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Coronavirus, mesi di annunci della Pat sui test salivari. Il Cibio: ''Ora siamo in dirittura d'arrivo''

La stima è quella di arrivare a regime all'analisi di 3 mila test salivari ogni giorno e con il livello di affidabilità paragonabile a quella dei molecolari. I laboratori sono pronti e la selezione del personale è iniziata. Il virologo Massimo Pizzato: "Si è reso necessario progettare e produrre una provetta apposita per questo strumento, tutto made in Trentino. Precisione e sensibilità paragonabile ai molecolari per tenere in sicurezza ambienti fondamentali come la scuola"

Di Luca Andreazza - 02 febbraio 2021 - 05:01

TRENTO. Si lavora a pieno ritmo al Centro di ricerca del Cibio per mettere a punto i test salivari. "Siamo in dirittura d'arrivo", conferma il virologo Massimo Pizzato. "I laboratori sono pronti e il personale sarà selezionato nel corso di questa settimana". 

 

E' la nuova arma per affrontare l'epidemia Covid-19 per trovare e isolare i contagi. Strumento, questo, che dovrebbe affiancare i tamponi molecolari e i test antigenici nell'accertare le positività. La stima è quella di arrivare a regime all'analisi di 3 mila test salivari ogni giorno e con il livello di affidabilità paragonabile a quella dei molecolari.

 

"I test salivari sono saggi molecolari - dice Pizzato - quindi la saliva viene trattata come un tampone molecolare in laboratorio: associamo la facilità di ottenere la saliva con la grande sensibilità del test molecolare. La differenza, rispetto all'antigenico, risiede infatti nella sensibilità. Il molecolare è in grado di rilevare il virus anche quando è presente in quantità molto basse. Questo perché il test molecolare passa attraverso una fase in cui il materiale viene amplificato migliaia di volte in laboratorio".

 

Il test antigenico rileva il virus direttamente, senza prima amplificarlo. "E’ rapido proprio perché non effettua la fase di amplificazione che necessariamente richiede un laboratorio specializzato. Questo è il motivo per cui, soprattutto in molti asintomatici, il virus viene rilevato con il test molecolare ma non con quello rapido. Il test sierologico non rileva la presenza del virus ma degli anticorpi che il nostro organismo ha generato dopo che c’è stata l’infezione. Ci dice se una persona a un certo punto ha avuto il virus. Tra l’altro, ora che è cominciata la vaccinazione, il test sierologico ci potrà dire anche se il vaccino ha generato gli anticorpi contro il coronavirus".

 

Emersa come possibilità nel corso della prima ondata, i test salivari sono poi stati messi in stand-by e ritornati in auge nella seconda ondata di Covid-19. I primi annunci della Provincia risalgono tra ottobre e novembre e da allora si sono messe in pista le risorse necessarie per raggiungere questo obiettivo: oltre un milione di euro (Qui articolo). A metà dicembre, mentre anche in Alto Adige si era già partiti con una sperimentazione nelle scuole, piazza Dante si è nuovamente spesa per presentare i test salivari: "Iniziato il conto alla rovescia nei laboratori di Mattarello", la nota della Pat, anche se i vertici del Cibio avevano frenato la corsa: "Serve ancora poco più di un mese".

 

Ora i laboratori per processare questo strumento sono pronti, il personale in fase di selezione. "Dopo importanti prove nelle strutture appositamente attrezzate del Cibio per mettere a punto una metodica applicabile ai grandi numeri - spiega il virologo - ci accingiamo a effettuare uno studio approfondito su migliaia di individui per ottenere l’autorizzazione ufficiale a utilizzare la saliva al posto dei tamponi nasofaringei. E’ stato un gran lavoro che ha messo insieme parti diverse del mondo sanitario, universitario e imprenditoriale trentino".

 

In parallelo all’allestimento del laboratorio che richiede macchinari specifici, il Cibio ha portato avanti una ricerca sulla raccolta del campione, così da arrivare ad un prototipo. Il prossimo step è quello di ottenere la certificazione da parte delle autorità sanitarie, Istituto superiore di sanità e ministero, mentre l'Istituto Spallanzani di Roma è delegato all'autenticazione della fase di sperimentazione.

 

"Benché possa sembrare facile ottenere la saliva di una persona - evidenzia Pizzato - bisognava stabilire un protocollo standardizzato per il prelievo. Inoltre, c’è una incredibile difficoltà nel reperire le provette necessarie per completare questo processo. Si è reso quindi necessario progettare e produrre una provetta apposita made in Trentino che sarà usata per questo scopo. Speriamo di poter iniziare a usare il nuovo laboratorio nella seconda metà di febbraio e conseguentemente a implementare l’analisi della saliva".

 

Già impegnato nella prima ondata di Covid-19 e forti di quell'esperienza, si è lavorato in Cibio per costruire un modello di rilevamento e di indagine più strutturato a carattere più "industriale" per potenziare ulteriormente la capacità di screening del Trentino. Nella prima ondata di coronavirus, si era arrivati a coinvolgere un elevatissimo numero di tecnici al giorno che, seppur in maniera "artigianale", riuscivano a completare l'analisi di un buon numero di test. Superata quella fase emergenziale, il centro era tronato alla propria attività di ricerca. 

 

"Nella prima ondata - commenta il virologo del Cibio - i nostri collaboratori processavano i campioni in modo totalmente manuale. Uno sforzo incredibile che ha coinvolto 120 persone. Ora abbiamo progettato una strategia che usa molta automazione e quindi auspichiamo che il risultato sia un sistema molto più efficiente e in grado di ottenere risultati numericamente importanti".

 

Nella fase più acuta la Pat era partita molto a rilento nell'utilizzare i tamponi, poi la capacità di analisi e screening era cresciuta con l'intervento in supporto ai laboratori dell'Apss di Cibio e Fondazione Mach. "In primavera trovavamo una percentuale di positivi molto elevata, ben superiore al 10% dei tamponi analizzati, ma i cittadini sottoposti a tampone era soprattutto sintomatica, quindi chiaramente c’erano più probabilità di trovare il virus. Ci auspichiamo ora di poter tracciare con più facilità il Covid anche nella popolazione asintomatica, questo per controllare e tenere in sicurezza ambienti fondamentali quali per esempio le scuole", conclude Pizzato.

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