Abitazioni introvabili tra turismo e valli "svantaggiate", il Trentino corre ai ripari: "Housing sociale, rilanciamo le cooperative edilizie e riscriviamo la legge sulla casa"
C'è un fattore comune tra le aree a forte vocazione turistica e le zone considerate "svantaggiate": la difficoltà di trovare casa. L'assessore Simone Marchiori: "Tema da affrontare a 360 gradi". Il presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, Michele Cereghini: "Non c'è una soluzione unica oppure una ricetta definitiva, si deve pensare a una cornice per poi adattare le soluzioni ai vari territori, diversi tra loro"

TRENTO. C'è un comune denominatore tra le aree a forte vocazione turistica oppure quelle considerate "svantaggiate". La difficoltà - per motivi naturalmente diversi - nel trovare un alloggio. La ricerca di una casa, per una giovane coppia o per un lavoratore, può essere complesso tra la predominanza di affitti brevi nelle destinazioni più rinomate, locazioni rivolte agli universitari e conseguenti prezzi alti oppure pochi servizi (e soprattutto distanze dai centri più grandi) che possono scoraggiare la ricerca in alcuni paesi che possono essere considerati più periferici. La politica abitativa è in cima all'agenda della Provincia.
L'ultima iniziativa firmata dall'assessore Simone Marchiori è quella che riguarda il finanziamento da 1,5 milioni complessivo sul triennio 2026-2028 destinato ai nuclei familiari che scelgono di trasferirsi in uno dei 112 Comuni trentini situati in aree periferiche e svantaggiate (Qui articolo). "E' un provvedimento della Provincia interessante che punta a sostenere giovani coppie e famiglie", dice Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo e presidente del Consiglio delle Autonomie Locali. "Si inserisce in un percorso per cercare di trovare soluzioni".
Una situazione che "è complessa", commenta l'assessore Simone Marchiori. "L’obiettivo fin da subito è stato quello di trovare un equilibrio fra zone del Trentino così da allentare la tensione abitativa in alcune zone e evitare lo spopolamento di altre. Questo perché se non si interviene in questo senso è difficile garantire servizi dove ci sono numeri che si assottigliano per denatalità e spopolamento mentre nelle altre realtà non si riesce a garantire prezzi accettabili e non si può tra l'altro e come è giusto, consumare suolo".
La montagna e la residenzialità in zone più "naturali" sono aspetti ritornati centrali nella motivazione alla base della scelta di una casa, un'inversione di tendenza soprattutto dopo Covid. "Avvertiamo una voglia di libertà e di vivere un territorio in un contesto ambientale e paesaggistico che possano migliorare la qualità della vita", aggiunge Cereghini. "Servizi, ma anche parchi, passeggiate e attività varie. Le valli trentine possono essere un rifugio e un punto di partenza".
La Provincia pensa all'estensione dell'housing sociale a tutto il territorio, "anche a zone di solito escluse", prosegue Marchiori. "E adesso in autunno vengono creati i fondi di Ri-Val e Ri-Urb. Sì è agito sull'acquisto prima casa per giovani e ristrutturazione per tutti. E' uscito il bando zone svantaggiate, che è una novità assoluta. I prossimo passi sono quello di riprendere, rilanciare e innovare gli strumenti delle cooperative edilizie soprattutto a proprietà indivisa anche nell’ottica di consentire alle aziende di poter creare alloggi per lavoratori, diverso dalle foresterie, oppure per riuscire a intervenire sui centri storici".
Il progetto Ri-Val, con Cassa del Trentino e Cassa Depositi e Prestiti, intende riqualificare e mettere a disposizione circa 300 alloggi con un investimento da 60 milioni a costo accessibile in aree svantaggiate oppure a forte vocazione turistica dove i lavoratori faticano a trovare abitazioni.
Questa iniziativa si affianca a Ri-Urb, il fondo immobiliare di rigenerazione urbana destinato a fasce medie della popolazione, anziani autosufficienti e studenti nei centri maggiori del Trentino, quindi lungo l'asta dell'Adige, nell'Alto Garda e in Alta Valsugana. Si prevede la realizzazione di circa 840 appartamenti, suddivisi in alloggi a canone moderato (social housing), alloggi per il senior housing e alloggi per studenti, per un investimento complessivo di circa 150 milioni.
