"Investiture politiche non sostituiscono esperienza e merito", Demattè contro Goio: "Non farò opposizione con il freno a mano tirato per coprire i limiti della capogruppo"
Daniele Demattè replica alla nota del Gruppo consiliare di Fratelli d'Italia: "L’unanimità non trasforma un’imposizione discutibile in una decisione giusta, e la compattezza non può diventare alibi per evitare ogni verifica sul merito. Quanto emerso nel recente coordinamento alla presenza di Giovanni Donzelli conferma un quadro già noto: un partito trentino costruito attorno a una sola persona, con scelte, inclusa quella del capogruppo, che portano chiaramente il segno di un controllo centralizzato"

TRENTO. "Molti richiami al rispetto e al gioco di squadra, ma nessuna risposta alla questione centrale: quale esperienza e quali risultati giustificano la scelta della capogruppo?". Così Daniele Demattè, il consigliere comunale di Fratelli d'Italia replica al gruppo consiliare del partito di Giorgia Meloni che è intervenuto a sostegno di Ilaria Goio. "La risposta dei colleghi è eloquente: sarebbe stata scelta perché candidata sindaca".
Sembra un periodo turbolento in Fratelli d'Italia in Trentino. La leadership della presidente provinciale, l'assessora Francesca Gerosa, non piace a tanti. Negli ultimi mesi in tanti si sono sfilati dal partito e non mancano le polemiche, tanto che Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione del partito meloniano su scala nazionale, qualche settimana è salito a Trento per riportare calma. Un confronto, che sarebbe stato aspro tra le componenti della direzione trentina, ridotto a poche righe di comunicato stampa per spiegare che c'è unità e che si riparte compatti a fronte di importanti scadenze elettorali (Qui articolo).
In questo contesto di tensione è stata messa in dubbio anche la posizione di Goio, "fedelissima" di Gerosa. A esprimere malumore c'è anche Demattè, richiamato all'ordine dei vertici: "Servono rispetto, condivisione e gioco di squadra" (Qui articolo). Ma il consigliere comunale ritorna sul tema.
"Quella candidatura, come Goio ha dichiarato pubblicamente, nacque su richiesta dell’amica Francesca Gerosa, non da un’esperienza maturata nel Consiglio comunale di Trento, dove non aveva mai ricoperto incarichi. Si pretende di giustificare un’investitura politica con un’altra investitura politica, evitando ogni valutazione sul merito. Un ragionamento circolare e politicamente inconsistente. Non contesto la legittimità formale della nomina, ma il criterio e l’adeguatezza della scelta".
Il ruolo di capogruppo "non è una carica onorifica da attribuire per simpatia, amicizia personale o per equilibri di potere. E' una responsabilità che esige esperienza, autorevolezza, capacità decisionale e tempestività. Vengo da una precedente consiliatura e alle ultime elezioni ho raccolto 657 preferenze, risultando il più votato nella storia del centrodestra cittadino: un riconoscimento chiaro del lavoro svolto. Non pretendo privilegi, ma respingo ogni lezione sul lavoro consiliare da chi confonde autonomia con indisciplina e capacità con l’investitura. La mia iniziativa non è un problema da contenere".
Il consigliere comunale rivendica spazio di azione e ribadisce le criticità. "Il problema è una guida del gruppo ai cui tempi d’azione non intendo subordinare sistematicamente la mia attività. Attendere ogni volta significherebbe rinunciare a intervenire tempestivamente, arrivare quando le questioni sono già superate e indebolire l’opposizione. Non lo farò, per rispetto ai cittadini che mi hanno sostenuto per il mio modo di agire. Trovo particolarmente significativo che tra i firmatari figurino Voyat, marito di Francesca Gerosa e artefice del comunicato, nonché la persona che mi ha chiamato per chiedere la mia sottoscrizione, Mason e Bertoldi, tutti alla prima esperienza consiliare. La loro legittimazione democratica è fuori discussione ma, prima di impartire lezioni a chi ha maturato anni di esperienza, sarebbe opportuno acquisire maggiore conoscenza delle dinamiche e interrogarsi con altrettanto rigore sulla capacità di coordinamento di chi si è scelto di sostenere".
La nota del Gruppo consiliare "può ribadire una fedeltà politica, ma non dimostra che la scelta sia stata la più appropriata. L’unanimità non trasforma un’imposizione discutibile in una decisione giusta, e la compattezza non può diventare alibi per evitare ogni verifica sul merito. Quanto emerso nel recente coordinamento alla presenza di Giovanni Donzelli conferma un quadro già noto: un partito trentino costruito attorno a una sola persona, con scelte, inclusa quella del capogruppo, che portano chiaramente il segno di un controllo centralizzato".
Insomma Demattè non intende arretrare. "E' fuori discussione l’impegno che ho assunto sotto alla bandiera di Fratelli d’Italia e i valori che rappresenta, ma proprio per questo non considero intoccabili le decisioni calate dall’alto, né accetto che la lealtà si misuri sulla disponibilità a rinunciare alla propria autonomia, quando queste modalità non rappresentano il bene del partito. Non è chi lavora con tempestività a dover rallentare per dimostrare di saper fare squadra, è chi guida il gruppo a dover dimostrare di essere all’altezza di coordinarlo. Perché la disciplina di partito non può diventare il paravento dei limiti politici e organizzativi di qualcuno, e la fedeltà alle persone non deve prevalere sull’interesse del Partito e degli elettori. Ad maiora semper", conclude Demattè.













