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Fraccaro: "Al governo a Roma poi anche in Trentino cambierà tutto". Sull'immigrazione: "Affronteremo situazione senza strumentalizzazioni"

Il deputato 5 Stelle: "Le regole sulle candidature locali si decideranno più avanti". Ma non scioglie la riserva sulla sua candidatura: "Non ho ancora comunicato se sarò candidato o meno"

Di Donatello Baldo - 18 settembre 2017 - 19:18

TRENTO. Nel giorno della chiusura delle candidature a premier per i 5 Stelle, il deputato trentino Riccardo Fraccaro spiega quali saranno le sfide che attenderanno il movimento di Beppe Grillo, sia a Trento che a Roma: “Delle regole per le elezioni provinciali per ora non se ne parla, e comunque se ne occuperanno i portavoce locali. Io – spiega Fraccaro – sono concentrato sulle politiche”.

 

Elezioni nazionali che arriveranno comunque prima delle provinciali.

Un buon risultato alle politiche farà da traino anche al Trentino, per questo meglio concentrarsi su questa scadenza. Per le provinciali se ne parlerà più avanti.

 

Cosa dicono a Roma, quando si vota?

Secondo me subito dopo la manovra finanziaria. Si è capito anche dall'intervento di Gentiloni a Cernobbio. Le voci di corridoio fanno pensare all'indizione delle elezioni a dicembre, quindi tra febbraio e marzo si vota.

 

Alcuni sperano che dopo la finanziaria si possa portare a casa la legge sullo Ius soli.

Le leggi messe in calendario dopo la manovra sono a rischio, basta qualche emendamento in più e sfuma tutto. Mi sa tanto che il percorso di questa legge si preannunci ostacolato.

 

Quindi le elezioni sono vicine: siete pronti? Come avverrà la selezione dei candidati trentini da mandare a Roma?

Dipenderà tutto dalla legge elettorale, la selezione corrisponderà al sistema che sarà usato. Io sono stato eletto con la legge di allora, il Porcellum, dove non c'erano i collegi uninominali. Ora li si vorrebbe introdurre ma la legge elettorale è in alto mare. Penso che i criteri verranno messi a punto quando avremo un'idea più chiara.

 

In linea di principio, quali saranno le regole?

In linea di principio sono dell'idea che chi è dirittamente interessato alla candidatura, meno ha a che fare con le regole meglio è. Altrimenti ci sarebbe un conflitto di interesse. Uno farebbe le regole più favorevoli a se stesso, come fanno gli altri partiti sulla legge elettorale.

 

Quindi si candiderà un'altra volta per l'elezione della Camera dei Deputati?

Io non ho ancora dichiarato se sarò candidato o meno. Ma sono un possibile candidato e per questo in palese conflitto di interessi. Starà al garante decidere, anche sentendo i territori, ma poi deciderà lui.

 

Ci sono figure che emergono in Trentino tra gli iscritti, volti nuovi che saranno candidati a primavera?

Ci sono molti attivisti che si sono dati da fare, anche concretamente con iniziative, raccolte firme, eventi, e soprattutto hanno lavorato a fianco dei portavoce, hanno appreso, imparato. Saranno loro i futuri rappresentanti, i futuri portavoce del Movimento 5 Stelle.

 

C'è la regola dei due mandati, un 'vivaio' è indispensabile.

La regola dei due mandati da una parte sembra impedire una continuità di competenza, cosa che però si supera affiancando il portavoce con persone che imparano, che si affacciano all'amministrazione e alla politica, e con gli attivisti questo si sta verificando.

 

Com'è messo il Movimento 5 Stelle in Trentino?

Si vedrà con il voto, il giorno dopo, ma sono più che convinto che ci saranno buone sorprese per noi e cattive sorprese per gli altri. E in vista delle provinciali dell'anno prossimo, se riusciremo ad andare al governo a livello nazionale anche qui cambierà tutto, anche a livello locale ci saranno inevitabili riflessi.

 

In effetti una delle possibilità è una vostra vittoria e la creazione di un governo a 5 stelle.

E qualche mese dopo le elezioni provinciali. Con i 5 Stelle al governo che sapranno dimostrare di difendere l'autonomia più di quanto abbia fatto il Pd di Renzi. Che sapranno promuovere il decentramento a differenza di chi fino ad ora ha spinto per il centralismo.

 

Vi hanno sempre accusati di non avere nel vostro Dna la difesa dell'Autonomia.

Ogni volta che solleviamo un problema di gestione delle politiche provinciali ci accusano di essere contro l'Autonomia. Se chiediamo di migliorare qualcosa che non va bene: ma questi pensano che ci sia ancora qualcuno che crede che qui vada tutto bene?

 

Senta, lei non fa parte di quella che viene definita 'pattuglia autonomista' dei deputati trentini che fanno gruppo in difesa dell'Autonomia, quelli che dicono mettere al primo posto gli interessi delle due Province. Come mai?

Io non ne ho mai fatto parte perché non mi hanno mai chiamato. Sono stato convocato una volta e poi nessuno mi ha più detto nulla. Forse non volevano svelare le loro strategie prese nel segreto delle stanze. I 5 stelle sono diversi, fanno della trasparenza la loro bandiera mentre le loro strategie di difesa sono state di palazzo, non legate alla sostanza.

 

A proposito di palazzo e autonomia, in questi giorni si parla del flop di partecipazione. C'era pochissima gente alla Festa dell'Euregio e solo dodici partecipanti al seminario sulla riforma dello Statuto.

Nessuno crede che questua consulta riuscirà a portare a casa qualcosa. Ma soprattutto, questa Provincia non è credibile se parla di partecipazione. Non può parlare di partecipazione perché ha dimostrato di averla tradita.

 

Immagino si riferisce alle leggi di iniziativa popolare rimaste lettera morta.

Proprio così, ci sono leggi di iniziativa popolare approvate e mai applicate. Il parco agricolo dell'Alto Garda ad esempio. Ma così è stato per tutte le iniziative dal basso, pensiamo alla mobilità sostenibile totalmente distorta da Gilmozzi. Veramente, la maggioranza che governa il Trentino ha sempre azzoppato ogni iniziativa di popolare e per questo non è credibile quando parla di partecipazione.

 

Sull'immigrazione. E' un tema caldo, anche nei 5 Stelle ci sono sfumature diverse. Riuscirete a trovare una linea 'di governo'?

Per forza, questa è la sfida, e la sapremo affrontare intervenendo sulle situazioni reali, lì dove si gioca la credibilità di una forza politica di governo. L'unica accortezza è quella di affrontare i temi dell'immigrazione e della sicurezza senza confondere i piani, senza scambiare l'intervento sul fenomeno come una critica alla persona migrante o al gruppo etnico.

 

Il rischio, altrimenti, come in gran parte già succede, è la strumentalizzazione del fenomeno immigrazione per aizzare odio e risentimento popolare.

Chi si candida a governare veramente non può strumentalizzare le questioni, il rischio in questo caso è che queste stesse strumentalizzazioni ti si ritorcono contro come macigni. Si deve parlare di questo problema con responsabilità perché poi il problema dovrà essere risolto. Se si alimenta l'odio poi non lo fermi più.  

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