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Covid-19, lo studio Fbk: “La letalità del virus è mutata nel tempo, con picchi del 30% negli over 80”

Da un’importante ricerca condotta da Fbk è emerso come la letalità associata a Covid-19 sia altissima, molto superiore rispetto a quella legata all’influenza. L’appello dell’ epidemiologo: “Questi risultati dovrebbero spingerci a seguire le indicazioni che ci vengono date per proteggere noi stessi e gli altri”

Di Tiziano Grottolo - 11 agosto 2020 - 12:21

TRENTO. Se da un lato numerosi centri di ricerca si sono lanciati nella corsa al vaccino, dall’altro il coronavirus si combatte anche imparando a conoscerlo, e in questa chiave sono indispensabili gli studi portati avanti dai ricercatori. Nei mesi scorsi la Fondazione Bruno Kessler ha sostenuto una ricerca guidata dall’epidemiologo Stefano Merler che in questi giorni è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Eurosurveillance.  Lo studio si è proposto di indagare tassi di mortalità legati all’infezione da Sars-CoV-2 in relazione all’età, al sesso, ad altre patologie e al periodo in cui era avvenuta l’infezione stessa. Alla ricerca hanno partecipato anche i gli esperti di Fbk Piero Poletti, Filippo Trentini, Giorgio Guzzetta e Valentina Marziano.

 

L’indagine ha dimostrato come la probabilità di morire dopo aver contratto l’infezione sia molto più alta negli anziani: 10.5% negli over 70 e 18.35% negli over 80. Molto più bassa la letalità nelle classi di età più giovani: 0.43% negli under 70, con 0 decessi osservati nella popolazione studiata negli under 50 (ciò ovviamente è riferito ai casi studiati e non significa che gli under 50 siano invulnerabili). Il tasso di mortalità però non è rimasto sempre lo stesso, al contrario si è modificato nel tempo, con differenze importanti riscontrate tra chi si era infettato prima del 16 marzo o dopo questa data, specialmente negli anziani. Negli over 80 ad esempio, la probabilità di morte era del 30.43% prima del 16 marzo, successivamente scesa all’8.14% .

 

“Questo dimostra – spiega Merler – che la mortalità da Sars-CoV-2 può essere estremamente elevata se ci si trova in una fase dove il sistema sanitario sotto enorme stress”. La ricerca ha evidenziato inoltre che la probabilità di morte è minore nelle donne rispetto agli uomini: 1.81% nelle femmine e 2.7% nei maschi: “I motivi – sottolineano i ricercatori – sono ancora tutti da individuare”. Dallo stesso studio è emerso che l’82.3% delle persone decedute soffriva di pregresse patologie cardiovascolari, come ipertensione o ipercolesterolemia.

 

“Questi risultati – aggiunge Merler – rendono evidente che la letalità associata a Covid-19 è altissima, molto maggiore di quella associata all'influenza, specie negli anziani. Infatti, secondo lo studio sierologico nazionale appena reso pubblico, si sono infettate fino ad oggi circa 1.500.000 persone in Italia, pari al 2.5% della popolazione, e abbiamo avuto in proporzione un altissimo numero di morti: oltre 35.000 quelli accertato. Ciò – conclude il l’epidemiologo – dovrebbe spingerci a seguire le indicazioni che ci vengono date per proteggere noi stessi e gli altri. Non possiamo assolutamente permetterci un ritorno ai mesi di febbraio e marzo, dove la letalità era ancora maggiore a causa dello stress sul sistema sanitario”.

 

Per completezza si ricorda che per l’analisi, condotta in collaborazione con istituzioni sanitarie lombarde e atenei milanesi e degli Stati Uniti, sono state monitorate nel tempo 5,484 persone in Lombardia che avevano avuto contatti stretti con casi accertati di infezione da Sars-CoV-2 da febbraio ad aprile 2020. Di queste, 2,824 hanno sviluppato l’infezione e 62 sono decedute con una diagnosi di Covid-19.

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