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Coronavirus, continuano le ricerche per l'individuazione di una soluzione. UniTn: "Individuati possibili bersagli per il design di un farmaco"

L'Università di Trento, partecipe di una spin-off di tecnologia avanzata dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, ha pubblicato dei risultati incoraggianti in cui si individuano nuovi bersagli per la terapia del Coronavirus utili al design di farmaci. Si tratta ora di provarli in laboratorio

Pubblicato il - 29 aprile 2020 - 13:50

TRENTO. Continuano i lavori della comunità scientifica per lo studio del virus e di soluzioni in grado di fermarne gli effetti. L'Università di Trento, impegnata con l'Ateneo di Perugia nella spin-off dell'Istituto nazionale di fisica nucleare Sibylla Biotech, ha pubblicato dei risultati di uno studio in cui si individuano nuovi bersagli per la terapia del Coronavirus utili al design di farmaci.

 

L'eccellenza tecnologica, riconosciuta internazionalmente, di Sibylla Biotech, il cui scopo è lo sviluppo e l'applicazione delle tecnologie Bfa e Ppi-Fit per lo studio delle dinamiche delle biomolecole e l'identificazione di target farmacologici, ha permesso di individuare due bersagli per il design di farmaci, ovvero due “tasche” nelle strutture intermedie della proteina ACE2, che si trova sulla superficie delle cellule polmonari e che il virus utilizza come “porta d'ingresso” per l'infezione.

 

Questi due stati intermedi della proteina, scrive il team di Sibylla, potrebbero diventare i talloni d'Achille per il Covid-19, come analizzato tramite il calcolatore di questa tecnologia e che, in una seconda fase, saranno testati in laboratorio alla ricerca di risposte definitive. Sotto questo aspetto le notizie sono incoraggianti, visto che Subylla ha già identificato 35 “molecole promettenti”, tra cui anche una molecola della famiglia chimica cui appartiene l'idrossiclorochina.

 

Questa molecole sembra limitare la replicazione del virus in vitro, anche se le sue potenzialità contro il Covid-19 continuano a rappresentare un elemento di polemica e discussione all'interno della comunità scientifica. Non è affatto chiaro, infatti, come questa o i suoi analoghi possano essere efficaci, in una fase caratterizzata in tutto il mondo dalle sperimentazioni e dalla mancanza di conferme cliniche. Nell'ipotesi ancora da dimostrare di una qualche efficacia clinica, sostengono i ricercatori di Sibylla, essa potrebbe contribuire a spiegarne il meccanismo d'azione molecolare e aiutare così alla messa a punto di protocolli clinici mirati.

 

Per questo Sibylla mette liberamente a disposizione la ricostruzione a livello anatomico delle tasche di legame di ACE2, affinché i soggetti che possiedono delle molecole proprietarie possano eseguire dei test al computer e quindi in laboratorio su questo tipo di bersagli.

 

“In questo momento storico chiunque abbia un’idea e i mezzi per poterla sviluppare, anche se solo in parte, deve scendere in campo – ha commentato la Ceo di Sibylla Lidia Pieri - non c’è scelta e la straordinaria risposta di INFN, che ci ha messo a disposizione le ingenti risorse di calcolo necessarie a Sibylla per questo studio, dimostra che sono possibili grandi cose. I risultati oggi non sono ancora definitivi, ma avremo presto una risposta dal laboratorio con cui confrontarci. Le informazioni che otteniamo sono liberamente al servizio della comunità. Chiunque può utilizzarle per cercare una cura. Noi intanto continuiamo a portare avanti la ricerca fin dove possiamo spingerci con i nostri mezzi”.

 

Siamo molto soddisfatti per questo risultato, seppur preliminare, perché prova l'efficacia della originale strategia elaborata e messa in atto da Sibylla – le ha fatto eco Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN - ma anche perché testimonia le promettenti prospettive che la ricerca fondamentale in fisica può aprire in altri campi, con lo sviluppo di applicazioni spesso all'inizio inaspettate. E, infine ma non ultimo, perché evidenzia il valore e l'efficacia dell'approccio multidisciplinare nella ricerca, ancor più quando si deve far fronte comune nelle grandi sfide scientifiche, come quella che oggi ci vede tutti coinvolti, contribuendo ognuno con le proprie competenze per contrastare la pandemia”.

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