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| 30 mag 2017 | 06:57

Le elezioni nazionali si avvicinano, forse si voterà in autunno. Quali saranno i candidati trentini che andranno a Roma?

Si riaprono i giochi su chi andrà a Roma tra i politici Trentini. Nei collegi uninominali dovranno formarsi delle coalizioni e la lotta per la conquista di deputati e senatori sarà una sfida a tre: il centrosinistra autonomista, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle.

di Donatello Baldo

TRENTO. Quello che succede a Roma ci riguarda. Possiamo anche far finta di nulla perché tanto siamo autonomi, ma la legge elettorale la decide il Parlamento, senatori e deputati li votiamo con le regole che scrivono alla Camera e al Senato. E non solo questo: anche la data del voto la decidono loro. Una data che sembra sia vicina: in queste ore la spinta di Renzi ha convinto i 5 Stelle, la Lega e Forza Italia: si ipotizzano elezioni per il prossimo autunno, sembrano ormai tutti d'accordo. Con la campagna elettorale che parte a ferragosto.

 

Dall'Italicum si è passati al Rosatellum per finire al Tedescum (o Tedeschellum che dir si voglia): un sistema elettorale metà maggioritario e metà proporzionale. Un sistema che tutti vogliono per motivi uguali e diversi, motivi su cui però non stiamo a dilungarci, tanto in Trentino sembra che il modello rimanga lo stesso previsto dall'Italicum: tre senatori e quattro deputati eletti su collegi uninominali, altri tre deputati eletti su base regionale con il proporzionale.

 

Cosa significa? Significa che fin da subito si riaprono i giochi su chi andrà a Roma tra i politici Trentini. Significa che nei collegi uninominali dovranno formarsi delle coalizioni. Significa che stando così le cose – a livello politico – la lotta per la conquista di deputati e senatori sarà una sfida a tre: il centrosinistra autonomista, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle.

 

Ma si tratta anche di capire se i parlamentari uscenti saranno riconfermati, perché le questioni in ballo sono molte e non solo di merito, anche di metodo. La prima questione: in tutta Italia la nuova legge elettorale, fosse quella in vigore oggi o il Tedescum che vorrebbero approvare in tempi brevi, prevede la doppia preferenza di genere. Prevede liste alternate uomo donna. Ma in Trentino Alto-Adige, l'unica Regione con i collegi uninominali, che si fa?

 

Ma soprattutto: dopo che il Pd e la maggioranza si sono battuti per la legge sulla doppia preferenza di genere sul livello provinciale, e dopo che sonoramente sono stati sconfitti dall'opposizione, possono mai candidare deputati e senatori tutti maschi senza nemmeno una donna in campo?

 

Del Pd, nella pattuglia di deputati e senatori trentini in questa legislatura, ci sono Giorgio Tonini e Michele Nicoletti, quest'ultimo ottenne più voti di Elisa Filippi sul proporzionale, mentre il primo vinse sul collegio della Valsugana. Vorranno ricandidarsi? Nicoletti è alla sua prima volta, ambirebbe al secondo mandato. Ma Tonini? Lui di legislature ne ha già fatte quattro (contando anche la seconda legislatura più breve della storia, quella eletta nel 2006 che si è chiusa nel 2008. Il suo partito, se non in casi eccezionali, non ne ammette più di tre.

 

E' giovane per la pensione, anche se con la vecchia legge avrebbe già diritto a percepirla e potrebbe ritirarsi senza angosce sul futuro. Ma questo calcolo potrebbe cambiare se passasse la proposta del deputato Richetti che vorrebbe portare la pensione per i parlamentari a 65 anni. Si ritroverebbe 7 anni senza entrate. Nessuno vuol far i conti in tasca agli altri, ma le decisioni della politica a volte passano anche da questioni così.

