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Disintossicarsi dalla Play-Station per far vincere la fantasia: gli ''immaginari giovanili'' di Educa

Nell'ambito degli appuntamenti del Festival dell'Educazione, Simone Laudiero e Giorgio Fontana si confronteranno venerdì 13 alle 18, presso l'Aula Magna del Palazzo dell'Istruzione a Rovereto

Di Irene Allegranti - 12 aprile 2018 - 21:12

TRENTO. 'Immaginari giovanili' sarà un dialogo aperto a Educa tra Simone Laudiero e Giorgio Fontana. I due autori si confronteranno venerdì 13 alle ore 18, presso l'Aula Magna del Palazzo dell'Istruzione a Rovereto, moderati da Erik Gadotti, dirigente dell’Istituto Artigianelli di Trento, e da Cristina Azzolini, vicesindaco di Rovereto e assessore all’istruzione, formazione e ricerca.

 

I due ospiti sono giovani, ma hanno già un’esperienza importante alle spalle, in numerosi campi. Simone Laudiero è scrittore e sceneggiatore, autore di programmi come Kubrik e Camera Café. Tra i suoi romanzi, ‘Gli eroi perduti’ (un fantasy appena pubblicato) e la trilogia per ragazzi ‘L’accademia dei supereroi’.

 

Giorgio Fontana è sceneggiatore di Topolino, giornalista e romanziere. Con ‘Morte di un uomo felice’ ha vinto nel 2014 il Premio Campiello per la letteratura. Insegna scrittura alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano e alla Scuola Holden.

 

L’intervento di Educa prenderà alcuni spunti dal primo libro di Laudiero, uscito nel 2008: 'La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid'. Nel romanzo, un venticinquenne prova ad astenersi dall'uso della Play-Station per quaranta giorni, per riappropriarsi del suo tempo, della sua ragazza, del suo lavoro di traduttore. Eppure l'esperimento non va come sperava. “I videogiochi qui sono una metafora per il mondo della fantasia”, spiega l’autore. “Gianluca cerca di mettere da parte questo aspetto di sé. Ed è destinato a fallire”.

 

La sua è una finta condanna: quando tenta di staccarsene, il ragazzo comprende più a fondo il ruolo fondamentale che i videogiochi, intesi come racconti multimediali, hanno avuto nella sua formazione. Utilizzare la Play-Station è stata una provocazione, in quanto si tratta di un tipo di intrattenimento su cui lo stigma sociale è ancora alto. “Sicuramente esistono problemi di salute legati all’abuso delle consolle, ma il mio libro non parla di questo”, precisa Laudiero: “è piuttosto un'apologia dell'immaginazione”.

 

Per Fontana, l'immaginazione è un bisogno politico e sociale. “Senza, perdiamo la speranza di cambiare e di migliorare. Senza, non abbiamo modo di rispondere alle domande 'che vita vorrei? che società vorrei?'. La fine dell'immaginazione sarebbe la fine dell'arte, ma non solo. Parliamo di una facoltà fondamentale, che andrebbe coltivata e valorizzata in maniera più estesa durante tutto il percorso scolastico e oltre. Si tende spesso a considerare fantasia e creatività come prerogative quasi esclusive dei bambini, ma credo che questo non sia un bene”.

 

“L'immaginazione è il mio principale strumento di lavoro”, conferma Laudiero. “Ma è anche un veicolo di libertà ed il mio amore. È il super-potere più grande, che le persone possono usare per salvare se stesse o per cambiare il mondo”.

 

Viene da chiedersi: nel panorama creativo di oggi, inserito in una realtà sempre più interconnessa, sta aumentando la varietà di immaginari o prevale l’omologazione? “La tendenza all'appiattimento e la potenzialità creativa sono entrambe presenti”, commenta Fontana. “Da una parte, trovare segni di omologazione non è difficile. Basta dare un'occhiata, per esempio, alle foto di tramonti su Instagram. Dall'altro lato, nuovi strumenti digitali offrono oggi possibilità espressive senza precedenti nella scrittura, nella musica, nella creazione di immagini. Manca forse in questo momento un panorama critico forte che riconosca il valore delle opere innovative. Io però ho fiducia nella possibilità di rompere gli schemi”.

 

Gli eroi perduti, l'ultimo romanzo di Laudiero, è proprio un tentativo in questa direzione. “Volevo costruire un mondo fantasy che non poggiasse sulle radici celtiche del filone a cui appartiene, tra gli altri, Il Trono di Spade. Ho provato a basare la mia storia su tradizioni a noi più vicine e ho creato un fantasy con radici mediterranee”.

 

C’è valore, comunque, anche nel riferirsi ad un immaginario, sognando insieme. “Le storie Disney sono un patrimonio della tradizione popolare in molto Paesi”, ci dice Fontana. “L'Italia in particolare ha una storia fortissima in questo senso, che fa parte anche del mondo degli adulti. La scuola Disney italiana è la più importante al mondo e moltissimi fumetti vengono prodotti proprio a casa nostra, anche questo se si sa poco. Andando a sfogliare albi dei decenni scorsi, è chiaro come la società dell'epoca sia riflessa tra le pagine, testimoniando di una connessione profonda tra il reale e l'immaginato”.

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