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Baguette patrimonio dell'Unesco? Ai tempi del Concilio a Trento si produceva lo Sdramèl e si pagava a pezzo

Un pane per soddisfare il fabbisogno alimentare, per battere la fame e magari anche per soddisfare la gola. Queste tipologie, Sdramèl o il più pratico Sdramelòt, sono praticamente scomparsi da quasi tutti i panifici locali per questioni di mercato e per una certa carenza di ‘memoria del gusto’

Di Nereo Pederzolli - 14 gennaio 2018 - 18:17

TRENTO. L’Unesco deve riconoscere l’assoluto valore del pane tipico francese e dunque iscrivere la ‘baguette’ nel Patrimonio immateriale dell’Umanità. La richiesta è stata inoltrata direttamente dal presidente francese Emmanuel  Macron, subito dopo aver ricevuto all’Eliseo una delegazione dei panificatori d’Oltralpe.

 

Ma se la baguette dovesse ottenere la tutela Unesco, perché non avanzare pure l’altrettanta legittima richiesta nei confronti di un pane che ha soddisfatto le sedute del Concilio di Trento e sfamato per secoli schiere di trentini?

 

Il pane in questione è lo Sdramèl, dimensioni praticamente identiche alla baguette, con una seconda versione leggermente più contenuta, vale a dire lo ‘Sdramelòt’.

 

Pane di Trento e assolutamente autoctono. Sdramèl e Sdramelot che in città si vendeva non a peso, ma a pezzo. Cambiava nelle dimensioni solo in base all’andamento del prezzo della farina. E i panettieri non potevano avere ‘controllo’ sui mugnai. E viceversa.

 

Una regolamentazione unica nel suo genere, con Trento davvero Città del Pane. Dove venivano sfornate quotidianamente solo alcuni tipologie. Autenticamente trentine: Ciopè, Bine, Montasù (o Gramolà) e ovviamente Sdramèl. 

 

Sdramèl, da non confondersi con certi ‘Bechi o beketi’, proprio per le sue dimensioni, per i due o tre tagli trasversali che la mano esperta del panettiere incide prima d’infornarlo.

 

Pane per soddisfare il fabbisogno alimentare, per battere la fame e magari anche per soddisfare la gola. Tra queste tipologie, Sdramèl o il più pratico Sdramelòt sono praticamente scomparsi da quasi tutti i panifici locali. Per questioni di mercato, per una certa carenza di ‘memoria del gusto’.

 

E pensare che lo Sdramèl può essere sicuramente comparato alla Baguette. Non solo. Solitamente questo pane francese (deriva dall’italiano bacchetta o baguetta) che si contende l’onore di simboleggiare la Francia nientemeno con la Torre Eiffel, è ostentato non tanto per la sua lunghezza – tra il mezzo metro e i 65 centimetri, mediamente un peso attorno ai 3 etti – ma proprio per la sua forma. Estetica, rispetto la quale, nulla ha da invidiare il nostro Sdramèl.

 

A questo si aggiunge che per questioni pratiche la baguette solitamente si taglia in due pezzi. Ebbene, la variante trentina dello Sdramèl  annovera proprio la comoda maneggevolezza dello Sdramelòt, figlio per nulla inferiore (se non nelle dimensioni) del ‘long de Trent’ come si legge nei ricettari a suo tempo curati dall’indimenticabile Aldo Bertoluzza.

 

Dunque: baguette e Sdramèl, l’Unesco come traguardo? Intanto accontentiamoci di non relegare nel dimenticatoio un pane trentino che merita onore e rispetto. Al pari della tanto osannata bacchetta di Francia’.

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