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Trento
01 aprile | 16:58

Aree a rischio spopolamento, a fine mese arriva il bando. La Cgil: "Una boutade della Pat, una lotteria che farà felici 150 famiglie ma lascerà ancora più sole le periferie"

"La Giunta - sostiene il sindacato trentino - fa gli interventi a naso e millanta attenzione alle periferie tradendo gli Stati generali della Montagna". Il segretario Andrea Grosselli: "Anche nei comuni sopra i 1.000 metri oggi vivono più persone di trent'anni fa. Nessuno spopolamento: alla montagna servono servizi e lavoro di qualità, investendo sull’autonomia delle Comunità, non sulla centralizzazione"

Aree a rischio spopolamento, a fine mese arriva il bando
di Redazione

TRENTO. In questi giorni continua a tenere banco il tema della "rivitalizzazione" delle aree (perlopiù montane) a rischio spopolamento: non più tardi di ieri, lunedì 31 marzo, il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’assessore provinciale alle politiche per la casa Simone Marchiori hanno incontrato i sindaci dei 32 comuni trentini coinvolti nel progetto sperimentale che prevede un contributo fino a 100.000 euro per ristrutturazione e acquisto di immobili in alcune zone del territorio. 

 

Un momento di confronto e dialogo, per illustrare lo stato dell’iter della misura - rispetto alla quale il presidente Fugatti ha annunciato l’approvazione di una delibera definitiva tra il 20 e il 25 aprile, e il conseguente bando immediatamente dopo - ma anche per raccogliere le osservazioni dei primi cittadini e le impressioni dei territori a poche settimane dal lancio dell’iniziativa.

 

"Questa misura, che ha suscitato un importante interesse anche fuori dai confini nazionali, non è un intervento solo immobiliare, ma vuole essere prima di tutto uno strumento capace di agevolare la coesione sociale nelle nostre comunità - le parole del presidente Fugatti in apertura del confronto - . La nostra autonomia deve puntare sulla capacità di mantenere le persone a vivere nelle aree più periferiche”.

 

Il presidente Fugatti ha poi aperto alla possibilità di apportare eventuali correttivi e di ampliare, in futuro, la misura - per il finanziamento della quale la Giunta provinciale ha stanziato 10 milioni di euro nella manovra di assestamento di bilancio 2024 - anche ai territori con trend demografico non negativo, in base all’interesse concreto che emergerà rispetto alla pubblicazione del bando.

 

La misura è pensata per intervenire non solo sul piano strutturale, ma anche sociale ed economico. Si punta infatti a creare una rete comunitaria identitaria nei territori più fragili, garantendo alloggi accessibili e incentivando la residenzialità stabile. Un'iniziativa che si inserisce in una strategia più ampia della Provincia, nata a partire dagli Stati Generali della Montagna, per affrontare la questione abitativa e lo spopolamento delle aree montane, una delle priorità dell’azione del governo provinciale.

 

LA CGIL: "NESSUNO SPOPOLAMENTO DELLA MONTAGNA, LO DICE LA STESSA PROVINCIA".

 

Non si è fatta attendere la reazione immediata della Cgil, che è intervenuta sulla questione tramite un comunicato stampa firmato dal segretario del partito Andrea Grosselli. "Se non fosse che si spendono dieci milioni di euro di soldi pubblici il piano abitativo contro il presunto spopolamento della montagna, così come le domande che arrivano dal resto d'Italia e addirittura dall'estero, farebbe sorridere. Invece qui ci sono in ballo le risorse dei cittadini, anche di quelli che una casa non possono averla pur lavorando. E allora il piano della giunta Fugatti più che far ridere, fa piangere visto che lo spopolamento della montagna trentina non c’è. Lo dicono i numeri e lo conferma la stessa Provincia autonoma".

 

Insomma, posizione negativa del sindacato su quella che viene considerata "l'ultima boutade della Giunta Fugatti, un beneficio che, fatti due conti, riguarderà massimo 5 o 6 famiglie in media per ogni comune interessato".

 

Secondo la Cgil, dati alla mano, lo spopolamento della montagna di cui parla Fugatti non c’è. "Negli ultimi trent'anni, dal 1991 al 2023, il numero di abitanti nei comuni sopra i 500 metri in Trentino è cresciuto, non diminuito, passando da 171.175 a 194.630, con un incremento del 13,7%. Anche sopra i 1.000 metri di altitudine oggi ci sono più residenti di 30 anni fa. Ma non c’è spopolamento neppure per la Provincia che in documento di soli due anni fa scriveva che 'la montagna trentina è una montagna viva, dove uomo e ambiente hanno imparato a convivere. (...) Non si può parlare di un vero e proprio spopolamento della montagna perché attualmente più del 6% della popolazione vive sopra i 1.000 metri e il 16% vive sopra i 750 metri'".

 

"E' ovvio che se si individuano specifiche situazioni di piccoli comuni avremo anche dei dati in calo, ma come dimostra il documento di Ispat del 30 maggio 2022 - prosegue il segretario Grosselli - nelle stesse Comunità di Valle accanto ai comuni che si rimpiccioliscono ce ne sono altri che crescono. Si deve quindi fare un ragionamento per aree territoriali omogenee e costruire politiche su misura per i singoli territori. Basterebbe investire sull’autonomia delle Comunità di Valle, stimolando, valutando e finanziando progetti che nascono sul territorio. Invece si illudono i comuni con politiche centralistiche decise a Trento senza nessun coinvolgimento dei territori e soprattutto senza una vera analisi dei problemi delle comunità".

 

Per il sindacato la montagna e i suoi abitanti hanno bisogno di ben altro. Servono cioè servizi, a cominciare da quelli per le giovani famiglie e per gli anziani, sempre più soli nelle valli, fino ai trasporti, serve promuovere la diffusione di posti di lavoro di qualità in termini retributivi e organizzativi, serve una politica abitativa che contrasti l'overtourism e la speculazione immobiliare.

 

"Di tutto questo, però, nel piano della Giunta non c'è traccia - conclude amaramente il segretario della Cgil del Trentino -. Fa rabbia vedere traditi così gli Stati Generali della Montagna: non si possono infatti risolvere problemi complessi con interventi fatti a naso, senza nessuna analisi, senza nessuna valutazione di impatto. Poi non possiamo sorprenderci se l'incentivo attrae l'interesse di canadesi, polacchi o connazionali fuori dai confini, ma non dei giovani trentini. Perché la realtà è un'altra. Siamo di fronte all'ennesimo provvedimento spot, che non avrà alcuna ricaduta concreta sulla comunità. Una nuova lotteria che farà felici 150 famiglie ma lascerà ancora più sole le periferie", conclude Grosselli.

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