"Un'altra misura che viene studiata riguarda lo sfitto", continua Marchiori. "Una contribuzione che rimetta in gioco gli alloggi inutilizzati che hanno bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione. Questa misura si abbina al bando già aperto sulla mediazione sociale, come quella di Fondazione Trentino Abitare".
In Trentino, forte dell'autonomia ma anche di un'infrastrutturazione più capillare, forse non si può parlare in senso stretto di spopolamento come avviene in altre zone d'Italia ma c'è comunque una questione abitativa. Sempre più difficile, per esempio, trovare un alloggio nelle zone più turistiche.
E anche i Comuni ragionano sulle possibili e non semplici soluzioni. "Abbiamo attivato il tavolo sulla tensione abitativa per ricercare proposte e riflettere sulle soluzioni. Non a caso è rappresentato anche l'Alto Garda perché la questione è provinciale", evidenzia Cereghini. "La Provincia invece ha attivato diversi progetti per favorire la possibilità di sviluppare, anche economicamente e in modo equilibrato, i territori", aggiunge Cereghini. "Siamo consapevoli che questo è un tema prioritario ma è un argomento complesso perché non riguarda solo l'ente pubblico ma ci deve essere un dialogo e un percorso che coinvolga anche i privati".
Il privato - un po' per redditività e un po' per vincoli meno stringenti rispetto a un contratto di locazione più tradizionale - si orienta preferibilmente sugli affitti brevi. Nel capoluogo i prezzi si alzano anche per la presenza del mercato universitario. Nei paesi i costi sono più contenuti ma le ristrutturazioni possono essere onerose e si aggiunge la necessità di coprire una distanza maggiore per raggiungere il posto di lavoro. Situazioni profondamente diverse tra loro ma un'unica conseguenze: difficile trovare casa.
"E' fondamentale mettere in campo un modello che riesca a integrare pubblico e privato, questi ultimi devono trovare un'adeguata remunerazione e le legittime tutele", continua il presidente del Consiglio delle Autonomie Locali. "E' poi ormai stringente anche mantenere un equilibrio per riuscire a riqualificare oppure agevolare le ristrutturazioni del patrimonio immobiliare esistente per contrastare la dinamica di consumo suolo o che costruire ex novo possa essere eccessivamente conveniente rispetto a una riqualificazione, dinamica che sussiste in molti casi".
Un tema, infatti, riguarda l'alta presenza di seconde case in Trentino. Abitazioni magari utilizzate per poche settimane all'anno e che poi restano sostanzialmente letti freddi. Un aspetto che poi si inserisce sulla capacità di carico di un territorio, le difficoltà nel pianificare i servizi (le oscillazioni tra forte pressione a servizi che diventano quasi improvvisamente sovrastimati) e residenti di fatto ma non sulla carta con l'iscrizione all'anagrafe, quindi con altri problemi poi da affrontare per le amministrazioni comunali che non incassano le tasse e che faticano a conteggiare puntualmente le presenze sui fabbisogni reali. Una questione delicata.
"Non è un problema di politica perché c'è la consapevolezza di dover affrontare la questione abitativa", ancora Cereghini. "E' un argomento però trasversale che tocca più livelli, una dimensione pubblica e privata, ma anche più competenze provinciali. C'è tanto lavoro da fare e anche i Comuni possono essere protagonisti con idee di prospettiva, una strategia da approfondire con la Provincia. La certezza è che non c'è una soluzione unica oppure una ricetta definitiva, si deve pensare a una cornice per poi adattare le soluzioni ai vari territori, diversi tra loro".
Un sistema che si deve muovere in sincronia. "Si parla sempre di misure a 360 gradi per affrontare una questione complessa e delicata. A breve inoltre si aprirà il confronto per riscrivere la legge sulla casa che è del 2005 e ha bisogno di essere non solo aggiornata ma rivista per bene", conclude Marchiori.












