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L'Upt ha deciso: ora si cambia nome e simbolo. Di politica si parlerà più avanti

"Proposta e responsabilità, questi sono gli ingredienti per disegnare il futuro del nostro Trentino e del nostro partito". Ma di proposte non se n'è sentita neanche una. Nemmeno una di concreta, di percorribile. Nessuna analisi che facesse capire su che binario si posiziona questo nuovo partito che verrà

Di Donatello Baldo - 22 luglio 2017 - 17:07

TRENTO.  Attenzione attenzione: "L’Upt innova, ancora una volta, il modo di fare politica andando verso un nuovo partito e lanciando un messaggio forte e chiaro: l'avvio di un laboratorio di innovazione politica aperto a tutti". Questo il titolo del comunicato stampa dell'Unione per il Trentino dopo la serata di ieri al Muse.

 

Un titolo roboante che sembrerebbe indicare chissà quali nuove proposte, chissà che rivoluzioni di pensiero e di azione. Ma gratta gratta, oltre alle parole non sembra ci sia nulla di così innovativo in ciò che è uscito dall'assemblea convocata dal partito nato dalle ceneri della Margherita nemmeno tanti anni fa.  

 

L'innovazione sarebbe quella di cambiare nome e simbolo, ma di contenuti si è parlato ben poco. Un restyling grafico, nominale. Del merito si parlerà più avanti, in "conferenze e laboratori su tutto il territorio per coinvolgere cittadini e altre forze politiche". Obiettivo: "Avvicinare tutti i trentini a un orizzonte comune di riformismo".

 

"Agli incontri - spiega il comunicato entusiasticamente - si unirà la comunicazione attraverso i social network perché per coinvolgere i giovani è necessario esprimersi attraverso un nuovo linguaggio trasversale, semplice, comunicativo"

 

Giovani che ieri si contavano sulle dita di una mano, sull'altra si contavano le donne. Ma tornando ai social network, si scopre ora che esiste internet? Si deve arrivare al 2017 a capirne l'importanza?

 

Quando qualcuno parla di "Margherita 2.0", dovrebbe sapere che ormai si viaggia sul 4.0, il 3 è già quello che usiamo oggi. A non saperlo sono forse solo i dinosauri messi in bella mostra al Muse.

 

Sul palco, a introdurre la serata, il segretario Tiziano Mellarini che ha parlato di quanto sia incerta la situazione politica oggi. "Affine alla prima Repubblica", ha detto. E forse qualcuno avrà pensato: "Bei tempi, si stava meglio quando si stava peggio". Di sicuro i più anziani, quelli che prima ancora dell'Upt, prima ancora della Margherita, erano della DC.

 

Ma l'Unione per il Trentino cerca nuove persone, soprattutto giovani. "Di fronte ai tanti che si sono allontanate dalla politica serve un rinnovato impegno", ha spiegato Mellarini, che una uno slogan da manifesto elettorale: "I cittadini al centro".  

 

Quello delineato è un percorso che "dal Partito popolare alla Civica Margherita, all’Unione per il Trentino" è caratterizzato "dalla capacità di coniugare contesti urbani e di vallata e di evitare l’omologazione socio-economica dei nostri territori alpini, dalla capacità di favorire la coesione sociale e la compattezza della coalizione di centrosinistra-autonomista e del civismo".

 

"Un progetto - si legge - da rilanciare con forza adattandolo ai tempi velocemente mutati in questi ultimi anni. Istituzioni più deboli, oligopoli privati che hanno eroso spazi economici ai vecchi monopoli pubblici, generazioni alle prese con un mondo del lavoro destrutturato, fragilità ambientali e cambiamenti climatici globali".

 

La volontà è anche quella di guardare oltre i confini provinciali (sia mai che si ha la stessa fortuna della Margherita che da Trento divenne un partito per tutta la Nazione): "Valori, spirito di coalizione e dialogo con i cugini altoatesini e con l’Svp e Europa, autonomia e sfide per il futuro".

 

E ancora: "Dall’economia dei servizi, che ha ampi spazi di sviluppo e integrazione, al recupero dello spirito di mutualità, fiducia e solidarietà anche nel comparto del credito, all’idea di costruire 'reti' di imprese che favoriscano crescita e occupazione, alla tutela dell’agricoltura di montagna".

 

E lo sguardo alle prossime scadenze elettorali: "Orientarsi, formarsi, informarsi, partecipare: su queste direttrici punta il partito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali del 2018, ma su queste coordinate si deve reggere il dialogo con i cittadini per costruire insieme il futuro del Trentino".

 

"Proposta e responsabilità", ha poi detto Mauro Gilmozzi, questi sono "gli ingredienti per disegnare il futuro del nostro Trentino e del nostro partito". Ma di proposte non se n'è sentita neanche una. Nemmeno una di concreta, di percorribile. Nessuna analisi che facesse capire su che binario si posiziona questo nuovo partito che verrà.

 

"Il centrosinistra autonomista", dicono. Ma questo si sapeva, alternative non ce ne sono tante altre, ma qual è l'idea sui temi ora sul tavolo? L'economia, l'immigrazione, l'assetto istituzionale della Regione, i diritti sociali, civili. Insomma, la politica è ancora all'ordine del giorno?

 

"Il popolarismo non è un’ideologia astratta ma una cultura popolare di comunità", ha detto Lorenzo Dellai. Bene, ma in concreto? Purtroppo nulla. Perché la riunione di ieri era soltanto un modo più o meno riuscito di dire al mondo "ci siamo anche noi". Nulla più.

 

Un'esibizione tipica degli apparati per lanciare messaggi subliminali agli interlocutori, danze rituali che servono per delimitare il territorio e affermare la propria piccola egemonia sul proprio elettorato di riferimento. Perché se ad un comune cittadino che avesse assistito al dibattito di ieri avessimo chiesto 'Ma di che cosa hanno parlato?' avrebbe risposto semplicemente 'Boh'.

 

 

 

 

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