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Parla Baratter e tutti escono. Lasciato solo dalla maggioranza sul tema dei vaccini: "La sua è una provocazione"

Manica: "L'interrogazione non era un'interrogazione ma una mozione, non doveva pertanto nemmeno arrivare in aula. Ci è parsa una vera provocazione nei confronti della maggioranza". La Giunta: "Tema già trattato"

Di Donatello Baldo - 05 luglio 2017 - 18:59

TRENTO. Quando Lorenzo Baratter ha preso la parola nell'aula del Consiglio provinciale i suoi colleghi della maggioranza sono usciti tutti. Quelli del Pd, quelli dell'Upt, e anche quelli del Patt non c'erano (erano già fuori a dire il vero), seduto tra i banchi del centrosinistra autonomista solo un consigliere delle Stelle alpine,  Graziano Lozzer.

 

Baratter ha preso la parola durante il 'Question Time' per sottoporre alla Giunta un'interrogazione sul tema dei vaccini. Per la seconda volta, ancora a chiedere alla Provincia di farsi promotrice verso il Governo nazionale per la modifica del decreto Lorenzin, per lasciare "libertà di scelta" alle famiglie sulla decisione di sottoporre i figli alle vaccinazioni obbligatorie.

 

Prima che prendesse la parola, la consigliera Donata Borgonovo Re ha chiesto al presidente Bruno Dorigatti di poter intervenire, voleva dire che questa più che un'interrogazione sembra una mozione che chiede alla Giunta di indirizzare le sue politiche in un modo piuttosto che in un altro. Si è sbracciata per attirare l'attenzione di colui che siede sullo scranno alto, ma Dorigatti non ha visto nulla.

 

Oppure ha fatto finta di non vedere nessuno. Spesso si fa così quando non si vogliono problemi, come quando si passa per la strada e per non doversi fermare a chiacchierare con un conoscente si tira dritto facendo finta di guardare altrove ma con la coda dell'occhio ci si accerta che l'impiastro si allontani senza venirci incontro per stringerci la mano.

 

Donata Borgonovo Re, dicono che si sia arrabbiata. Infatti è stata tra le prime ad alzarsi e allontanarsi, seguita poi da tutti. Tutti fuori, dunque, per segnalare la distanza tra Baratter che parla a titolo personale e una maggiornaza che sul tema dei vaccini si è espressa più e più volte. 

 

Lasciato solo, un consigliere della maggioranza, appena fatto entrare nel gruppo consigliare delle Stelle Alpine dopo il 'purgatorio' nel Gruppo misto in seguito alla condanna per corruzione elettorale inflitta a Corona e Dalprà, abbandonato e isolato dalla sua stessa coalizione. 

 

Lui l'interrogazione l'ha comunque fatta: "Si chiede alla Giunta di intervenire affinché venga eliminato il divieto di accesso alle scuole per i bambini non vaccinati. Si inverta l'onere della prova per quanto riguarda i danni da vaccini". Ma queste tesi sono da mozione non da interrogazione. Glielo dice anche l'assessore Dallapiccola (pure lui del Patt) che interviene a nome della Giunta.

 

"Premesso che per la seconda volta il testo rappresenta nella sostanza una proposta di mozione e non un’interrogazione a risposta immediata - spiega l'assessore - ricordo che la Giunta provinciale ha già espresso la sua posizione su precedente analoga interrogazione a risposta immediata".

 

"La Provincia - sottolinea Dallapiccola - è favorevole al sistema vaccinale introdotto dal decreto Lorenzin e, contestualmente, è stato invitato il Parlamento a valutare se tutte le sanzioni attualmente previste siano le più appropriate ed efficaci e l’opportunità di definire criteri applicativi per assicurare uniformità interpretativa in proposito".

 

Ma oltre alla risposta formale data dall'amministrazione provinciale, quella che salta agli occhi e che politicamente pesa è l'uscita dall'Aula che solitamente si riserva agli avversari politici quando esagerano molto. Non si è mai vista una contraddizione così evidente in seno alla maggioranza con la conseguente plastica rappresentazione del dissenso interno. 

 

"Semplicemente l'interrogazione non era un'interrogazione ma una mozione - spiega il capogruppo del Pd Alessio Manica - non doveva pertanto nemmeno arrivare in aula". E c'ha provato Donata Borgonovo Re a dirlo al presidente Dorigatti, ma niente. 

 

"Ad una settimana dall'assunzione di una posizione precisa della maggioranza - continua Manica - mentre il Senato rivede il decreto nella direzione richiesta, ci è parsa una vera provocazione nei confronti della maggioranza. L'oggetto dell'uscita non è quindi il merito delle richieste ma il metodo. Se interessava veramente il merito poteva condividere e discutere una mozione con la coalizione".

 

"Questo è il pensiero condiviso anche da Passamani e Detomas", capigruppo di Upt e Ual ci tiene a dire Alessio Manica. Ma anche dello stesso capogruppo del Patt Lorenzo Ossana, che per iscritto la sua firma non la mette ma in privato lo dice chiaro e tondo: 'Questo ci mette in imbarazzo', e per scusarsi e chiacchierare un po' di questo ed altro si è seduto vicino a Manica per un bel pezzo della seduta del pomeriggio del Consiglio provinciale. 

 

 

 

 

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