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Trento nord, dopo tante promesse, chiede un luogo d'aggregazione. "Abbiamo bisogno di spazi comuni, non abbandonateci"

Il gruppo di cittadinanza attiva 3.0, associazione dei quartieri di Trento Nord dei Solteri, Centochiavi e Magnete, si è ritrovato di fronte all'Atesina per reclamare attenzione su un vecchio progetto lasciato in sospeso: riqualificare lo spazio creando un polo sociale e culturale. Di tempo ne è passato molto e c'è il rischio che ne passi ancora molto altro

Di Davide Leveghi - 09 dicembre 2019 - 16:36

TRENTO. Uno spazio aggregativo per una zona dimenticata dall'amministrazione. È questa la richiesta del gruppo di cittadinanza attiva del quartiere Solteri-Centochiavi-Magnete 3.0, a ormai 15 anni dalla co-progettazione dell'area occupata per anni dall'Atesina in via Guglielmo Marconi. Decisi a richiamare l'attenzione di Comune e Provincia, impegnatisi – almeno verbalmente – a non trasformare questo spazio nell'ennesimo centro commerciale, i cittadini del quartiere si sono ritrovati per salutare l'anno finito tra bollicine e panettone.

 

Ma la scelta stessa del luogo palesa il loro fine. In questa zona della città, tra grandi supermercati che proliferano come funghi, ristoranti e centri commerciali, non esiste alcun luogo in cui la cittadinanza possa trovarsi, vedersi, confrontarsi. La “porta” settentrionale della città si presenta come un enorme quartiere di giorno commerciale di notte dormitorio, da cui gli abitanti, alla ricerca di servizi e spazi comunitari, devono spingersi verso il centro storico.

 

“Con una popolazione che raggiunge quasi i 6000 abitanti - spiega Manuela Zaninotto, portavoce assieme ad Annunziata Tirino del gruppo di cittadinanza 3.0Trento Nord rappresenta un po' la Cenerentola della città. Un luogo che si popola di centri commerciali ma che viene snobbato laddove richiede spazi d'aggregazione. Interi pezzi del quartiere sono lasciati a se stessi, l'impressione è che i cittadini ricevano poca attenzione”.

 

Per questo la “battaglia” per riqualificare l'area dell'ex Atesina in un'area verde multifunzionale con funzioni sociali e culturali diviene passo determinante per frenare la tendenza che sta marcando la zona in questione. Una tendenza spersonalizzante e squisitamente consumistica, in cui il cittadino è relegato agli spazi privati, ostacolato dalla mancanza di spazi pubblici a qualsiasi attività d'aggregazione comunitaria, particolarmente importante per un luogo, la periferia nord della città, caratterizzato dall'alta presenza di stranieri e per questo più sensibile al bisogno di confronto e dialogo. 

 

Nel 2004 con le associazioni della zona e un gruppo di architetti abbiamo progettato per 8 mesi delle soluzioni per un'area che sarebbe stata dismessa dall'Atesina – continua – abbiamo dato vita a un piano che prevedeva la creazione di una piazza coperta, di una biblioteca e di un'area verde. Un bel progetto per creare un luogo d'aggregazione, una piazza, che togliesse giustamente dalla zona della chiesa il centro del rione, visto il carattere multietnico del quartiere”.

 

Nel 2016 gli ultimi pullman se ne vanno ma il progetto da quel momento rimane fermo. Tuttora è in corsa la trattativa della permuta con Trentino Trasporti, serve fare la carotizzazione del terreno, capire lo stato dei piloni e buttar giù la parte cementificata. Ci sono pronti 2 milioni di euro, e probabilmente ne serviranno altri, ma se rimane tutto sospeso c'è il rischio che questi soldi vengano destinati ad altro”.

 

“Il sit-in serviva a accelerare la permuta, a dire che è tempo che questi soldi vengano usati – chiosa Zaninotto – il rischio se no è che questa zona si trasformi in luogo abbandonato, in una 'favela'. Abbiamo voglia e bisogno di vedere i fatti, perché dopo le riunioni e le promesse c'è il pericolo che la gente cominci ad essere demotivata”.

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