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E se non ci fossero stati i vaccini? L'Iss: “Hanno evitato 150mila morti e 8 milioni di casi”. Solo in Trentino con la campagna vaccinale 1.155 decessi in meno

In un rapporto l'Istituto superiore della sanità ha stimato l'effetto su contagi, ricoveri e decessi della campagna vaccinale nel nostro Paese: tra la seconda metà del 2021 e l'inizio del 2022, quando il tasso di copertura della popolazione è cresciuto considerevolmente, i vaccini hanno evitato “più della metà degli eventi attesi”

Di Filippo Schwachtje - 13 aprile 2022 - 12:47

TRENTO. Tra il 27 dicembre 2020, data di inizio della campagna vaccinale, ed il 31 gennaio 2022 la campagna vaccinale anti-Covid in Italia ha permesso di evitare circa 8 milioni di casi, oltre 500mila ospedalizzazioni, oltre 55mila ricoveri in terapia intensiva e circa 150mila decessi. A riportare i dati è l'Istituto superiore della sanità, che ha effettuato una stima sull'impatto dei vaccini rispetto all'andamento epidemiologico nel nostro Paese, evidenziando come la vaccinazione abbia permesso di evitare “più della metà degli eventi attesi” tra la seconda metà del 2021 e l'inizio del 2022, quando il tasso di copertura nella popolazione è cresciuto considerevolmente.


Nella nostra Provincia per esempio dall'11 gennaio 2021 (15 giorni dopo le prime somministrazioni) al 31 gennaio 2022 la campagna vaccinale ha evitato, secondo le stime dell'Iss, 96.637 contagi (range 79.708 – 118.618), più quindi di quelli che sono stati effettivamente osservati (92.355 secondo i dati forniti nel rapporto). Stesso discorso per quanto riguarda le ospedalizzazioni, nel periodo di riferimento in Trentino sono state 2.791, senza i vaccini ce ne sarebbero state 7.033 in più (range 4.927 – 11.584), ed i ricoveri in terapia intensiva, 355 quelli registrati in Provincia di Trento, senza la campagna vaccinale ce ne sarebbero stati 866 in più (range 588 – 1.360). Per quanto riguarda infine i decessi, i vaccini hanno permesso di evitare 1.155 vittime del Covid (range 742 – 2.002), che sarebbero andate ad aggiungersi alle 317 registrate nel periodo di riferimento.


Il numero settimanale di casi di infezione, ricoveri, terapie intensive e decessi evitati direttamente dalla vaccinazione, spiegano gli esperti dell'Iss: “E' stato stimato utilizzando un metodo ampiamente diffuso nello studio dell'impatto della vaccinazione durante la stagione influenzale, e recentemente è stato già utilizzato per studiare l'impatto del vaccino anti-Covid sia in uno studio italiano dell'Iss sia a livello internazionale”. In sostanza questo approccio “si basa sull'idea che l'impatto settimanale della vaccinazione sugli eventi studiati può essere stimato combinando l'efficacia vaccinale verso l'evento d'interesse, la copertura vaccinale settimanale e il numero settimanale di eventi osservati”.


La stima effettuata dall'Iss è “diretta”, in quanto non considera il possibile impatto indiretto della stessa vaccinazione sulla popolazione non vaccinata (ad esempio: le infezioni evitate tra i vaccinati potrebbero aver contenuto la trasmissibilità complessiva osservata in Italia). Nella stima dei casi evitati inoltre, si specifica nel rapporto: “Si è assunto che in tutto il periodo analizzato, le misure di contenimento dell'epidemia sarebbero state le stesse anche in assenza della vaccinazione”.


Il periodo preso in considerazione, dicono quindi gli esperti: “Può essere diviso in diverse fasi. Da inizio 2021 fino alla fine della primavera il Paese è stato travolto da due ondate pandemiche che hanno causato una forte pressione sui servizi sanitari. Come conseguenza, nella prima metà dell'anno la maggior parte della popolazione italiana ha vissuto in Regioni classificate come zone arancione o rosse, caratterizzate da misure restrittive severe e di distanziamento fisico. Alla fine della primavera e all'inizio dell'estate la situazione epidemiologica è migliorata, in concomitanza anche con l'incremento della copertura vaccinale. A fine ottobre, nonostante l'elevato tasso di copertura vaccinale, si è osservato un nuovo forte aumento dei casi notificati, amplificato dalla diffusione della variante Omicron, più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti”. Nonostante l'incidenza abbia raggiunto i livelli massimi però, spiegano dall'Iss: “I tassi di ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva e decesso associati al Covid-19 non hanno raggiunto i livelli osservati a inizio del 2021, grazie all'effetto protettivo dei vaccini”.

 

Una situazione resa ancora più chiara dai dati a livello nazionale: “Dall'inizio della campagna vaccinale al 31 dicembre 2021 si stima che siano stati evitati, grazie alla vaccinazione, un totale di 2,8 milioni di casi (range 2,8 – 3,4 milioni), 290mila ospedalizzazioni (range 218mila – 400mila), 38mila ricoveri in terapia intensiva (27mila – 54mila) e 78mila decessi (54mila – 114mila). Queste cifre rappresentano rispettivamente il 43%, il 58%, il 57% e il 64% degli eventi attesi (cioè quelli osservati più quelli evitati)”. Solo nel mese di gennaio 2022 però, a causa dell'alta circolazione della variante Omicron, sono state osservate un totale di 4,3 milioni di diagnosi di infezione da Sars-Cov-2 e la vaccinazione “ha permesso di evitare 5,2 milioni di casi d'infezione (range 4,3 – 6,4 milioni), 228mila ospedalizzazioni (161mila – 384mila), 19mila ricoveri in terapia intensiva (13mila – 31mila) e 74mila decessi (48mila – 130mila). Queste cifre rappresentano rispettivamente il 55%, l'83%, l'86% e l'87% degli eventi attesi a gennaio 2022”.

 

A livello di popolazione, il 72% dei decessi complessivi è stato evitato per le persone di età pari o superiore a 80 anni, il 19% nella fascia 70-79, il 7% nella fascia 60-69 e il 3% sotto i 60 anni. In definitiva, si legge nel report, in Italia durante il 2021 e gennaio 2022: “La vaccinazione anti-Covid ha permesso di ridurre significativamente l'impatto della pandemia in termini di morbidità e mortalità, permettendo un importante allentamento delle misure restrittive nella seconda metà dell'anno”.

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