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Diritti civili, la legge sul Garante dei detenuti passerà. Il Consiglio provinciale al voto su un testo che da otto anni aspetta di essere approvato

I tempi di discussione in Aula sono contingentati. Sul tavolo gli emendamenti della Lega Nord, irriducibili ma superabili. E quelli di Rodolfo Borga che però da 600 si sono ridotti a poche unità dopo un accordo con il proponente Civico. Alcune modifiche accettate dal proponente e un odg che chiede alla Giunta di chiedere al Governo l'autonomia sulle carceri regionali

Di Donatello Baldo - 08 giugno 2017 - 06:17

TRENTO. Oggi per la politica trentina è una giornata importante: finalmente una legge che riguarda i diritti delle persone è entrata in Aula e uscirà votata dalla maggioranza dei consiglieri. Senza ostruzionismi invalicabili, senza polemiche ideologiche e strumentali, senza i drammi in cui sono incorse le altre due leggi che trattavano il tema dei diritti, quella contro l'omofobia e quella sulla doppia preferenza di genere.
 

Si tratta della legge sul Garante dei detenuti che da anni aspettava di essere approvata. Da otto anni, da quando per primo il consigliere Mattia Civico ha iniziato il lungo percorso che l'ha portato fin qui con la legge pronta per essere discussa e approvata. Otto anni che separano il Trentino dal resto dell'Italia, da quando a livello nazionale è stato istituito la figura del Garante dei detenuti, vedendo via via le altre Regioni adeguarsi istituendo i propri mentre il Trentino fermo al palo da un'opposizione che non ne ha mai voluto sapere di estendere garanzie anche alle persone recluse.
 

Persone. Persone che seppur colpevoli hanno diritti inalienabili. Persone che spesso non sono nemmeno condannate ma in attesa di giudizio. Persone che per la Costituzione dovrebbero avere un trattamento carcerario finalizzato alla rieducazione, con l'obiettivo di ridurre la recidiva, il ritorno in cella. Con l'obiettivo di tornare nel consorzio degli uomini-liberi pronti a ricominciare.

 

La legge su Garante passerà. I tempi di discussione in Aula sono contingentati, i tempi non possono essere sforati. Qualsiasi ostruzionismo sarebbe disinnescato. Passerà dopo un lavoro certosino non tanto di mediazione – secondo Mattia Civico – ma di convincimento. Sul tavolo gli emendamenti della Lega Nord, irriducibili ma superabili. E quelli di Rodolfo Borga che però da 600 si sono ridotti a poche unità dopo un accordo con il proponente Civico.

 

Tra questi la riduzione dell'indennità del Garante che sarà l'equivalente di un terzo dell'indennità lorda spettante ai consiglieri provinciali, la sua elezione attraverso una maggioranza qualificata dei 2/3 del Consiglio provinciale, il divieto di rieleggibilità e il coordinamento dell'Ufficio del Garante nelle mani del Difensore Civico che può avocare a sé l'eventuale fascicolo di un caso.
 

“Il garante dei diritti dei detenuti – recita un articolo del testo che sarà approvato - opera per contribuire a garantire (...) i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale. Il garante svolge la sua attività, in particolare, a favore delle persone presenti negli istituti penitenziari e di quelle soggette a misure alternative di detenzione o a persone sottoposte a trattamenti sanitari obbligatori o inserite in residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS)”.
 

Un emendamento di Borga andrà ad abrogare il riferimento ai trattamenti sanitari obbligatori, mantenendo l'azione del Garante solo per le situazione di restrizione della libertà personale autorizzate dall'Autorità giudiziaria. Il Tso è invece un trattamento, che seppur limitativo della libertà personale, è disposto dall'autorità sanitaria. Una discrepanza rispetto alla legge nazionale che invece lo prevede. Una concessione finalizzata al raggiungimento di un'intesa sulla possibilità di portare a casa l'intera legge.

 

Un neo che un po' stona ma che nei fatti non riuscirà a scalfire la conquista che, seppur in ritardo, porta la nostra Provincia al livello della civiltà del diritto e delle garanzie di tutti i cittadini, compresi quelli che vivono ristretti.
 

Tra gli ordini del giorno sarà approvato anche quello presentato dalla consigliera Manuela Bottamedi e firmato da altri della minoranza ma anche dallo stesso proponente Mattia Civico. Si tratta della richiesta alla Giunta provinciale di attivarsi presso la Commissione dei 12 per istituire un Provveditorato Regionale dell'Amministrrazione penitenziaria per il Trentino Alto-Adige.

 

Nella sostanza significa questo, chiedere allo Stato di poter avere autonomia nel campo dell'amministrazione della giustizia relativamente all'esecuzione della pena e della rieducazione di chi ha commesso dei reati e si trova ristretto all'interno di un istituto della Regione.

 

Si tratterebbe di avere voce in capitolo, in ossequio alla nostra specialità, anche sula condizione degli istituti di pena, e dei loro ospiti, del nostro territorio. Per essere ancora più autonomi e responsabili, per rispondere in prima persona a quella frase di Fëdor Dostoevskij che afferma questo: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”

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