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Sinti, le microaree chiuse nel cassetto. Mattia Civico: ''Un'occasione persa''

Una legge provinciale le ha istituite nel 2009 ma Comuni e Provincia si rimbalzano le responsabilità. "Mi sembra di capire che quella volontà non c'è da parte di nessuno"

Di Donatello Baldo - 12 dicembre 2017 - 06:46

TRENTO. "Non si è fatto più nulla, ad oggi è un'occasione persa". Il consigliere provinciale Mattia Civico si riferisce alla legge sulle micro-aree per rom e sinti che, approvata nel 2009, non è mai stata applicata. Di questo se n'è parlato nei giorni scorsi al Convegno nazionale dell'Associazione zingari oggi che si è svolta a Sociologia il 5 dicembre scorso.

 

In quell'occasione Maria Chiara Franzoia scaricava sulla Giunta provinciale la colpa del ritardo, ma il 'padre' di quella legge riscontra un deficit di volontà in tutte e due le parti in causa: "Se il Comune di Trento si fosse presentato all'assessore con la lista delle aree da dedicare alla sosta dei sinti con convinzione e determinazione, qualcosa si sarebbe mosso".

 

"Ma mi sembra di capire che quella volontà non c'è da parte di nessuno - ammette il consigliere - i comuni non insistono, la Provincia evita l'argomento e non sollecita. Non c'è la spinta, non c'è l'interesse, questo è evidente".

 

Civico si rammarica per "quel patto siglato con la comunità sinta che però è stato infranto". Ma ecco a cosa si riferisce: "Si è arrivati alla legge del 2009 dopo un lavoro di confronto con le comunità sinte: riunioni, inconti, un'azione di approfondimento costruita sul campo".

 

"Questo percorso - afferma Civico - aveva costruito con loro un rapporto di fiducia, e su questa fiducia si era stretto un patto: 'Voi regolarizzate la vostra posizione, comprendete che ci può essere un grande vantaggio nella legalità, abbandonate campi abusivi, si iniziano a pagare luce e gas e bollette, e la politica si prende degli impegni".

 

Impegni che non significavano elargizioni di soldi, assistenzialismo a pioggia. I primi a giudicare 'discriminante' questo tipo di trattamento erano stati proprio i sinti, che avevano convenuto che questa politica doveva e poteva cessare.

 

"Si trattava di fornire, in cambio del superamento dei campi abusivi, dei progetti di formazione, di inserimento lavorativo, di scolarizzazione. Avrebbero pagato acqua, luce, gas, tutte le bollette in cambio di un processo di inclusione lavorativa e sociale".

 

Di quella legge, la norma che è subito entrata in vigore è stata quella dell'abolizione dell'assistenzialismo, "ma le micro-aree, invece, non hanno mai visto la luce". Ecco perché Mattia Civico parla di un patto non rispettato, "un rapporto di fiducia che si è incrinato, una stretta di mano che non è stata onorata". 

 

Ma la politica, se può, evita di toccare argomenti che agli occhi di tutti sono impopolari. "Ma dovrebbe - secondo Civico - perché oggi è impopolare ma domani risulterebbe evidente che la legalità è da preferire ad una condizione di abusivismo. Dentro la cornice della marginalità possono nascere comportamenti devianti, l'inclusione li diminuisce, e questo è dimostrato".

 

La politica che si occupa dei campi rom parla di ruspe, di chiusure immediate, di sgomberi forzati. "Se i miei avversari politici affermano che i campi abusivi devono essere chiusi - spiega Civico - io sono d'accordo. C'è una legge che lo prevede, basterebbe attuarla e superare questa condizione di illegalità".

 

Ma se la speranza è quella di far sparire in un soffio il problema, di 'eliminarlo', questo non è possibile. E' sempre la politica che deve agire e garantire soluzioni anche di prospettiva. "C'era una commissione che si occupava dei sinti presenti sul territorio - ricorda Civico - ma non si è più riunita. I problemi si devono affrontare, ignorarli non serve a nulla".

 

Un filo di speranza c''è ancora. "Ma prima si deve recuperare quel patto", conclude Mattia Civico. "Quella legge è studiata nelle università come una delle migliori su questo tema, la stessa Europa chiede il superamento del campo abusivo. Ma se non c'è la volontà non si va da nessuna parte". 

 

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