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L'Alto Adige si prepara al futuro della viticoltura con una mappa dei terreni più adatti tra dati e stazioni micrometeorologiche

Il Centro sperimentale Laimburg e Eurac Research hanno avviato un progetto che combina dati climatici e statistiche sulle vendemmie passate per individuare le zone più indicate

Pubblicato il - 27 agosto 2018 - 13:12

BOLZANO. E' in arrivo un catasto delle vigne, un progetto di Eurac Reaserch per mostrare sulla base di dati scientifici quali zone siano più adeguate per le coltivazioni, ma anche supportare gli amministratori nelle scelte.

 

Gli ecologi del centro altoatesino hanno installato nei vigneti alcune stazioni micrometeorologiche per raccogliere dati su temperatura, umidità del suolo e irraggiamento solare. 

 

Questi dati vengono poi messi in relazioni con osservazioni sulla fenologia delle viti, cioè sul rapporto tra fattori climatici e cicli stagionali delle piante, come germogliazione delle gemme, fioritura, maturazione dell’uva.

 

Il sito di Aica di Sopra, vicino Fiè, gioca un ruolo importante in questo studio: i filari di pinot nero, a quasi 1.000 metri, la stazione è tra quelle a quota più alta. Ogni anno in Alto Adige vengono distribuite concessioni per piantare nuove vigne su una superficie pari solamente all'1% dell'area già coltivate a vite.

 

E ogni anni, complice anche il riscaldamento del clima, le richieste riguardano terreni a quote sempre più alte e per questo si è reso necessario questo progetto che ecologi e biologi dell'Eurac Reserach stanno elaborando coordinati dal Centro di sperimentazione Laimburg.

 

"In passato - spiega Barbara Raifer, responsabile del settore viticoltura del Centro di sperimentazione Laimburg - l’esperienza ha permesso di identificare le zone in cui era possibile coltivare la vite, ma il clima cambia velocemente e questo diventa molto più difficile. Il progetto vuole contribuire a creare delle basi decisionali per la viticoltura affinchè l'Alto Adige rimanga una zona viticola di successo".

 

Nella cornice di questo studio i ricercatori raccolgono dati climatici e statistiche delle cantine consorziali su quantità e qualità delle vendemmie degli ultimi vent’anni e analizzano diversi fattori tra cui il potenziale di radiazione solare e la cosiddetta ‘somma termica’, cioè la differenza tra la temperatura media giornaliera e quella minima per la crescita della vite.

 

"Con la sua particolare conformazione geografica - precisa Egarter Vigl, geoecologo di Eurac Research - l’Alto Adige ha bisogno di un modello personalizzato. Altitudine, pendenza, esposizione e ombreggiamento dovuto alle montagne circostanti fanno sì che la temperatura possa variare drasticamente anche all’interno di una stessa area coltivata a vite”.

 

Tra circa un anno una mappa mostrerà quali appezzamenti sono ideali per il vino frizzante o per quello corposo che richiede temperature più alte, dove potrebbe fare troppo freddo per impiantare viti o dove invece occorrerà attrezzarsi per fronteggiare una calura eccessiva.   

 

Il progetto è coordinato dal Centro di sperimentazione Laimburg in collaborazione con Joanneum Research e Camera per l’agricoltura e la selvicoltura della Carinzia ed è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Austria 2014–2020.

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