre nei territori mancano presidi e supporto.  “I trasferimenti vengono effettuati in fretta, senza una minima programmazione, senza il coinvolgimento delle persone accolte, degli enti del Terzo Settore, delle scuole frequentate dai minori, né dei sindacati che rappresentano i lavoratori dell'accoglienza” continua il consigliere del Pd facendo riferimento ai trasferimenti che stanno avvenendo in questi giorni per le persone ospitate alla residenza Adige. 

 

“Persone – continua -  spostate da una sede all’altra come fossero pacchi postali: questa è l’idea di 'accoglienza' della Giunta, ben lontana da qualsiasi visione di inclusione sociale o inserimento lavorativo”. 

Ancora più grave è la situazione delle persone che si trovano in condizioni di vulnerabilità, come le donne richiedenti protezione internazionale fuori accoglienza. Una lotta quotidiana per vedersi riconosciuto il diritto a un tetto sopra la testa, il diritto ad un riparo dai rischi del restare in strada. 

 

“I canali delle politiche sociali - attivati per non aumentare i numeri in accoglienza a carico dello Stato, quindi investendo soldi della Provincia - hanno affrontato parzialmente il problema, dando almeno un tetto sopra la testa ai nuclei familiari, mentre le donne sole in strada – spiega Zanella -  lottano ad ogni scadenza del periodo di permanenza nelle strutture di bassa soglia per non essere messe in strada. Senza direttive politiche chiare, supportate dai volontari che cercano di difenderne i diritti, devono battagliare per rientrare in qualche struttura e non dormire all'addiaccio”.

 

Chi resta fuori dai percorsi di accoglienza trova soluzioni di fortuna o dorme sotto i ponti. Da considerare anche i lunghi tempi di attesa. Crescono le domande di protezione internazionale ma i tempi  sono sempre più lunghi con centinaia di persone sospese. C’è chi aspetta mesi, persino un anno, per accedere a un’accoglienza che si rivela poi inadeguata.

 

Se nel 2023 le domande di appuntamento in questura presentate a Cinformi erano state 1805 che sono salite a 1857 nel 2024. Ci sono poi le domande di protezione internazionale presentate in Questura che sono 1429 nel 2024. Le richieste sbattono però contro i dati sugli effetti ingressi in accoglienza che se nel 2023 sono stati 319, nel 284 sono diminuiti a 284.

 

A far preoccupare sono i tempi di attesa tra la domanda in Questura dei migranti e l'ingresso in accoglienza. Se nel 2023 si attendevano dai 5 ai 7 mesi, ora i tempi sono pressoché raddoppiati e nel 2024 si attendeva dai 10 ai 12 mesi.

 

Persone già provate dai motivi che le hanno spinte a migrare e dal viaggio della speranza sulla rotta balcanica, che vengono lasciate sotto un ponte a ri- fratturarsi.

 

“La Provincia si ostina a non voler aumentare i numeri e a ridistribuire le persone richiedenti protezione internazionale sull’intero territorio, concertando le soluzioni con i sindaci, senza coinvolgere la formazione professionale e la parte datoriale per garantire un inserimento efficace nelle diverse comunità. Questa è una intollerabile miopia ideologica che fa male alle persone migranti, ma anche al Trentino tutto” conclude Paolo Zanella. 

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