Oltre 150 alloggi Itea pronti ma sfitti in tutta la Provincia a fronte di migliaia di domande presentate. La legge del 2005 è obsoleta e tutti si rimpallano le responsabilità
"Molto spesso - spiega l'architetto Michele Condini, presidente d'Itea - veniamo chiamati in causa e ci vengono addossate colpe che non abbiamo, semplicemente perché quanto ci viene imputato non è di nostra competenza. Mi spiego: Itea è il braccio operativo, si occupa della manutenzione e della gestione degli immobili di proprietà, assolutamente non dell'assegnazione, che invece spetta ai comuni (nel caso di Trento, ndr) e alle comunità di valle"

TRENTO. Oltre 150 alloggi distribuiti su tutto il territorio provinciale, pronti per essere abitati ma tristemente sfitti.
Una legge Provinciale - del 2005 - decisamente obsoleta, visto l'evolversi della società, colma di "bug" e un rimpallarsi continuo di responsabilità tra i vari soggetti interessati, concordi esclusivamente su di un punto: la situazione così è insostenibile e il "sistema" non può funzionare.
La questione delle tantissime case Itea attualmente sfitte, a fronte di tantissime domande pervenute agli Enti preposti alle assegnazioni, è un problema che tiene banco ormai da anni. La situazione è però arrivata ad un punto di non ritorno. L'intervento deve essere politico e dovrà avvenire in breve tempo: nella scorsa legislatura, va detto, la Giunta Fugatti ha destinato molte risorse alla causa dell'Itea (per provvedere soprattutto alle manutenzioni straordinarie, classificate come B3 e B4), ma a livello politico non si è mossa nemmeno una foglia con l'ex assessora competente Stefania Segnana che poco o nulla ha fatto per risolvere i problemi strutturali di una sistema che non regge più l'impatto con i cambiamenti sociali in atto, a fronte di flussi migratori più ampi e di un aumento del tasso di povertà tra la popolazione.
E, tal proposito, proprio oggi - giovedì 1 febbraio, Simone Marchiori, assessore provinciale alle politiche per la casa e promozione della qualità dell’abitare incontrerà Alberto Pedrotti, assessore comunale alle politiche per la casa del comune di Trento e il suo "collega" roveretano Carlo Plotegher, i quali chiederanno a gran voce all'assessore provinciale di fare in fretta per risolvere una questione che, a queste condizioni, è destinata solamente a peggiorare.
Ma come funziona la procedura d'assegnazione di una casa Itea? In primis il nucleo familiare che vuole ottenere un alloggio Itea deve presentare domanda presso l'Ente locale competente una domanda per essere inserito in una speciale graduatoria.
Esistono ovviamente alcuni requisiti fondamentali per poter accedere a tale graduatoria, ovvero la cittadinanza Ue del richiedente (se extracomunitario, invece, si deve essere in possesso di un permesso di soggiorno Ue per soggiornamento di lungo periodo e un permesso di soggiorno con durata minima due anni e iscrizione nelle liste dei centri per l’impiego o esercizio di regolare attività di lavoro subordinato o autonomo con iscrizione alla Camera di commercio), la residenza in Italia (secondo quanto disposto dalla Legge Provinciale 15 del 2005), la residenza continuativa nella provincia di Trento da almeno tre anni del richiedente, una condizione economico - patrimoniale non superiore al valore di 0,23 dell'indicatore Icef per l'accesso e non aver avuto negli ultimi tre anni la proprietà, l'usufrutto o il diritto di abitazione su di un alloggio adeguato in capo a tutto il nucleo familiare, l'assenza di condanne (vale non solamente per il richiedente ma, nel caso di condanne penali non inferiori a 5 anni, anche per i componenti del nucleo familiare nei dieci anni precedenti).
La domanda va presentata agli Enti locali competenti per territorio, ovvero il comune di Trento e le comunità di valle, dal primo luglio al 30 novembre di ogni anno, che hanno il compito di stilare la graduatoria e, conseguentemente di procedere con le assegnazioni degli alloggi a canone agevolato.
"Il problema è politico - spiega l'architetto Michele Condini, da ottobre presidente di Itea - e, molto spesso, veniamo chiamati in causa e ci vengono addossate colpe che non abbiamo, semplicemente perché quanto ci viene imputato non è di nostra competenza. Mi spiego: Itea è il braccio operativo, si occupa della manutenzione e della gestione degli immobili di proprietà, assolutamente non dell'assegnazione, che invece spetta ai comuni (nel caso di Trento, ndr) e alle comunità di valle. Il nostro compito è quello di far sì che le abitazioni siano a norma, abitabili e pronti ad essere assegnate. Se rimangono sfitte la responsabilità non è nostra. Anzi, per Itea tutto questo è un danno, visto che una casa vuota per noi rappresenta un mancato affitto, dunque un mancato introito. Stiamo chiedendo a gran voce un tavolo di lavoro dove tutte le parti coinvolte possano confluire e confrontarsi, siamo in costante contatto con l'assessorato (in capo a Simone Marchiori), che sta effettuando un ampio screening proprio per entrare in possesso di tutti i dati. Auspichiamo che questo possa avvenire prima possibile perché la situazione è estremamente complicata e necessita di una soluzione".
La domanda sorge spontanea: se le domande per ottenere un alloggio Itea sono tantissime, per quali motivi ci sono più di 150 case sfitte (quasi un terzo nel comune di Trento) su tutto il territorio provinciale? Ebbene qui bisogna rifarsi all'ormai obsoleta Legge Provinciale 15/2005, che andrebbe rivoltata come un calzino viste i numerosi "buchi" presenti all'interno di essa. Un esempio, forse il più importante?
Un cittadino che ha presentato domanda di ottenere la casa Itea ed è stato correttamente inserito nella graduatoria può "rifiutare" l'assegnazione dell'alloggio senza perdere il proprio posto all'interno della graduatoria stessa, andando dunque a penalizzare altri utenti. C'è chi ha rifiutato un alloggio a due stanze perché ne voleva tre e chi, invece, ha detto "no" ad una casa in prima periferia perché non in possesso dell'auto e non intenzionato ad usufruire dei mezzi pubblici per recarsi al lavoro in città, visti gli orari. O anche chi ha chiesto di poter passare ad un monolocale ad un due stanze e, una volta trovata la sistemazione, ha detto "no, grazie" visto che il nuovo alloggio era sì a due stanze, ma di una metratura di poco inferiore rispetto al precedente.
Un altro enorme problema è legato ai subentri: ad esempio, nel caso in cui un familiare cambi la propria residenza e la sposti presso l'abitazione di un anziano parente (sino al secondo grado), alla morte di questo potrà subentrare automaticamente nel contratto, dunque "saltando la fila" e scavalcando chi, magari, quella casa la attende da mesi, per non dire anni.
"Ribadisco quanto affrontato prima - conclude Condini - ovvero che noi "subiamo" questa situazione legate alle assegnazioni. Noi ci occupiamo della manutenzione, dei lavori e della consegna delle chiavi. Se poi un edificio assegnato dovesse presentare dei problemi, allora sì che saremmo noi l'interlocutore e ci adopereremmo per risolvere quanto di nostra competenza. Siamo i primi a voler risolvere questa situazione ma, ripeto, la questione è politica. Se vanno rivisti i criteri? Non mi occupo di politica e la lascio a chi di dovere, perché in questa vicenda di confusione ce n'è anche troppa e, dunque, è bene che ognuno pensi a fare nel modo adeguato il proprio lavoro".