 

Ma per tornare a bomba, il Pd dovrebbe fare posto ad una donna e le proposte in campo pare siano tre: Elisa Filippi, Lucia Maestri e Donata Borgonovo Re. Una di loro dovrebbe essere messa in un collegio sicuro, o alla Camera o al Senato. Un'altra sul proporzionale, e lì servirebbe qualche 'acchiappavoti' perché la sfida è di partito, non si aggiungono i voti della coalizione.

 

Ma sempre tra il Pd, tra chi sgomita per andare a Roma in Parlamento dicono ci sia anche Alessandro Olivi, il vicepresidente della Giunta provinciale. Sconfitto da Ugo Rossi per la presidenza nel 2013 non vuole certo fare l'eterno secondo: vuole il laticlavio. Ma a scapito di chi? Di Nicoletti? Di Tonini? Di una donna?

 

Lasciamo il Pd ai sui dilemmi. Occupiamoci di un altro partito della maggioranza: l'UPT. Anche a questa formazione, parte integrante della coalizione, pretenderà un posto sicuro in un collegio uninominale. E c'è Lorenzo Dellai da sistemare, c'è Vittorio Fravezzi. Il primo entrò con la quota proporzionale alla testa della lista Monti. Il secondo nel collegio del Basso Sarca. Ma ora c'è anche Tiziano Mellarini che ha ambizioni, anche se molti interni all'Upt vorrebbero in corsa Mauro Gilmozzi, con più agganci nelle valli 'porta-voti'. Donne non pervenute, fino ad ora.

 

Poi c'è il Patt che schiererà di nuovo Franco Panizza, candidato al Senato per la seconda volta. E c'era Mauro Ottobre eletto nel proporzionale per le Stelle Alpine, ma non è più dei loro, la sua riconferma è di fatto esclusa. Un nome per il seggio della Camera uninominale dovrà saltare fuori, ma non sembra che tra gli autonomisti ci sia dibattito su chi mandare nei palazzi della capitale. Si vedrà come sarà gestita la partita, ora non si sa.

 

Ma nella maggioranza c'è un'altra incognita: ci sono i Civici di Francesco Valduga e di Roberto Oss Emer. La coalizione di centrosinistra autonomista dovrà tenerli buoni, vicini a sé. E allora, almeno sulla camera un posto a loro sarà dato. Per ricapitolare: i tre seggi del senato saranno divisi tra Pd, Patt e Upt. Quelli della Camera sono quattro, oltre ai partiti della coalizione uno sicuro al movimento dei sindaci sarà trovato senza dubbio.

 

Vediamo a destra che succede: la Lega ha messo a Roma Sergio Divina la scorsa volta, entrato al Senato come miglior perdente tra i votati nei collegi. Ma Divina non sembra in ottimi rapporti con la linea salviniana di Fugatti. Qui in provincia non si fa vedere né sentire, tra i parlamentari è quello che interviene meno sul proprio territorio. Non sembra quindi che il Carroccio voglia confermargli il posto.

 

Ma la discussione, nel centrodestra, più che sui nomi sarà sulla coalizione. Chi ci sarà? E soprattutto, ci sarà? Perché sembra che a livello nazionale Salvini ben si guardi dall'andare unito a Berlusconi: la legge è proporzionale, solo qui c'è l'uninominale che costringe a schierare coalizioni. L'area alternativa al centrosinistra autonomista potrebbe unirsi per una sfida a Rossi, ma il collante non sembra dei più forti. E allora si rischia di vederli andare in ordine sparso, ognun per sé. Così Forza Italia, così tutti i partiti e i partitini di natura puramente locale come Agire del consigliere Claudio Cia.

 

Rimangono i 5 Stelle. E su Riccardo Fraccaro nessuno può esser certo della ricandidatura: decide la rete. Ma oltre a lui ci saranno da schierare altri 'cittadini' come li chiamano loro, altri candidati in ogni collegio del Trentino. Quattro alla Camera e tre al Senato, nomi che dovranno attirare voti oltre il consenso nazionale assicurato dall'onda lunga dei comizi di Beppe Grillo. Perché la sfida sarà seria e forse un seggio lo potrebbero strappare alla corazzata del centrosinistra autonomista.  

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