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Sinti e rom, a Sociologia il convegno nazionale: "La legge trentina sulle microaree è bloccata in Giunta"

Gian Luca Magnani di Aizo: "Rispetto al passato molti giovani sinti hanno fatto le superiori, hanno un'occupazione e si sono avvicinati molto alla nostra cultura del lavoro". Rimane il pregiudizio: "Ma non è vero che ci sono sussidi o corsie preferenziali"

Pubblicato il - 05 dicembre 2017 - 16:51

TRENTO. "Dallo sterminio di ieri ai ghetti mentali di oggi", questo il titolo del 28° convegno di Aizo, l'associazione italiana zingari oggi che ha deciso di celebrare nella prestigiosa sede di Sociologia, all'interno dell'Aula Kessler

 

La mattinata, dopo il saluto degli ospiti e delle autorità, è iniziata con uno sguardo sulla storia, su quella tragica pagina del '900 che ha coinvolto anche le popolazioni sinte e rom di tutta Europa. In quelli che venivano definiti, dal freddo linguaggio della burocrazia nazista, "Zigeunerlager".

 

"Qui morirono tra le 250 mila e le 500 mila persone", spiega Marcello Pezzetti, storico della Shoa. Ma sui numeri effettivi è difficile avere conferma: "In Europa ce n'erano 10 milioni prima del Terzo Reich - afferma Carla Osella, presidente di Aizo - e un rom scampato allo sterminio ricorda sempre che poi ne rimasero soltanto poco più di 2 milioni, chiedendosi che fine avessero fatto".

 

"Spesso - osserva la presidente - i morti avevano cognomi tedeschi e non venivano aggiunti alle liste di sinti e rom, ma soprattutto in molti morivano ancora prima di arrivare nei campi di sterminio, brutalizzati e uccisi nei boschi dove si trovavano accampati". 

 

Prima degli altri interventi previsti in mattinata, sempre sul tema della realtà di sinti e rom nei campi di sterminio, il reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti Alberto Robol ha ricordato che sul Colle di Miravalle sventola la bandiera Sinti-Rom.

 

Un vessillo che a prima vista stona tra le altre: senza uno stato, senza una patria, un popolo senza terra che nemmeno la pretende e la rivendica. Un segnale di pace in un mondo che lotta per la difesa dei suoi confini. 

 

Il pomeriggio è stato dedicato alla situazione di oggi, alle buone pratiche, come quella raccontata da Raffaele Lievore. A Scampia e a Giuliano entriamo nei campi con un camper-scuola, il nostro obiettivo è quello di raccogliere soprattutto le donne per insegnare loro a leggere, a scrivere. Alcune hanno conseguito il diploma di terza media".

 

Ma la situazione è difficile, a Scampia i rom sono 700, a Giuliano 300. "A Scampia il campo è irregolare, qui le condizioni sono spaventose: sono senza corrente, riescono qualche volta a collegarsi ad altre reti e rubacchiarla, c'è sporcizia perché nessuno viene a portare via l'immondizia":

 

Una situazione diversa da quella trentina. "Qui c'è una legge che istituisce le micro-aree - spiega l'assessora alle Politiche sociali Mariachiara Franzoia - ma è tutto fermo perché mancano le norme attuative che dovrebbero essere emanate dalla Giunta".

 

Il grosso della popolazione sinta e rom - spiega - è concentrata su Trento e Rovereto - e si tratta di cittadini italiani, di residenti sul territorio, di persone che sono stanziali in Trentino da generazioni. Noi due anni fa abbiamo consegnato alla Provincia la zonizzazione, una proposta che però è lì ferma in attesa delle norme di attuazione della legge". 

 

"Il problema è politico - afferma Gian Luca Magagni - ma non sono tanti i politici che se la sentono di occuparsi di rom e sinti". Un tema difficile perché sono ancora in moti ad avere pregiudizi e le politiche in favore delle popolazioni sinte e rom 'pagano' elettoralmente". 

 

Il pregiudizio, dicevamo: "C'è ancora - spiega Magagni - non è cambiato. Ma sono cambiati loro - spiega - perché dei miei ragazzi, che seguo da vent'anni, in molti hanno fatto le superiori, lavorano e il lavoro se lo tengono ben stretto. Sono cuochi, alcuni lavorano in importanti ristoranti". 

 

"I giovani si sono avvicinati tantissimo alla nostra cultura del lavoro - osserva - loro che non avevano un background, che i loro genitori erano disincentivati a darsi da fare per via dei sussidi". Sussidi, lo ricordiamo e lo volgiamo sottolineare, non esistono più.

 

"No, non c'è nessun sussidio. Una volta c'erano incentivi economici per un nucleo familiare se questo mandava i figli a scuola: quando la Pat propose di toglierlo ci chiede un parere e dicemmo che eravamo d'accordo, sarebbe stata una discriminatorio il suo mantenimento".

 

Il convegno si è chiuso con "La musica come elemento di protesta nella cultura sinta e rom", con Francesco Karis, sinto roveretano, musicista. 

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