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Microaree, i sinti replicano a Zeni: "Una soluzione non è così difficile da trovare. Con poche strutture si risolverebbe tutto"

Dopo la presa di posizione dell'assessore intervengono i diretti interessati: "Non occorre spendere 500 mila euro per ogni area e comunque andrebbero a starci 4 o 6 famiglie". Casa Pound contraria: "Si pensi agli italiani". L'esperta: "Loro sono italiani da secoli. Si pensi invece a nuovi approcci pedagogici"

Una microarea a Buccinasco
Di Donatello Baldo e Luca Pianesi - 20 dicembre 2017 - 18:11

TRENTO. Sul dibattito aperto da ilDolomiti.it sulla questione delle microaree per i sinti intervengono anche i diretti interessati. "Siamo d’accordo con Mattia Civico sulla questione delle microaree - scrivono infatti Alessandro Held, Mirco e Radames Gabrielli -  perché sono passati otto anni da quando e stata pubblicata la legge e pensiamo che oggi sia arrivato il tempo che qualcosa si muova in positivo".   

 

Si riferiscono all'intervento del consigliere provinciale del Pd che su questo giornale denunciava 'l'occasione persa'. "Mi sembra di capire che la volontà di attuare la legge non c'è da parte di nessuno - affermava infatti il consigliere - i comuni non insistono, la Provincia evita l'argomento e non sollecita".

 

In seguito alle dichiarazioni di Civico era intervenuto anche l'assessore Luca Zeni che aveva ammesso che l'attuazione della legge sulle microaree è "cosa complessa", spiegando che c'è un problema di costi di urbanizzazione piuttosto ingenti.

 

"La questione delle microaree non è veramente tanto complessa come ha dichiarato Zeni - spiegano i rappresentanti delle associazioni sinte -  e non occorre spendere una cifra eguale a 500 mila euro per ogni area".

 

"Su questo tema dobbiamo anche ricordare che in una area famigliare può abitare solo una famiglia allargata, con i propri figli sposati, cioè una famiglia allargata composta circa da 4 o 6 famiglie. Un costo sicuramente minore di un appartamento dell'edilizia pubblica che andrebbe a contenere non una famiglia allargata ma un solo nucleo".

 

"Ma volendo a tutto si può rimediare - affermano ottimisticamente - e come dice l’assessore Luca Zeni, bisogna trovare delle soluzioni condivise tra Comune, Provincia e sinti per cercare di trovare una buona strategia".

 

"I sinti nativi e residenti in Trentino da più generazioni non chiedono ville, case o condomini - spiegano Held e i Gabrielli ma solo un'area urbanizzata alla rete fognaria, alla rete elettrica e alla rete idrica, con utenze e affitto a spese dei sinti affittuari dell’area, dove potersi allacciare con la propria casamobile e vivere con la propria famiglia allargata".

 

"Noi sinti siamo a disposizione dell’assessore Luca Zeni e di tutti gli interessati al tema per un incontro chiarificatore, definitivo e condiviso tra tutti gli interessati al più presto possibile. Vogliamo ricordare - concludono - che la priorità assoluta è la realizzazione di circa due o tre aree per le famiglie che ancora oggi sono disagiate senza i servizi necessari a ogni essere umano".

 

Nel dibattito si inserisce anche Filippo Castaldini, leader di Casa Pound: "In questi giorni si fa un gran parlare di stanziare altri fondi per le micro aree dei Sinti come se negli scorsi anni non fossero stati spesi milioni di euro per il campo rom di Ravina, progetti di integrazione, ecc.".

 

"Parliamo di 500 mila € ad area familiare per un totale di 2,5 milioni di € che verrebbero sottratti a problemi ben più importanti come il sostegno alle famiglie trentine in difficoltà o l'implementazione dell'edilizia abitativa popolare".

 

"L'integrazione - secondo Castaldini - è una conquista che avviene sulla base prima di tutto di doveri e non di diritti e va guadagnata con il rispetto delle regole e deve avere come fine unicamente la società e non i tornaconti elettorali. Come Casa Pound siamo totalmente contrari a questo ennesimo spreco e auspichiamo che al centro del dibattito politico e delle risorse provinciali anziché sinti e profughi, tornino i trentini".

 

Ma di elettorale c'è ben poco. Lo stesso Civico, nell'intervento dei giorni scorsi, spiegava che uno dei motivi per cui la legge sulle microaree non viene attuata è proprio perché il tema non è dei più popolari, tanto che da otto anni tutto è fermo e nemmeno Zeni, esponente del Pd all'interno della Giunta Rossi, sembra intenzionato ad affrontare la questione. 

 

Le microaree andrebbero a superare la situazione attuale di illegalità in cui versano i campi sinti, promuovendo una responsabilizzazione degli stessi sinti che sarebbero chiamati a pagare le bollette delle utenze di luce, acqua e gas. E anche il paragone tra sinti e profughi regge poco. "I sinti, ormai è risaputo, sono italianissimi", spiega Laura Paternuosto educatrice di Città Futura laureata in scienze dell'Educazione che sa lavorando a un libro sui sinti intitolato 'Riconoscimento dei sinti e rom in Trentino e dispersione scolastica'. Un libro che tratta proprio queste tematiche e che va ad analizzare passato, presente e futuro di questa affascinante cultura che ha radici antichissime, probabilmente in India.

 

"Sono in Italia da secoli - prosegue Paternuosto - hanno fatto il servizio militare, hanno i documenti italiani. L'unica soluzione possibile e concreta per il loro inserimento sono proprio le microaree e la conoscenza gli uni degli altri. In Trentino c'è un tasso di dispersione scolastica del 3,6% tra i giovani sinti e per favorirne l'integrazione andrebbero trattati con un approccio pedagogico diverso da quello attuale. Oggi, infatti, i bambini sinti vengono affiancati da assistenti sociali ma loro non hanno forme di handicap. A loro servirebbero, semmai, dei mediatori culturali. Solo conoscendoci, apprezzando le differenze, riusciremo a superare attriti e pregiudizi".  

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