Ponte di Ravina, monta la protesta. Menegaldo (Pd): "I lavori sono in ritardo. Non è naturale che i disagi si aggravino per l'imperizia dei tecnici della Provincia"
Il segretario del circolo di Ravina Romagnano aggiunge che "abbiamo chiesto di essere informati in maniera continua sull'andamento dei lavori e così è stato, con un rapporto mensile, alla presenza dei rappresentanti della Circoscrizione, dei tecnici della Provincia e del Comune. Tali incontri servivano anche per trovare, per quanto possibili, soluzioni ai problemi. E così è stato con la riapertura da dicembre a marzo di una corsia del ponte. Ebbene, dal mese di gennaio nessuno si è più fatto vivo con noi"

TRENTO. "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Sembra quasi che facciano apposta per creare disagi alla popolazione di Ravina e alle attività economiche, che ha già hanno risentito terribilmente della chiusura del ponte. E, in tanti, se la prendono con il sindaco, come se la responsabilità fosse sua quando, invece, l'opera è di carattere provinciale".
Il ponte in questione è quello di Ravina che, come noto, verrà abbattuto e sostituito da un nuovo, più funzionale, sicuro e moderno. L'opera costerà 16 milioni e 800mila euro e, secondo i programmi, dovrebbe essere completata entro l'autunno 2026.
I disagi per la popolazione che abita a Ravina e Romagnano saranno notevoli almeno per un altro anno e mezzo. In parte, nei mesi scorsi, le difficoltà sono state parzialmente mitigate dalla riapertura di una corsia del "vecchio" ponte, quello attualmente ancora in piedi: dalla tangenziale era, dunque, possibile raggiungere i sobborghi della Destra Adige, senza essere costretti a raggiungere il casello autostradale di Trento Sud e poi percorrere la bretella.
La chiusura - definitiva - della corsia era prevista per il 15 marzo, giorno in cui avrebbero dovuto iniziare i lavori per la costruzione del nuovo ponte, per il quale sono previsti 580 giorni di lavoro (che significano, partendo da tale data, fine settembre 2026).
Le operazioni, però, non sono iniziate, come racconta Roberto Menegaldo, segretario del circolo di Ravina e Romagnano del Partito Democratico.
"Sulla data di chiusura sono stati perfetti, rispettando in pieno il termine - spiega Menegaldo -, arrivata un mese e mezzo prima delle elezioni amministrative, ma i lavori per la realizzazione del nuovo ponte non sono iniziati il giorno dopo. E nemmeno la settimana successiva, neanche ad aprile. E, dunque, perché a quel punto non hanno lasciato aperta la corsia, che rappresentava un "sollievo" notevole per tutta la popolazione? Che il disagio sarebbe stato enorme lo sapevamo ed è stato messo in preventivo, quello che proprio non riusciamo a capire è perché, in una situazione già molto complicata, non si faccia di tutto per agevolare chi a Ravina ci vive, chi deve venirci per lavoro e, soprattutto, le attività economiche che sono penalizzate in maniera evidente dal momento. Un momento che sarà lunghissimo e durerà per un altro anno e mezzo. Sono in ritardo con i lavori? Se sì pensano di "recuperare" oppure ci sarà uno slittamento dei tempi? E poi: se c'è una dilatazione dei tempi, perché non permettere il passaggio sino all'ultimo giorno utile? Tutte domande assolutamente lecite che, però, non hanno risposta".
Eppure, nei mesi scorsi, il confronto tra i tecnici di Provincia, Comune e la Circoscrizione era stato cadenzato e proficuo.
"Già all'inizio di settembre dello scorso anno - prosegue il segretario Pd di Ravina e Romagnano - hanno deciso di chiudere il ponte per abbattere il cavalcavia della tangenziale, in ritardo di due mesi sulle previsioni, senza aver completato la bretella e, contestualmente, sembra incredibile ma è andata proprio così, è stata chiusa anche una corsia di marcia sul ponte di Mattarello a causa di altri lavori, che ha complicato ulteriormente una situazione già difficilissima. Dopo tali problemi abbiamo chiesto di essere informati in maniera continua sull'andamento dei lavori e così è stato, con un rapporto mensile, alla presenza dei rappresentanti della Circoscrizione, dei tecnici della Provincia e del Comune. Tali incontri servivano anche per trovare, per quanto possibili, soluzioni ai problemi. E così è stato con la riapertura da dicembre a marzo di una corsia del ponte. Ebbene, dal mese di gennaio gli incontri sono finiti e nessuno si è più fatto vivo con noi. Il motivo? Ah, a noi non è dato saperlo".
Insomma, la situazione è estremamente complicata e cresce il malumore tra la popolazione.
"Ribadisco che tutti noi - conclude Menegaldo - eravamo perfettamente consapevoli dei disagi che la realizzazione di due opere, sottopassaggio e ponte, comportano, ma non è assolutamente naturale e accettabile che i disagi naturali si aggravino per l'imperizia dei tecnici della Provincia. Ancora una volta sembra facciano apposta a creare disagi alla popolazione di Ravina perché se così non fosse sarebbe peggio".














