'Ndrangheta in Trentino, ''Disinteresse da parte di molti politici'' l'accusa del Coordinamento Lavoro Porfido: ''Serve riscatto civile per la comunità di Lona Lases''
Il Coordinamento lavoro porfido: “Ci eravamo illusi che l’operazione 'Perfido' e le prime condanne avrebbero contribuito a smuovere le comunità della zona e l’intera comunità provinciale, purtroppo se così non è stato, ciò è dovuto anche al fatto che molti autorevoli rappresentanti politici si sono affrettati a sminuire l’accaduto"

TRENTO. Da un lato il disinteresse di diverse forze politiche dall'altro la richiesta che continua essere disattesa di una commissione d'accesso che possa in qualche modo chiarire e approfondire quello che è successo a Lona Lasas portando a galla le cause.
“Ci eravamo illusi che l’operazione 'Perfido' e le prime condanne avrebbero contribuito a smuovere le comunità della zona e l’intera comunità provinciale, purtroppo se così non è stato, ciò è dovuto anche al fatto che molti autorevoli rappresentanti politici di tale comunità si sono affrettati a sminuire l’accaduto e tanti altri hanno contribuito a ciò con il loro silenzio. Un silenzio e un disinteresse, di cui ancora hanno dato l’ennesima triste testimonianza, disertando l’incontro del 18 gennaio”. Sono parole molto dure quelle che arrivato dal Coordinamento Lavoro Porfido che proprio nei giorni scorsi attraverso una delegazione composta da Vigilio Valentini, Evelina Molinari, Graziano Ferrari, Giorgio Negri e Walter Ferrari, ha incontrato al palazzo della Regione i capigruppo del Consiglio provinciale
Un incontro a seguito del quale i componenti del coordinamento hanno voluto ringraziare il presidente Kaswalder per aver accolto la richiesta e i consigli Mara Dalzocchio (capogruppo Lega), Paolo Zanella (Futura) e Alex Marini (Misto, M5stelle) per l'ascolto.
“Nel contempo – spiega il Coordinamento - si sottolinea il grave disinteresse dimostrato da parte delle altre forze politiche, in primis il Partito Democratico, che non hanno ritenuto degna di attenzione la questione relativa alla presenza della criminalità organizzata nel settore del porfido e segnatamente la grave situazione in cui versa il comune di Lona-Lases, ritenuto dalla magistratura la sede di una locale di ‘ndrangheta”.
Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Trentino è stato riservato spazio nella relazione della Commissione parlamentare antimafia della XVII legislatura (presieduta dall’onorevole Rosy Bindi). Spazio che avrebbe dovuto attirare l’attenzione di rappresentanti politici realmente interessati alla tutela degli interessi comunitari. In essa veniva evidenziato, infatti, come “persone in relazione con le cosche” fossero “autori di reati economico-finanziari come la bancarotta fraudolenta nei settori dell’edilizia e dello sfruttamento delle cave di porfido, di truffe e di sfruttamento illegale di manodopera”.
Il Coordinamento Lavoro Porfido in questi giorni ha rilanciato la necessità di una Commissione d’accesso per il comune di Lona-Lases. “Una comunità che aveva sul proprio territorio una ricchezza come il porfido, che non può trovarsi all’improvviso senza nemmeno le risorse per il mantenimento delle strutture comunali, e in difficoltà persino a mantenere il proprio organico. Una questione sulla quale auspichiamo – spiegano i rappresentanti del Coordinamento - venga convocata una assemblea pubblica nella quale non si possono eludere le questioni poste dalla mancata fusione con Albiano, nella quale hanno giocato un ruolo importante anche condizionamenti da parte di soggetti oggi indagati o imputati”.
Se da un lato il Coordinamento chiede all’intera comunità a vigilare dall'altro è stato chiesto al presidente Kaswalder di rivolgere un invito al presidente uscente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, affinché venga a Trento, in una sede istituzionale adeguata, a presentare la Relazione della Commissione da lui presieduta riguardante la nostra provincia.
“Le forze politiche democratiche devono farsi carico del risanamento civile, e non delegare alla Magistratura compiti che non le competono, cittadini consapevoli e non sudditi sono il vero argine all’agire mafioso. Una strada obbligata per il riscatto civile di una comunità, che ha bisogno di riconoscersi nuovamente come tale, e riacquistare la propria dignità prima di valutare nuovamente la possibilità di una fusione comunale che, in caso contrario, si tradurrebbe in vassallaggio” conclude il Coordinamento Lavoro Porfido.


















